A modo mio

Siamo alla frusta

di Luigi Troiani

Grazie ai dati dell’Istituto Piepoli su aspettative e comportamenti degli Italiani nel 2009, basati su interviste a opinion leader significativi, proviamo a vedere cosa aspetta il paese nei prossimi dodici mesi. La diagnosi non si presta ad equivoci: siamo nel pieno di una stagione dura e pericolosa, dalla quale potremo uscire senza danni eccessivi solo se sapremo finalmente realizzare uno di quegli scatti dolorosi ma virtuosi, ai quali le frustate della storia costringono talvolta i popoli perché mantengano il passo. Quattro i parametri di riferimento: la difficoltà della congiuntura economica, le arretratezze della politica, la crisi dell’economia globale, la ridefinizione dei ruoli nel sistema di potere internazionale.

A conferma del primo, alcuni dei numeri forniti dall’Abi, Associazione bancaria italiana, nel rapporto di fine anno. Il prodotto interno lordo, pil, in un’Italia in recessione da aprile, cala dello 0,3% nel 2008 e dello 0,8% nel 2009. La produzione industriale a ottobre denuncia una variazione tendenziale del -6,1%, le vendite al dettaglio su base annua a settembre scendono del -3,8%. Tutte le componenti degli investimenti fissi lordi sono calate tra luglio e settembre, macchinari e attrezzature del 3,5%. In calo anche la domanda di credito delle aziende, nonostante la disponibilità di denaro nelle banche. La finanza pubblica denuncia il peggioramento dell’avanzo primario e quindi del rapporto debito/pil, con inflazione in agguato a mordere i risparmi della gente. La previsione di inflazione, che condivido, non è dell’Abi, ma dell’Anesti, Oxford University, che nella Lettera di novembre spiega anche perché la recessione, non solo da noi, sarà lunga e profonda.

Sullo stato della politica, Piepoli registra la necessità di un "fuoco purificatore" che "ripulisca" mercato e società, insieme ad una nuova consapevolezza del diritto a "chiedere conto del loro operato alla autorità, agli organismi e ai personaggi a cui sono state delegate delle funzioni e delle azioni specifiche". Al tempo stesso sale la domanda di "rinnovamento della classe dirigente", con maggiore spazio "alle idee e al sostegno dei giovani".

In quanto alla crisi globale, il dito accusatorio si alza nei confronti degli Stati Uniti, per le politiche lassiste condotte da Greenspan e Bush, basate su "falsi miti" esportati da un paese "messo momentaneamente alle corde dai suoi stessi errori". In molti, tra gli intervistati, ravvisano l’opportunità, per gli americani, di abbandonare la propria sconfinata fiducia nelle "sole soluzioni tecniche", concordando con gli altri paesi il recupero della "tradizione umanistica" al cui servizio mettere "le possibili soluzioni che la tecnica oggi ci offre".

Ultima questione, il quadro internazionale e la sua scomposizione/ricomposizione. Le guerre sbagliate degli Stati Uniti, insieme alla crisi finanziaria e produttiva di cui Washington è l’epicentro, per molti comporteranno il "ridimensionamento" della Superpotenza. Bisognerà ovviamente capire cosa significherà, in uno scenario siffatto, l’arrivo alla Casa Bianca di Obama, mentre appare chiaro da un lato che la Russia potrà approfittare della "momentanea debolezza della politica atlantica" per rilanciare il suo ruolo, dall’altro che la Cina rischia di cadere preda di "un progressivo e inarrestabile sfaldamento" per un’eventuale grave interruzione della curva dello sviluppo.

L’Italia potrebbe trarre vantaggio dalle sue piccole e medie dimensioni d’impresa che significano flessibilità e maggiore capacità di sottrarsi ai colpi della competizione. Al tempo stesso, se riuscisse a creare le condizioni per riforme condivise sul piano sociale e politico, potrebbe profittare della solidità della rete di protezione dell’Unione europea e dell’euro.