Che si dice in Italia

Il Ministro non è in forma

di Gabriella Patti

Nella secolare lotta tra Forma e Sostanza, non voglio schierarmi apertamente a favore della prima. Ma sono sempre stata convinta che se la Forma(lità) esiste c’è un motivo: far finta che non conti e non abbia un ruolo significativo vuol dire chiudersi gli occhi. Perciò apprezzo e condivido il commento di Lina Sotis , "maestra di stile" del Corriere della Sera, sul look e la "presentabilità" in video del nostro Ministro degli Esteri, Franco Frattini. Uno dei pochi politici ad avere, almeno esteticamente, il phisique du rôle per svolgere il proprio mestiere si fa trovare regolarmente impreparato per le interviste che le emergenze internazionali lo costringono a rilasciare anche quando si trova in vacanza.

E così, dopo i boxer da bagno sfoggiati dalle Maldive quando scoppiò la crisi in Georgia, ecco la tuta da sci griffata con relativa abbronzatura per commentare le stragi di Gaza. Certo: in quest’era berlusconiana lo show e l’apparenza pesano più dei contenuti, sul piccolo schermo gira a ripetizione la pubblicità di una banca i cui dipendenti, invece di vestiti di un banale grigio travet, indossano abiti colorati e da ragazzi. Ma, personalmente e consideratemi pure antiquata, preferisco la vecchia mise Giacca & Cravatta. Sarà, appunto, un po’ troppo formale ma il ruolo di capo della diplomazia di un Paese sviluppato e civile la impone.

PASSANDO ALLA SOSTANZA, cosa meglio dei numeri per denunciare una situazione scandalosa? Allora eccone un po’: 80, 90, 1.000 e 150. Consigli per un’improbabile tombola di fine anno? No, sono nell’ordine i bagni e le docce a disposizione degli occupanti (1.000 di cui 150 bambini), del superaffollato Centro di Prima Accoglienza per gli immigrati clandestini nell’isola di Lampedusa. Un centro che sta scoppiando da quando il colonnello Gheddafi, nonostante le dichiarazioni ufficiali, ha alzato il prezzo e sono aumentati i gommoni di disperati che approdano nelle nostre coste partendo da quelle libiche. Le 25 case-famiglia (altro numero significativo: sono troppo poche) presenti in Sicilia in cui potrebbero essere accolti almeno i ragazzi, sono da tempo allo stremo. Risultato: i minorenni dormono all’aperto o dentro tende di plastica. La situazione è complessa e le risorse dovrebbero essere molte di più per poter fronteggiare gli arrivi che, solo nel 2008, sono stati più di 31mila.

Eppure, è vero ed un augurio per il nuovo anno, c’è un miglioramento rispetto a prima. Permangono il caos, la confusione e l’amarezza per storie che, non più di un secolo fa, vedevano noi italiani protagonisti nel ruolo opposto. Ma è notevole e incoraggiante l’impegno che profondono i responsabili del Centro di Lampedusa, un gruppo di 30enni coordinati dal direttore Federico Miragliotta (30 anni anche lui). Anche in questi giorni di festa, il Centro tenta di garantire un dignitoso clima di serenità ai suoi ospiti. E c’è chi parla male dei giovani…

IL VATICANO PRENDE LE DISTANZE DALL’ITALIA. Conoscendo la storia del nostro Paese è una notizia clamorosa. Da tre giorni, cioè dal primo dell’anno, le leggi italiane non saranno più recepite automaticamente nell’ordinamento vaticano come è sempre avvenuto: d’ora in poi avranno valore di fonte suppletiva in un sistema che - così è stato deciso dalla Santa Sede - ormai sarà ispirato esclusivamente al diritto canonico. Formalmente: nulla da eccepire. Il Vaticano è uno Stato sovrano e può farsi le leggi che ritiene più opportune. Ma, visto che non era mai successo prima, il messaggio alla classe politica italiana è forte. Le motivazioni sono da ricercarsi nell’esagerata produzione normativa del Parlamento di Roma - siamo la nazione con più leggi al mondo che, per di più, non funzionano - nella mutevolezza dei principi che guidano il legislatore italiano in confronto all’idea di ordinamento razionale della legge di derivazione tomista e, infine, nei numerosi contrasti che rischiano di sorgere tra le leggi e i "principi non rinunziabili" della Chiesa.

Numerose le osservazioni immediatamente suscitate da tale innovazione, promulgata peraltro da Benedetto XVI tre mesi fa ma rimasta finora in sordina. C’è chi la vede come un’ingerenza intollerabile nello Stato italiano e chi osserva che, a conti fatti, la Chiesa non ha mai accettato leggi in contrasto con quelli che considera principi fondamentali (basti pensare all’aborto..). Si tratterebbe dunque di un semplice adeguamento della realtà giuridica a quella già esistente di fatto. Che dire? Sarà il nuovo anno a chiarire se, anche in questo caso, si tratti di una questione di Forma o di Sostanza.