Il rimpatriato

Tra i fantasmi dell’Argentina

di Franco Pantarelli

La prima vista è quella di normali scavi archeologici. A suggerirla sono le montagnole di terra rimosssa, i muri che affiorano dalle buche praticate nel terreno, le scalette di fortuna per scendere in quelle buche e anche i disegni con la possibile forma dell’edificio che la terra tiene ancora nascosto. Ma non siamo in una zona di antica civiltà. Siamo al centro di Buenos Aires e proprio sopra agli scavi, appoggiata su enormi piloni, corre una di quelle autostrade urbane che "spaccano" questa grande città. Anzi, fu proprio per fare posto all’autostrada che l’edificio in questione fu abbattuto nel gennaio 1978. Restano però i suoi sotterranei, ed è ad essi che puntano questi strani archeologi. Gli scantinati di quello che si chiamava Club Atletico sono stati uno dei tanti luoghi che durante la dittatura militare erano adibiti alle "sparizioni": una delle mille voragini che non restituivano mai coloro che vi venivano gettati. In genere, è stato accertato, finivano nei voli della morte, cioè venivano portati in aereo sul mare aperto e poi lanciati nel vuoto, non prima di essere stati torturati a fondo in modo da carpire tutte le informazioni che servivano a catturarne altri e ricominciare con il ciclo cattura-tortura-morte.

Nei sotterranei del Club Atletico, si calcola, sono passati almeno 1500 giovani fra i venti e i trenta anni. Gli archeologi di oggi sono i loro compagni che con pazienza e tenacia hanno ricostruito il loro tragico percorso e ora scavano per saperne di più. Per esempio, uno dei pochi che ne sono usciti vivi racconta che sbirciando di soppiatto da sotto la benda che erano obbligati a tenere davanti agli occhi aveva intravisto il tale compagno che veniva portato via senza scarpe (indice che il suo destino era il lancio in mare) dalla cella numero 29. La speranza è che scavando fino a raggiungere quella cella si potrebbe trovare un indizio, una testimonianza qualsiasi del passaggio di quella vittima; ma il realismo delle cose dice che al massimo il raggiungimento di quella stanza (e delle tante altre, naturalmente) potrà comportare che un figlio, una compagna o un compagno sopravvissuti sia in grado di passare qualche minuto di raccoglimento nel luogo in cui il loro caro aveva trascorso gli ultimi giorni da vivo.

Ma tutto ciò è per domani, quando gli scavi saranno compiuti e negli scantinati del Club Atletico, come in tutte le altre voragini che complessivamente cancellarono la vita di almeno 30.000 persone, si potrà camminare come un tempo facevano gli assassini e le loro vittime. Per ora ci si accontenta di darsi da fare, visto che per ben 16 anni dopo la fine della dittatura militare, grazie a due presidenti distratti e timorosi non si era potuto fare quasi nulla, tanto che la stessa esistenza degli scomparsi veniva messa in discussione. E in fondo nello stesso darsi da fare c’è qualcosa che somiglia un po’ alla consolazione. Gli eventi in cui i familiari degli scomparsi si ritrovano sono molti e molto frequenti. Si salutano, si abbracciano, si baciano, e il ricordo dei loro cari assassinati si confonde con l’orgoglio per le tante battaglie che è stato necessario combattere e vincere per il riconoscimento di ciò che "davvero" era accaduto durante la dittatura.

Lo so, l’Argentina è un Paese molto grande e molto bello. Ci sono molte cose da ammirare e quella di inseguire la memoria degli scomparsi sembra somigliare al classico "facciamoci del male". Ma in fondo questo mio viaggio qui, dopo tanti anni negli Stati Uniti, è conseguenza diretta delle tante, solidissime amicizie sbocciate fra quelli che dai tanti Club Atletico si erano salvati fuggendo in Italia e gli italiani che li avevano accolti con cordiale solidarietà. Tecnicamente è un viaggio per rivedere quelle persone, rinsaldare i rapporti mai venuti meno e ricordare i vecchi tempi, come sempre si fa con gli amici. Ma sotto sotto mi sa che sto cercando qualcos’altro. Sarà forse l’Italia di quel tempo che non badava all’accento o al colore dei passaporti e che uno come Bossi lo avrebbe preso a pernacchie?