PUNTO DI VISTA/Ma quante divisioni aveva il Papa?

di Tony De Santoli

Il presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini martedì scorso ha dichiarato in pubblico che la Chiesa cattolica non agì con sufficiente energia in difesa degli ebrei italiani, e anche non italiani, stritolati poi dalla Germania nazionalsocialista negli anni della Seconda Guerra Mondiale. In altre parole, il Vaticano non avrebbe reagito con la dovuta fermezza prima alla politica anti-ebraica lanciata da Berlino, quindi al genocidio di israeliti perpetrato da Adolf Hitler fra il 1941 e il 1945.

Immediate le polemiche, che hanno tenuto banco in Italia per l’intera serata di martedì 16 dicembre e che magari tengono tuttora banco, visto che il ricordo va alle moltitudini di ebrei prima abbandonati come lebbrosi dal governo Mussolini, poi consegnati dai fascisti più ardenti ai tedeschi (come avvenne infatti a Roma nell’ottobre del ’43), quindi macellati nei campi di concentramento germanici.
Non ho simpatia alcuna per il Vaticano. Anzi, credo che il Vaticano costituisca da secoli e secoli una entità dannosa all’Italia e al popolo, o ai popoli italiani. Come dimenticare del resto che fino alla prima metà dell’Ottocento, per la Santa Sede era più che lecito che alle loro famiglie si strappassero per sempre con la forza o con l’inganno bambini ebrei da battezzare, quindi da cristianizzare per favorirne infine l’accesso al Regno dei Cieli… Un obbrobrio. Uno sconcio. Un metodo e un pensiero ben poco cristiani. Una violenza, una prevaricazione che in Gesù Cristo avrebbero suscitato orrore, indignazione, dolore. Il sequestro di persona, il sequestro perpetuo di minore attuato da chi sosteneva che la propria missione fosse quella di garantire la più dolce e amorevole cura delle anime…

Ma nel caso del ben noto uomo politico che martedì scorso ha accusato in sede storica il Vaticano di non aver fatto abbastanza per gli ebrei dei quali la Germania hitleriana voleva la cancellazione fisica dalla faccia della Terra, una lancia in favore di Pio XII, Papa Pacelli, sentiamo di doverla, e volerla, spezzare. In quale modo la Santa Sede avrebbe potuto opporsi alla macchina da guerra tedesca impegnata “anche” nella polverizzazione degli ebrei…? Sollevando in Europa e altrove sentimenti di riprovazione di fronte ai quali Hitler avrebbe abbandonato il proprio nefasto progetto?

Sarebbe stato impossibile. Materialmente impossibile. Schierandosi apertamente contro Berlino, in termini politici, diplomatici, morali e, soprattutto, militari? Eccoci al nocciolo della questione. Il Vaticano avrebbe, sì, potuto salvare decine di migliaia, anzi, centinaia di migliaia di ebrei, se fosse stato, sissignori, in grado di allestire una coalizione tipo quella che a Lèpanto nel Sedicesimo Secolo fermò la poderosa spinta musulmana verso Occidente. O se - ancor meglio sul piano psicologico e propagandistico - avesse disposto di una propria forza militare capace di muovere guerra alla Germania con buone possibilità di successo… Perché no…? Pensate: corpi d’armata che, allo sventolìo delle bandiere bianco-gialle, risalgono la Valle del Tevere, superano gli Appennini, scavalcano le Alpi, attraversano l’Austria, occupano la Baviera, sbaragliano quindi intere divisioni della Wehrmacht, e giungono infine alle porte di Berlino… Tutti in subbuglio: Goebbels, Himmler, lo stesso Hitler. L’umiliazione è cocente. L’imbarazzo senza fine.

Ma il Vaticano non aveva brigate, non aveva divisioni, non aveva corpi d’armata… Non disponeva di un’aviazione in grado di appoggiare una così ambiziosa e massiccia offensiva terrestre… Intorno al 1950, quando gli fecero notare che la Santa Sede protestava con energia contro la politica anti-religiosa del Cremlino, Stalin, col suo consueto tono beffardo e crudo, pose infatti questo sardonico “quesito”: “Sì, ma quante divisioni ha il Papa…?”. Nessuna, certo. E allora, come avrebbe potuto la Santa Sede ostacolare con efficacia la volontà hitleriana di spazzar via milioni di ebrei? Come?