TAVOLA ROTONDA/ CHE FARE CONTRO LA CAMORRA?/Più giornalismo per scuotere Napoli

di Michelina Zambella

"Si dovrebbe denunciare gli atti camorristici.. Si, ma la gente ha paura…le istituzioni dovrebbero fare di più, offrire maggiori garanzie». Questo e tant’altro alla Tavola Rotonda intitolata “Camorra, giornalismo e società civile” che Dacia Maraini ha condotto all’Istituto italiano di cultura di New York assieme ai giurati Francesco Cevasco e Tjuna Norarbartolo, Mauro Giancaspro, Direttore della Biblioteca Nazionale di Napoli, e i due vincitori del Premio Elsa Morante per l’Impegno Civile 2008, Rosaria Capacchione, giornalista de “Il Mattino”, e il Magistrato Aldo De Chiara. Il Premio adduce le seguenti motivazioni per entrambi i vincitori: “Viene premiato il coraggio, la tenacia e l’intelligenza di chi come Rosaria Capacchione e Aldo De Chiara porta avanti il proprio lavoro con passione per denunciare la criminalità campana e le connessioni nascoste che questa ha con l’Amministrazione Pubblica. Queste persone rendono premio alla società che a volte è malata, incoraggiandone il miglioramento”.

Se il sarcastico ma annoiante ritornello “Non vedo, non sento, non dico” risulta il solo qualificante di una bellissima Regione, quale la Campania risulta essere, è arrivata l’ora di cambiare musica. Abbatterlo, studiandolo come un caso patologico per trovarne le cure necessarie. «La letteratura ha curiosamente portato alla ribalta internazionale un tema da sempre esistente, la Camorra, perchè finalmente i giovani non si lasciano intimidire» ha detto la Maraini, riferendosi al recente successo di Gomorra, ma anche al libro di Rosaria Capacchione, L’oro della camorra, che da marzo vive sotto scorta, nonchè al Magistrato Aldo De Chiara, impegnato a dirimere casi giudiziari concernenti la corruzione dell’amministrazione regionale campana.

Immedesimarsi, ritenendosi fortunati a non essere stati la vittima di turno, sarebbe il movente che secondo la Capacchione dovrebbe spingere la gente a denunciare cosa non va «perchè – afferma – i danni della camorra coinvolgono tutti». Dello stesso parere anche il Magistrato: «La camorra come soggetto imprenditore provoca danni a tutta la società civile perchè altera la concorrenza, impone la propria volontà con la minaccia colpendo soprattutto gli strati sociali inferiori».

Se non si denuncia è perchè regna la paura, come rendere dunque operativa la cultura della collaborazione? Secondo Cevasco, il giornalismo può dare un grande contributo informando: «I lettori si sentono indignati, mentre la Camorra è infastidita. Il lavoro giornalistico d’inchiesta, comunque, sarebbe inefficace senza l’apertura dei casi da parte della magistratura». Se lo stato di diritto non riesce ad affermarsi, ecco allora l’attenzione spostarsi sul popolo. È sulla coscienza culturale e sociale della gente che si punta, adesso, per risvegliarla da questo inquietante incubo. «I libri, e la loro promozione nel luogo più appropriato, possono aiutare in tal senso» ha detto Giancaspro, impegnato a promuovere la lettura come strumento impegnativo e alternativo alla criminalità giovanile, presso luoghi impensabili, quali i carceri giovanili.

La camorra, proprio come un melanoma, sta assumendo una nuova fisionomia: la piccola macchia si sta dilagando dal braccio, microcriminalità di strada, alla mente, con infiltrazioni comandate ai vertici politici locali. Non a caso, nota il Magistrato, in Campania abbiamo la più alta percentuale di casi di scioglimento dei consigli comunali per casi di delinquenza. In questo quadro agghiacciante, chiede la Maraini, bisogna essere ottimisti o pessimisti? Il Magistrato vuole essere ottimista, il problema continua ad essere la durata eternal delle sentenze. Pessimista sembra, invece, la Capacchione che ha detto: «Credo che non abbiamo fatto nulla. Bisogna aumentare il fronte della resistenza, da un lato, e l’effettività delle garanzie statali, dall’altro».

Sviluppare una cultura del cittadino onesto inculcando nei giovani, la speranza del futuro, una cultura della responsabilità, per ora ancora assente.