MUSICA LIRICA/Da Cherubini a Orff un bel cantare sacro e profano

di F.B.

Da Luigi Cherubini (1760-1842) a Carl Orff (1895-1982) è tutto un gran bel cantare, corale, religioso, morale e anche... triviale. La EMI Classics ce ne dà prova con tre orttime registrazioni della "Missa solemnis" del compositore fiorentino e dei "Carmina burana" del secondo.

La Messa di Cherubini è diretta con efficacia e potenza suggestiva da un Riccardo Muti veramente "ispirato" e in gran vena; la registrazione è del 2006, e il nostro maestro s’avvale qui del coro e dell’orchestra dei Bayerische Rundfunks, e delle deliziose voci soliste di Marianna Pizzolato (mezzosoprano), Ruth Ziesak (soprano), Herbert Lipper (tenore) e Ildar Abdrazakov (basso). Simon Rattle invece, entrambe le volte alla direzione dei prestigiosi Berliner Phuilharmoniker, media per noi impeccabilmente Orff e il capolavoro di Brahms [nei "Carmina" (2004) notevoli, sulle altre, le voci del soprano Sally Matthews e del tenore Lawrence Brownlee; nel "Requiem" (2006) quelle del soprano Dorothea Röschmann e del baritono Thomas Quasthoff].

La "Missa solemnis"cherubiniana è una composizione musicale che comprende un insieme coerente di parti, suscettibile di servire come accompagnamento alla liturgia eucaristica o celebrazione eucaristica, prevalentemente quella della Chiesa cattolica, ma anche della chiesa anglicana o luterana. Nel corso dei secoli la messa ha subìto numerose modificazioni, legate sia a lavori di riforma della liturgia, sia al cambiamento del gusto artistico e musicale. Il testo cantato è in latino.

Cherubini fu autore di numerose opere liriche prima di stabilirsi a Parigi nel 1788, dove entrò a far parte del nuovo Conservatorio, che diresse poi dal 1821 al 1841. Le sue composizioni, in stile classico, mostrano una grande padronanza del contrappunto. La Messa Solenne, del 1808, è il suo capolavoro religioso.

I "Carmina burana" sono testi poetici contenuti in un importante manoscritto del XIII secolo, il Codex Latinus Monacensis. Tale codice comprende 315 componimenti poetici su 112 fogli di pergamena decorati con miniature. Sembra che tutte le liriche dovessero essere destinate al canto, ma gli amanuensi autori di questo manoscritto non riportarono la musica di tutti i carmi.

Gli autori di questi versi ("clerici vagantes") non erano unicamente dediti al vizio, ma che si inserivano anche loro in quella corrente contraria alla mondanizzazione della Chiesa e alla conformazione monarchica del Papato. La varietà di contenuti di questo manoscritto è ascrivibile al fatto che i vari "carmina" hanno autori differenti, ognuno con un proprio carattere, proprie inclinazioni e probabilmente propria ideologia. I testi originali sono inframmezzati da notazioni morali e didattiche, come si usava nel primo Medioevo, e la varietà degli argomenti (specialmente religioso e amoroso ma anche profano e licenzioso) e delle lingue adottate, riassume le vicende degli autori, che usavano spostarsi tra le varie nascenti università europee assimilandone lo spirito più concreto e terreno.

Nel 1937, il tedesco Orff ne musicò alcuni brani. Per le sue caratteristiche I "Carmina burana" possono essere definiti "cantata scenica" (il sottotitolo è "Cantiones profanae cantoribus et choris cantandae"). L'opera è strutturata in un prologo e due parti. Nel prologo c'è l'invocazione alla Dea Fortuna, nella prima parte si celebra la "Veris laeta facies" ovvero il lieto aspetto della primavera e, nella seconda, "In taberna", si hanno prevalentemente canti goliardici all'amore che si concludono con il coro di grazie alla fanciulla ("Ave, formosissima"). Nel finale si ha la ripresa del coro alla Fortuna.