PRIMO PIANO/IL NATALE CON LA CRISI/Per negozi con... Dante

di Mary Palumbo

Tv e giornali italiani ci informano in questi giorni sull’inflazione che a novembre è precipitata al 2,7% e sul rialzo dei prezzi dei principali beni di largo consumo, a cominciare dagli alimentari alle bevande. Le difficoltà per i consumatori sembrano essere ben lontane dalla soluzione e c’è chi ipotizza – come tutti gli anni – un Natale all’insegna del risparmio. “Oggi7” ha deciso di verificare il trend del momento in Italia dedicando tre giorni allo shopping natalizio con un’inchiesta a più gironi.

Si parte dall’Inferno di un sabato al centro, La Rinascente a Piazza Colonna, per passare poi al Purgatorio, lo shopping domenicale in Via Cola di Rienzo fino ad un lunedi in Paradiso, tra gli Euro Cities e i Mercatini dell’Usato.

Si passeggia o si acquista? Come sarà questo Natale? Dov’è la crisi? Abbiamo tentato di rispondere a queste ed altre domande, intervistando la gente per strada e partendo da una constatazione evidente: se decidi di uscire, in queste giornate che alternano pioggie tropicali a sole primaverile, tornerai almeno con un regalino. E’ Natale, non ne puoi farne a meno.

L’INFERNO Sabato a La Rinascente, Piazza Colonna (angolo Via del Corso)

 Se decidi di passare il tuo sabato di acquisti a Via Del Corso, sotto la pioggia d’inverno e nel pieno dello shopping natalizio, allora benvenuto all’Inferno. “Lasciate ogni speranza o voi che entrate” – scriveva Dante Alighieri nella sua Divina Commedia. Fiumi di persone, coppiette mano nella mano, cappelli ed ombrelli. Decidiamo per questo di trovare ristoro in uno dei negozi della catena “La Rinascente”. Cinque piani di lusso e grandi marche, sabato aperto fino alle 21. Paola, 40 anni, romana, commessa. Il Natale lo festeggerà in famiglia. Per quanto riguarda i regali mi dice che “da qualche anno ne fa molti di meno e ci suggerisce di omogenizzare con il regalo a sorpresa. Comprare piccoli doni a pochi euro, metterli in un grande sacco e lasciare che gli altri scelgano. E poi organizzare delle cene con gli amici, un modo per stare insieme e spendere poco”. Qui lavora solo nel weekend, in settimana ha un altro impiego, ha un compagno ma vive ancora con il padre. “Pur avendo due lavori – mi spiega - non è facile far quadrare il bilancio” E alla domanda: la gente come spende in questo Natale di crisi? Mi risponde: “La gente spende, magari fa regali meno costosi” ad esempio “gli addobbi natalizi sono già finiti”. Andiamo a controllare.

Nel reparto addobbi è tutto al 70%. Sarà per questo che è tutto esaurito? Qui incontro due giovani colleghe: Rossella e Roberta, 29 anni, pugliesi, giornaliste. Rossella mi dice che non sente la crisi: “Vivo da sola e lavoro” e Roberta aggiunge: “Le fasce giovanili sono più elastiche rispetto alla situazioni critiche: figlie della precarietà e del lavoro a tempo determinato”. E poi: “Il Natale esorcizza la crisi: bisogna aver timore di quella che verrà, ancora non siamo con l’acqua alla gola”. Per quanto riguarda i regali: “Sono legati alla sfera degli affetti”, i suoi saranno particolari: “Qualcosa che dice di chi regala a chi riceve”. Con Roberta – due proposte di lavoro dal Canada e dagli Usa, ma fedele all’Italia – parliamo anche della carta stampata che in questo momento di crisi è la prima a perdere colpi: “Oggi il sogno del giornalista è molto meno dorato, ma è anche vero che la gente è più attenta all’informazione. Se scrivi con coscienza sarai letto”.

Ultimo incontro nei piani alti, Enzo, imprenditore edile e Silvano, proprietario immobiliare, 52 anni, di Latina. Alla mia domanda sulla crisi economica esordiscono: “Noi siamo ricchi – sogghignano - non abbiamo problemi” poi Enzo si fa serio: “La crisi è partita da più di un anno, adesso siamo in salita, poi ci sarà il precipizio. Dobbiamo eliminare gli sprechi” e Silvano: “Ovviamente i regali si fanno, Natale è sempre Natale. Si pensa ai figli soprattutto – lui ne ha due – magari si aggiunge qualche pezzo unico al guardaroba, si eliminano le vacanze”. Silvano si dice preoccupato per il 2009: “Si incassa male, i clienti non spendono e le banche chiudono i conti a rischio” ed Enzo: “Parla, parla, tanto tu vivi di rendita”.

IL PURGATORIO – Domenica in Via Cola di Rienzo Una bella giornata di sole, negozi aperti e tanta gente ad affollare le strade.

Siamo a due passi da San Pietro, in una delle strade più calcate dallo shopping romano. Su Cola di Rienzo trovi un po’ di tutto: dai negozi di marca ai mercatini su strada, dalle bancarelle ai grandi atelier. E’ domenica e’ c’è una gran confusione. Decido per questo di prendere una delle vie interne e incontro Mario, 81 anni, pensionato, romano di Borgo, anche lui evade le folle: “La crisi è finta, la stanno gonfiando i media, come il Tevere in piena. La gente spende e lo continuerá a fare finché non ci sarà la vera crisi, quella reale, quando non avremo più un soldo”. Ex-dirigente industriale, Mario - che quest’anno non ha ricevuto l’adeguamento al fondo pensione “perché secondo l’Inps i miei contributi sono già abbastanza alti” – passerà le feste in solitudine “non ho figli e i nipoti si ricordano dello zio solo quando deve sganciare”.

Si farà un ragalo: “Un pan giallo di quelli buoni”. Continuo la mia passeggiata fermandomi da Mastrogusto,alimentari vecchio stile e piccolo angolo prelibatezze, Eugenio, 29, è il proprietario: “La crisi c’é, ma non si vede: tanto passeggio e poche buste. Ci richiedono molte meno ceste rispetto agli altri anni. C’é meno voglia di spendere: i regali si fanno, ma si tende al risparmio. Se prima spendevi 100 euro per una cesta, adesso ne spendi la metà”. Mi rimmetto nella via principale e seduto ad una panchina incontro Carlo, 45 anni, con il passeggino e suo figlio di poco più di un anno. “La situazione è sotto gli occhi di tutti. E’ vero – sottolinea – c’é molta gente in giro, ma si compra poco. L’impoverimento è generale, la forbice si è allargata e a risentirne è soprattutto la classe media che era abituata a spendere”. “Anche io vivo la crisi – Carlo lavora per una società che si occupa di internazionalizzazione – le piccole e medie aziende ritardano nei pagamenti e sei costretto a fare meno investimenti. Bisogna vedere cosa succederà nei prossimi due anni. Vedi la Fiat – mi dice – dal 15 dicembre al 15 gennaio fa stare a casa 48mila dipendenti con l’illusione delle ferie anticipate. Se si continua con questo trend, altro che Natale, sarà una catastrofe.” E poi aggiunge: “Il presidente del Consiglio ci suggerisce di spendere di più, ma se non ho soldi come faccio a spenderli, e se tu non vendi come fai a vivere? Si stava meglio quando si stava peggio.” Poi mi suggerisce che l’unico modo è “puntare al risparmio, ecco perché ci sono molte file alle bancarelle su strada”.

Andiamo a fare una verifica. Siamo a metà di Via Cola di Rienzo, proprio di fronte ai grande department store della Coin. Arrivo ad un banco assediato da persone, Desiree, 25 anni, commerciante mi spiega che “Visto che non c’è più un soldo, neanche per fare la spesa, la gente spende qui perché una collana costa 5 euro. Natale è sempre Natale – sorride - ma ormai tutti fanno solo pensierini.” C’é tanta gente in giro “ma molto spesso osserva, raramente compra, se può evitare, evita”. Desiree di esperienza ne ha: lavora da 5 anni in questo settore, sempre nelle vie del centro. “Da due anni i guadagni sono scesi in media del 50% - si nota soprattutto in questo periodo - la gente prima spendeva molto di più”. E lei come festeggerà il Natale? “Qui a lavorare. Noi aspettiamo solo le feste”.

IL PARADISO tra Euro City e Mercatino dell’Usato

Un incontro fortunato mi permette il passaggio dal Purgatorio al Paradiso, come Virgilio che mette Dante nelle mani della bella Beatrice, Luigi, 50 anni, professore, mi da la chiave d’accesso all’Eden dello shopping di questi tempi: il Mercatino dell’Usato. Incontro il professore in una delle sue lunghe passeggiate nei pressi di via Cola di Rienzo. Mi racconta di un bellissmo trench che ha comprato stamane con sua moglie “proprio come quello di Cenci in via Campo Marzio, al centro di Roma”, ma in realtà lo ha preso al Mercatino dell’usato: “A soli 25 euro”. Il professor Luigi, che conosco da 5 anni, si domanda: “Perché un borghese va ad un mercatino dell’usato? E perché il vecchio proprietario – che ha comparato il capo da Cenci e non in un negozio qualunque - ha deciso di rivenderlo?”. La crisi c’é, ma allora non si spiegano le folle. “La gente è troppo abituata a consumare e non si rende conto che siamo arrivati alla frutta: entri nel negozio, carichi il carrello, fai la fila, paghi e ti senti appagato. Ormai consumiamo piu di quello che produciamo”. “Molte di queste persone passeggiano, alla fine fa bene alla linea” ma per sapere se spendono il professore mi suggerisce di fare una verifica “la prova delle scatole buttate alla chiusura dei negozi”. A fine inchiesta, faremo un giro di ricognizione.

Euro City In questo prototipo di negozi trovi di tutto, dall’oggettistica alla pulizia per la casa, dal materiale di cartoleria alla tappezzeria. Un’oasi per i squattrinati e non solo. Ci spostiamo verso Via Candia, a due passi da Via Cola di Rienzo. Decido di sondare tre negozi. La tipologia è sempre la stessa: si entra da una parte per uscire dall’altra, due lunghi corridoi, scaffali stracolmi e la cassa prima dell’uscita.

La gente è costretta a camminare perché la folla spinge, come il topo che entra nella trappola e poi viene spinto nel tunnel. Cerco di farmi largo tra la folla e mi lascio trasportare dalla scia. Quando entri negli Euro Village, Tutto a 1 euro, Chip and Chic non puoi non comprare: è l’illusione del “costa così poco, per cui ne vale la pena”. Il titolare di uno di questi mi spiega: “Se metto un oggetto a tre euro la gente scappa. Quando entri qui vuoi comprare qualcosa che piace, ma costa poco”. In attesa della moglie incontro con la busta della spesa fatta al discount dietro l’angolo, Enzo, 72 anni, pensionato, abita in zona: “Qui si possono comprare piccole cose, ma visto che non si può spendere tanto, è un’ottima soluzione”. E la crisi? “Si peggiora di anno in anno e quando sei pensionato, bisogna stringere la cinghia”. Ci raggiunge sua moglie, Anna, 65 anni, senza buste: come mai? “Alla prima occasione non compro, aspetto, valuto se mi può servire. Anche un euro, che sono le vecchie duemila lira, è molto per me” e a Natale? “L’unico regalo di Natale sarà per il nipotino”.

Mi raccontano della figlia, 41 anni "ha appena comprato una casa alle porte di Roma e con un figlio piccolo e un mutuo appena acceso i pensieri sono tanti".

La signora Anna si improvvisa anche babysitter per il nipote "altrimenti sarebbe un’altra spesa". Hanno anche un altro figlio, 40 anni, è andato a vivere da poco da solo, ma la signora tuona "chissà se tra qualche mese me lo ritroverò di nuovo a casa". Per loro "la crisi c’é ed è generale, bisogna mettersi al riparo in tempo" - mi lasciano con una bella metafora -"Meglio evitare di andare al ristorante se poi devi stare a dieta per sei giorni".

Mercatino dell’Usato in Via Ludovico Micara è una tappa imperdibile, specialmente di questi tempi. Ce ne sono diversi a Roma, ma questo è poco lontano dal centro e ben fornito. Ci trovi di tutto, dall’arredamento per la casa ai libri, dai dischi in vinile alle pellicce alla moda, dagli stivali per la pioggia alle tazzine per il caffé. C’è chi dice che "ormai si può spendere solo qui. La merce é di buona qualità e molto spesso nemmeno usata". Ce ne è per tutti, anche il ceto medio alto – a sorpresa – spende qui, compra e vende, a tutte le ore del giorno, sette giorni a settimana. Stefania, 45 anni e Silvio, 46 stanno scegliendo dei mobili per arredare la loro casa, il loro regalo di Natale. Hanno un mutuo da pagare e due figli, lui lavora e lei è disoccupata da un anno, non possono ne vogliono permettersi nuovi mobili: "Per arredare casa si trovano ottime cose a prezzi inferiori a quelli di mercato". "Si acquista a piccole dosi, evitando di spendere più del normale – spiega Silvio – ci vieni una volta e ti guardi intorno, ci ritorni e trovi l’affare. Come il divano preso l’anno scorso o lo scrittoio per la camera dei bambini". Più avanti nel reparto abbigliamento, Giuseppina, 50 anni, donna in carriera mi dice "Se trovo una cosa che mi piace la compro, ma faccio solo spese mirate, altrimenti non spendo. Compro qui o non compro niente. Si prevedono tempi duri – con una nota positiva - sicuramente sarà un Natale più affettuoso: in questi momenti la famiglia si stringe".

Questa la situazione a Roma: dall’Inferno al Paradiso, da Via del Corso al Mercato dell’Usato. Non è stato possibile fare una stima univoca della crisi proprio a Natale. A confermarlo sono le scatole. In alcuni negozi selezionati sono aumentate con il passare dei giorni, in altri diminuite, alcuni non ne avevano. Dipende anche dal "girone". Esiste però una via d’uscita - alla morsa del consumismo che ci attanaglia – ed è nell’antico metodo del baratto. Impossibile non lasciarsi coinvolgere.