PUNTO DI VISTA/L’Italia tetra del “qualunquista”

di Tony De Santoli

Il senso di sopportazione del vostro qualunquista, che sarei io, e quello di tanti, troppi, italiani, viene ora messo a dura prova. Compro un paio di giornali a larga tiratura e di che cosa leggo? Leggo che ai vari livelli della politica italiana, si tesserebbero nuove e ancor più striscianti e insidiose trame. Leggo che il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, propone con ben più convinzione e insistenza di prima, la trasformazione dell’Italia in una repubblica presidenzialista. Leggo di personaggi fino a pochi giorni, o poche ore fa sconosciuti ai più, ma dei quali si nota adesso l’influenza di cui godono in vari circoli politici… In tutto questo il tono è frivolo, ma, al tempo stesso, cupo.

Paese bizzarro l’Italia: puoi fare in un battibaleno fortuna grazie alla posizione che in termini politici riesci a conquistare con rapidità e facilità "inspiegabili", puoi diventare in ben poco tempo un grosso calibro, uno col quale c’è da fare sistematicamente i conti e qui non si scappa; ma da quest’ingranaggio puoi restare stritolato senza aver neanche ricevuto il preavviso sulla amara, amarissima, sorte che ti attende. Prendiamo Vittorio Sgarbi, una delle menti più fertili e originali che siano mai fiorite in Italia. Fino a meno di dieci anni fa, Sgarbi era una autorità, un uomo di grosso peso, uno che dovevi comunque ascoltare e tenere in considerazione: oggi, invece, è un outsider, un outsider che fa anche tenerezza. Parecchi italiani al di sotto dei trent’anni di età, non sanno nemmeno chi egli sia. Avrebbe potuto essere un grande ministro dell’Istruzione Pubblica, ma proprio perché così colto, così estemporaneo, così anti-borghese, non si è appunto voluto affidargli quel ruolo.

Bizzarro Paese, sì, l’Italia. Esso ti "brucia" ben più di quanto ti possa "bruciare" l’America. Ma, di pari passo, rende parecchia gente inattaccabile, inaffondabile. Gavino Angius e Cesare Salvi, due campioni della sinistra, della sinistra classica, verso la quale solo uno sciocco non avrebbe nutrito rispetto e ammirazione pur non condividendone le idee; due persone perbene che mai sognavano d’alzare la voce o di ricorrere all’invettiva; sono sparite dalla circolazione, sono anch’esse diventate, e piuttosto alla svelta, "has beens". Ma Walter Veltroni, il quale comunque per certi versi ci piace, passa di disfatta in disfatta e tuttavia riesce a tenere ben stretto fra le dita il bastone di Maresciallo del Pd.

Bizzarra, eccome, l’Italia. Il centro-destra annuncia che il patto fra Silvio Berlusconi e il capo della Lega Nord, Umberto Bossi, è un patto di ferro, ma meno di quarantotto ore dopo - come accaduto lunedì scorso – il caudillo della Padania risponde con un secco, sonoro "no" alla rinnovata proposta berlusconiana di istituire in Italia il presidenzialismo. Se le posizioni degli uni e degli altri sono talmente diverse, sono così inconciliabili, e lo sono su una questione come quella, appunto, del progetto presidenzialista, ditemi voi se il loro è davvero un patto di ferro (ma hanno fatto tutti attenzione a non definirlo "patto d’acciaio"…).

Ma si farà mai il presidenzialismo in questo Paese che da tempo immemorabile dissipa ogni sua energia nell’infinito, debilitante gioco politico a vantaggio di alcune migliaia di individui sempre più tronfi e sicuri di sé? Il vostro qualunquista crede che, purtroppo, lo si farà. In Italia tira un’aria troppo "sudamericana" (o "russa", anche "caucasica") perché il presidente del Consiglio non riesca a centrare quest’obiettivo. Per raggiungere questo scopo, Berlusconi non avrà neppur bisogno dell’appoggio della Lega Nord. Ha già parecchie e robuste truppe a sua disposizione, eppoi, sulla base dell’impermeabilità parlamentare del suo schieramento, il tempo gli è amico. Ma non è invece amico di milioni e milioni di italiani che ormai trascinano un’esistenza il cui grigiore non ha precedenti nella nostra Storia. C’è qualcosa di tetro in Italia.