DOCUMENTARIO/ “FOUND IN TRANSLATION” ALL’IIC NYC/Imparare una nuova lingua modifica il cervello

di Samira Leglib

Vi avevamo già parlato del progetto intitolato Found in Translation, uno studio trasversale condotto da Marina Catucci e Daniele Salvini sugli Italiani, in particolare la nuova generazione, immigrati a New York. Il loro inserimento, l’immersione nella cultura americana, l’apprendimento della lingua. Lo studio utilizza lo strumento del documentario e dopo “Italoitaliani”, e “Manhattan Amore Mio” i due registi propongono un terzo documentario, questa volta incentrato sulla questione della lingua, che tenta di rispondere alla domanda: quando si apprende una seconda lingua, quando si diventa bilingui, è veramente solo il linguaggio ad essere coinvolto in questo processo di apprendimento o insieme ad esso si elabora tutto un sistema di sinossi che coinvolge la cultura, la storia, i modi di pensare finanche l’umorismo cha appartiene alla lingua appresa?

Nel documentario proiettato la scorsa settimana all’Istituto Italiano di cultura in occasione appunto del Mese della Lingua Italiana –e il Direttore Renato Miracco tiene a precisare che si era partiti da una settimana solamente dedicata alla nostra lingua, ora abbiamo raggiunto il mese, ma il proposito per il nuovo anno è quello di passare addirittura a tre interi mesi votati alla promozione dell’Italiano- l’autorevole voce fuoricampo di un linguista espone la Teoria della Grammatica Universale: “l’acquisizione di una lingua è un fenomeno naturale e nell’apprendimento non è coinvolta solo la grammatica bensì si abbracciano anche la cultura e i significati sociali.

Il modo di esprimersi influenza il modo di pensare. La lingua si può definire un software a chiave hardware, ovvero il cambiamento che si produce nella sua acquisizione è fisico oltre che mentale. In altre parole, quando noi apprendiamo una lingua (straniera in questo caso) il nostro cervello subisce cambiamenti profondi. È stato dimostrato che l’emisfero destro -dedito alla motilità mentre il sinistro si incarica delle funzioni del linguaggio- non saprebbe distinguere il nome di un oggetto ma, nel caso di una persona bilingue, da muto questo emisfero diventa parlante.

Tra gli intervistati vi è lo scrittore Amara Lakhous che in un perfetto italiano commenta: «Fellini diceva che ogni lingua vede il mondo in un certo modo. Noi pensiamo che la lingua sia uno strumento come degli occhiali. Non è vero, le lingue sono gli occhiali stessi».
E Salvini scherzosamente dichiara: «Solo recentemente le mie tre personalità, quella che parla in italiano, quella in inglese e quella in francese, hanno iniziato ad andare d’accordo!»