SPECIALE/LETTERATURA/Narrativa come impegno civile

di Samira Leglib

Il Premio Letterario Elsa Morante nasce ormai 23 anni fa nell’isola di Procida dove la Morante ambienta appunto una delle sue storie più amate, L’Isola di Arturo. Iniziato come una fuga fantastica nel mondo della scrittrice, con gli anni diviene una fuga nel senso proprio del termine in quanto per questioni economico-politiche è costretto a migrare da Procida a Ischia prima, e poi Napoli, Roma, Praga, Parigi fino a diventare a tutti gli effetti un Premio itinerante. L’edizione 2008 lo vede approdare sulle sponde di New York per rendere cerimonia alla sua vincitrice, la scrittrice Americana Lily Tuck per la prima biografia dedicata interamente alla vita e alle opere di Elsa Morante.

Un occasione speciale quindi che si è svolta in due serate organizzate dall’Istituto Italiano di Cultura che hanno ospitato insieme alla premiazione della Tuck, anche quella della sezione del Premio dedicata all’impegno civile –solitamente il Premio si suddivide in sezioni plurime ma per questa edizione, dato il grande sforzo nel portarlo a New York, ci si è limitati a due- che quest’anno premia la giornalista Rosaria Capacchione per il suo libro L’Oro della Camorra e il Magistrato Aldo De Chiara che seppur non attraverso la scrittura di un libro, combatte la Camorra. Uno degli impegni degli intellettuali che fanno parte di questo Premio è quello di portare attenzione, all’Italia e all’estero, sulla possibilità di combattere la mentalità camorristica anche attraverso un’istituzione culturale.

«Il Premio Elsa Morante è molto conosciuto in Italia e di grande prestigio per i nomi importanti dei suoi giurati e del suo Presidente Dacia Maraini», dichiara Tjuna Notarbartolo fondatrice del Premio alla presenza appunto della scrittrice Maraini, del giornalista del Corriere della Sera Francesco Cevasco e dei vincitori del Premio Lily Tuck, Rosaria Capacchione e Aldo De Chiara. «la sezione del 2008 dedicata all’impegno civile distingue questo Premio da tutti gli altri Premi Letterari. E’ stata una festa della cultura bella e faticosa e vorrei citare per l’occasione una frase di Ezra Pound: Se un uomo non combatte fino in fondo per le proprie idee, o queste non valgono nulla o vale poco lui».
Renato Miracco, Direttore dell’IIC legato alla città partenopea per nascita, apre la prima delle due serate leggendo un brano tratto da L’Isola di Arturo e commenta:«è compito dei poeti riuscire a cambiare almeno la visione del mondo sebbene questo richieda un sacrificio enorme».

In entrambe le serate è però Dacia Maraini che con la sua presenza, carisma e affabilità racconta la persona Elsa Morante intrattenendo gli ascoltatori con memorie e aneddoti dei più svariati, per poi spiegarci gli impegni del Premio e di questa edizione in particolare che ha rivolto tutti i suoi sforzi alla lotta “intellettuale” alla Camorra. «L’impegno civile che noi premiamo», afferma la Maraini, «si riconosce in chi agisce in maniera forte nella società per cambiare le cose e, nel farlo, utilizza lo sguardo del poeta. Elsa Morante non faceva politica attiva ma ha sempre avuto un occhio critico nei confronti del regime e di qualsiasi conformismo sociale.

Anche altri scrittori italiani come Calvino hanno praticato l’impegno civile. La Morante spesso rendeva i bambini protagonisti delle sue storie perché valutava l’occhio del bambino come candido, lo sguardo puro di chi ha ancora la capacità di stupirsi e indignarsi. C’è un’innocenza della mente che non corrisponde necessariamente all’anagrafe ma appartiene a chi si rifiuta di sporcarsi le mani e scendere a compromessi. La purezza dell’animo a volte è una conquista della cultura». E continua: «Elsa Morante ha una capacità mitopoietica di grande forza nel trasformare piccoli borghesi in re e regine. E’ una scrittrice del fantastico e non del realismo, conosce l’Italia anche se non la descrive, la sua è una scrittura febbricitante costruita attraverso un linguaggio ricco di meravigliose metafore, denso, mai stilizzato».

Per Oggi7 le abbiamo chiesto se nella letteratura odierna c’è ancora spazio per le nuove generazioni di scrittrici e la sua risposta è stata: «Sicuramente sì, anche se quando si tratta di riconoscimenti istituzionali vi sono tuttora delle forti limitazioni e discriminazioni. La scarsa conoscenza di grandi scrittrici del Novecento Italiano è dovuta a misoginia. Mi riferisco a Grazia Deledda, Elsa Morante, Natalia Ginzburg, Lalla Romano che reputo assolutamente all’altezza di Calvino. Ma quando si fa la panoramica della letteratura stranamente scompaiono. Il mercato però è aperto».

Alla premiazione di Lily Tuck per la sua biografia di Elsa Morante viene esposta la motivazione: “Per aver rilanciato nel mondo Elsa Morante come grande narratrice Italiana del Ventesimo Secolo, la madre letterario di tutte le scrittrici che sono venute dopo di lei”.