Il rimpatriato

Il Vaticano e le sue leggi

di Franco Pantarelli

Invece della neve, l’afa; invece dei veglioni riscaldati, la fuga al mare. A Buenos Aires il Capodanno è il Ferragosto. Niente di strano, naturalmente. L’avvicendarsi delle stagioni nell’emisfero settentrionale è diverso da quello che avviene nell’emisfero meridionale. Non lo sanno tutti? Forse proprio tutti no. Se infatti il Capodanno è stato allegramente diverso, il Natale di una settimana fa era stato alquanto surreale. Che ci facevano davanti ai supermercati quegli omoni che scoppiavano di caldo dentro ai vestiti di rosso imbottito?

I più "impegnati" fra gli amici argentini ricordano la colonizzazione europea che fu economica ma anche politica e religiosa e che certo non aveva né tempo né voglia di conciliare le proprie tradizioni con la realtà dei "conquistati". I discendenti dei quali, comunque, non sembrano preccuparsene molto. Un rapido giro delle chiese aveva mostrato che alla messa di mezzanotte non c’era stata precisamente una grande affluenza e un empirico sondaggio fra vicini e conoscenti aveva mostrato che gli argentini - grandi mangiatori di carne, che in questo Paese è di grande qualità - si erano curati molto poco di rispettare il precetto della "vigilia". Dal che viene spontaneo chiedersi che cosa esattamente intenda la Chiesa cattolica quando parla dell’America Latina come di un continente "suo". Se vanta i dati della "burocrazia canonica", cioè il numero di battezzati, è senz’altro maggioritaria, ma se parla dei cuori e delle menti di quei battezzati è praticamente nella stessa condizione dei gesuiti venuti a "evangelizzare" queste terre in tempi lontani, con la differenza che ora non ci sono più le armi dei conquistadores a imporre i loro riti (e chissà che nell’aperto sostegno che la Chiesa argentina ha dato recentemente alla sanguinaria dittatura militare non ci fosse anche un po’ di nostalgia per quella perduta onnipotenza).

Ma la Chiesa ha smesso da tempo, come si sa, di preoccuparsi dei cuori e delle menti. Il suo rapporto con la realtà circostante - in America latina come in Italia - è fatto pressoché esclusivamente di "trattative" con i governi, i quali ricevono o no la benedizione a seconda di quanto larga sia la loro manica, una pratica che somiglia molto alla vendita delle indulgenze che secoli fa fece scappare da Roma un indignato Martin Lutero.

L’ultima uscita in questo senso è scattata proprio con l’anno nuovo. Il primo gennaio 2009 è infatti entrata in vigore la norma che Benedetto XVI ha approvato nell’ottobre scorso secondo la quale le leggi che la Repubblica Italiana emana non diventeranno più vigenti pressoché automaticamente anche in Vaticano, ma saranno "accettate" solo dopo un’attenta "valutazione".

Le ragioni, è stato spiegato sull’Osservatore Romano, sono tre: la prima è il numero spropositato di leggi esistenti in Italia, la seconda è la frequenza con cui le leggi italiane vengono cambiate, corrette o emendate e la terza è il "contrasto", definito "frequente" e "evidente", fra certe leggi italiane e "i principi non rinunziabili da parte della Chiesa".

Non ci sono ulteriori spiegazioni, per cui di sicuro c’è solo che le prime due ragioni sono "pratiche" e la terza è "morale". Quali saranno le leggi italiane "immorali"? Le prime che vengono in mente sono quella sull’aborto (la Chiesa preferisce gli aborti clandestini) e quella sul divorzio (meglio l’oscenità della Sacra Rota). Ma l’ormai ben nota imprevedibilità dell’attuale papa potrebbe anche riservarci - quando qualcosa verrà spiegato - una bella sorpresa. Immaginate, per esempio, che Benedetto XVI decida di dichiarare immorale il denaro che l’Italia fornisce ogni anno al Vaticano. Fra finanziamenti diretti e vantaggi fiscali si arriva a 15 miliardi di euro l’anno. Una sommetta che in questi tempi di recessione potrebbe risultare molto, ma molto utile.