Libera

Lo sciopero dell’ananas

di Elisabetta de Dominis

"Suggerisco di cominciare lo sciopero dell’ananas e preferire, per il pranzo di Natale, qualcuno degli oltre 2.500 prodotti tipici di questa stagione: dobbiamo fare una battaglia per difendere i nostri prodotti. Sia ben chiaro che diciamo no ai gusti standardizzati che ci vogliono imporre. I consumatori italiani devono sapere che il made in Italy è sicuro”.

Dal ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, il leghista Luca Zaia da Bibano di Godega (paesino veneto), diplomato in enologia e laureato in scienza della produzione animale, non si può pretendere una visione umanistica. Gli extracomunitari entrano in Italia anche sotto forma di frutta e verdura - ha pensato il ministro e, dopo essersi inebriato con una sniffata di salame nostrano, l’ha impugnato a mo’ di scimitarra per decapitare l’infedele. Quindi si è seduto a tavola e, imbavagliatosi fino al mento, ha affondato la forchetta in un piatto di spaghetti al pomodoro. Ahi, i pomodori non sono un vegetale d’origine italica, bensì vennero importati dall’America. Poscia si è fatto un po’ di quel salame ben farcito di pepe, spezia orientale, con due patatine fritte, che affondano le radici dell’albero genealogico ai Caraibi. Inde si è preso un bel caffé e gustato un cioccolatino, che tuttora importiamo.

Meno male che ai tempi di Cristoforo Colombo non c’era l’inquisizione alimentare. Adesso la questione, però, è seria: è ovvio che i leghisti, non riuscendo a fare a meno degli operai extracomunitari nelle loro fabbriche e delle badanti per i loro vecchi, hanno deciso di mettere al rogo frutta e verdura d’importazione, come fossero la causa di tanti aranci mandati al macero, solo perchè questi costano, grazie alla cresta fatta da mafia e camorra, molto di più. Ma è più facile prendersela con l’ananas che con un mafioso.

Però Zaia almeno è uno che, conscio dei suoi limiti culturali, fa la guerra all’ananas. Mica come Bush il quale, avendo letto solo la Bibbia, ha pensato di andare in Iraq per scacciare i falsi idoli. Come se non ne avesse avuti da eliminare in patria. E questi l’hanno mandata in malora. Ora, siccome siamo tutti americani, affondiamo tutti insieme. Il Tevere tracima per le piogge infinite e l’unico che avrà la possibilità di salvarsi stavolta non sarà un uomo di fede, come potrebbe essere il Papa, ma un uomo di mezzi, come il nostro premier, che sicuramente allestirà l’arca di Silvio. Chissà chi ci farà salire e quali vegetali salverà dall’estinzione. Sicuramente non l’aglio che odia, come tutti i vampiri. Me lo vedo Ratzinger, in bilico sulla cupola del Vaticano, a lanciargli le sue preziose babbucce di velluto carminio e urlargli: “Cane”. Qui sapremo se Dio esiste. Perchè se esiste, guiderà la sua mano e farà annegare il Berlusca. Dopodichè arriveranno tempi bui: oscurate le televisioni, la prostituzione si estinguerà.

Certo già adesso il governo è talmente sicuro che siamo un popolo di peccatori che ha pensato di risolvere il bilancio dello Stato con l’introduzione dell’addizionale del 25 per cento sul porno. Cosa è porno è cosa no lo deciderà a breve il ministro della cultura Bondi, delineando con quel suo timbro soave il Dolce Stil Novo del 2009.

In video, come sempre, si potrà parlare da puttane, comportarsi da puttane, vestire da puttane, ma non fare le puttane. Nel senso che il sesso sarà tollerato in potenza, ma non in atto. Sesso virtuoso? No, sesso virtuale. Da immaginario erotico. Meno pornografia e più poesia.
Poi il Nostro sire sferrerà la lotta a internet, come ha già minacciato, e non ci resteranno che i telefonini per sussurrarci fantasie erotiche, come piace a lui. Per questo riformerà la giustizia, così non potrà più spiarlo. Inoltre, chiusa la casa delle libertà, si apriranno delle case chiuse dove si sarà liberi di fare quello che sarà vietato sullo schermo. Ovviamente costerà un po’ di più. Ma chi non guadagnerà, costituirà un peso per la società e verrà eliminato. Avete visto il film Brasil? Beh, sarà molto peggio. E saremo eliminati tutti noi che scriviamo quello che pensiamo su quello che accade...

A me l’ananas non piace, ma a Natale lo mangerò per dimostragli la mia solidarietà. A parte gli scherzi, se il governo non tollera neppure l’ananas, significa che siamo alla frutta. Meno male che voi state in America e il 2009 vi porterà Obama. Buon Natale.