PUNTO DI VISTA/L’apatia degli italiani

di Tony De Santoli

Il 2008 si è chiuso da pochi giorni e sulla scia di quell’anno che altro non ci ha portato se non nuove e ancora più amare delusioni, ci chiediamo con più insistenza di prima che cosa ci sia che "non va" in noi italiani. I nostri nonni e bisnonni (anche se, forse, li idealizziamo un po’…) agivano con rigore, costanza, applicazione. Tuttavia, già allora (specie ai tempi di Giolitti, il dittatore del Parlamento di Sua Maestà) si notavano germi che ci minavano, ci alteravano, ci impedivano di prendere coscienza di noi stessi come popolo, come unione di anime che avrebbero dovuto tendere a un solo fine, con vari progetti in esso racchiusi: l’affermazione della giustizia sociale secondo gli esempi già forniti dalle Repubbliche Marinare di Venezia, Genova, Pisa, Amalfi. Delle repubbliche di Firenze e Siena.

Si è perso un altro anno. Lo si è perso in chiacchiere, velleitarismi, particolarismi, trame varie tra avversari politici e perfino tra personaggi di uno stesso schieramento politico. Lo si è perso in atteggiamenti all’apparenza schizoidi, ma che rientrano invece in strategie ben definite, tipo quella di mantenere fra il presidente del Consiglio Berlusconi e la Lega Nord un equilibrio che, in realtà, equilibrio non è. E’ solo calcolo. Calcolo politico, e di bassa "lega"… Prima sembra che i berlusconiani - preceduti dalla solita, inascoltabile, fanfara - non possano rinunciare per nessuna ragione al mondo alla battaglia per l’istituzione del presidenzialismo. Poi, nei giorni scorsi, all’improvviso, Berlusconi dichiara che il presidenzialismo non è nell’agenda del governo. Guarda caso, poco prima, Umberto Bossi, capo della Lega, aveva opposto un secco "no" al progetto presidenzialista. Progetto di dubbia utilità che, prima o poi, verrà comunque riproposto…

A questo e altro, gli italiani, o parecchi di essi, assistono in silenzio, con ben triste rassegnazione, con apatìa. Una tale passività nella nostra Storia non s’era mai riscontrata. Ma per tanti altri nostri connazionali, Berlusconi è invece il campione del decisionismo. E’ uno che fa, uno che agisce, costruisce. Che cosa sia stato finora costruito, inserendo nella somma del "non realizzato" anche i cinque anni del secondo governo di centro-destra, francamente non sappiamo… Forse vivevamo, e viviamo, sulla Luna…

Anche l’altro giorno sono passato di fronte alla Piramide Cestia, Porta San Paolo, Roma Sud, in prossimità della Via Ostiense. Anche l’altro giorno, e alla luce del sole, ho visto coi miei stessi occhi un individuo orinare dinanzi alla Piramide, a due passi dai resti di un cantiere fra i quali vivono alcuni afghani. Nel comportamento del tizio non v’era solo indifferenza, non v’era impellenza alcuna… V’era, piuttosto, un timbro di derisione, di disprezzo verso la nazione e il popolo che lo ospitano. Settimane addietro c’eravamo imbattuti in un personaggio analogo che, là vicino, in Piazzale dei Partigiani, orinava anch’egli, "a fontana", in posizione supina… Anch’egli con aria tracotante, minacciosa.

Eccezioni, queste? Niente affatto. In numerosi quartieri di Roma questa è la "norma". Mesi fa il governo con la solita pompa aveva annunciato piani per il ristabilimento della decenza e della sicurezza personale nelle nostre città. Questi piani non si sono visti. O, meglio, se ne è notata un’attuazione saltuaria, episodica, di facciata, sissignori. Per fortuna, non ci eravamo fatti illusioni. Che cos’è, allora, che "non va" in noi italiani? Perché non sappiamo, o non vogliamo, difenderci? Quale morbo provoca in noi tanto rattrappimento? Ma siamo, sì, una "piramide": in vetta troviamo una classe politica che sa curare fin troppo bene i propri interessi, alla base (base larga) scorgiamo invece un popolo al quale resta, sì e no, la sola energia per respirare o quella per curare i propri affarucci di bottega e schiavizzare così qualche altro essere umano.