LIBRI/NOVITÀ/ Messaggio per “Fimmina sturduta”

di Irene Chias

Per gentile concessione dell'editore Azimut, presentiamo il racconto "Fimmina sturduta" di Irene Chias, che fa parte della raccolta The Sleepers Racconti tra sogno e veglia.

Esiste un sesto continente, quello del sonno, il più esplorato e al tempo stesso il più misterioso. Una dimensione fatta di opposti in equilibrio e di logiche incoerenze. Una terra ariosa in cui ciclicamente ognuno di noi si ritrova a camminare, solo, cercando di volta in volta qualcosa di indefinito eppure sempre urgente.
Che cosa si annida davvero dentro i nostri sogni, che cosa ramifica dai nostri incubi, che cosa tentiamo di nascondere nell'oblio dell'incoscienza?
A differenza di quanto si crede il sonno non è uno stato passivo, ma un atto vitale, espressivo. E, soprattutto, non è separabile dalla veglia. Per questo può - e deve - essere raccontato.
Diciannove autori affrontano a occhi aperti il viaggio che normalmente ci vede addormentati.
Ripercorrono le fasi e gli stadi del sonno registrando sensazioni, rimanendo in ascolto delle voci che non vogliamo o non possiamo udire, scrutando tra le ombre. Senza la presunzione di dover capire o spiegare tutto, ma al contrario con la fascinazione infantile di chi è ammesso alla celebrazione di un rito esoterico o reso partecipe di un inconfessabile segreto.
Racconti di: Luca Artioli, Letizia Bognanni, Mario Capello, Michele Caporosso, Irene Chias, Gabriele Dadati, Misia Donati, Edoardo Erba, Giovanna Furio, Laura Gandolfi, Barbara Gozzi, Eleonora Lombardo, Simone Marcuzzi, Gianluca Morozzi, Giuseppe Signorin, Ilaria L. Silvuni, Simona Sparaco, Patrizia Spinetta, Roberto Tossani.

 

Fimmina sturduta è la medium del paese di R.

Ci si va per parlare con i morti. Anzi, per ricevere i messaggi che i morti le recapitano per quelli che hanno lasciato in vita.

Grazie a Fimmina sturduta molti degli abitanti di R. sono riusciti a trovare assegni in scadenza, gioielli nascosti, chiavi di casseforti, antiche lettere chiarificatorie mai consegnate.

I morti che fanno visita a Fimmina sturduta sono tipi pratici. Le appaiono nel sonno per risolvere i problemi di figli o mariti lasciati nei guai per disattenzione o per improvvisa dipartita.

Ora, si sa che non tutti i sogni si ricordano con chiarezza, alcuni anzi si scordano proprio. E così è anche per Fimmina sturduta, che delle volte al risveglio si sente scappare dagli occhi la consistenza di quello che ha sognato, e quando se ne rende conto è troppo tardi, e riesce a intravederne solo la scia, come una coda che sfuma e svolta un angolo della coscienza.

Questo comunque può essere un problema solo per le questioni urgenti, perché i morti tornano a farle visita e, comprensivi, ripetono paro paro il messaggio quando questo non è stato recapitato.

Fimmina sturduta, al secolo Natalina Pescione, si occupa di morti dall'età di quindici anni, vale a dire da quando decise di condividere il suo talento con i compaesani, o meglio di cedere alle insistenze dei trapassati che le popolavano le notti altrimenti solitarie. Oggi Natalina ha sessantacinque anni ed è rimasta sola; nel suo letto non ci sarebbe stato posto anche per un vivo.

Il problema è che i morti le appaiono solo quando dorme, e si sa che con l'età gli esseri umani hanno sempre meno bisogno di dormire e le ore di sonno si riducono progressivamente.

Gli abitanti di R., abituati a ricevere di continuo messaggi da Natalina, la ripagavano con tisane rilassanti, camomille e quant'altro ritenevano potesse indurla a dormire. Così era stato fin dall'inizio, e Fimmina sturduta lo accettava senza particolari remore.

Solo che adesso Natalina sta attraversando un periodo di stress. Le pressioni si sono fatte più forti. Si sente tartassata dagli abitanti di R. che, prima, mai si sarebbero permessi di bussarle a casa la sera, vedendo la luce accesa, per dirle di andare a letto.

"Natali', mi pare che sia un po' tardi per stare a guardare la televisione", le ha detto una sera don Ciccio Pastore dopo aver dato due colpetti con le nocche al vetro della finestra da cui si vedeva il baluginio della tv. "Natali', io non ho ancora trovato quel documento che mi serve per la successione. E zio Pasquale era un tipo preciso... Sono sicuro che è venuto già a dirtelo almeno una volta e che ora sta messo lì in fila aspettando che gli apri 'sta porta".

Fimmina sturduta ha richiuso la finestra senza dire una parola e ha deciso di andare in città per consultare un neurologo, perché più la stressano, meno riesce a dormire.

Così è arrivata da mio fratello Vincenzo Petralia il dottore, da distinguersi da mio cugino Vincenzo Petralia l'architetto, e dall'altro cugino Vincenzo Petralia che sta al nord.

Mio fratello le ha fatto tutti gli esami del caso e quando Natalina, col cuore in gola, gli ha detto che da giovane dormiva dieci ore e che adesso se ne dorme sei è tanto, Vincenzo le ha risposto: "È normale, stia tranquilla". E le ha dato delle gocce.

Mio fratello Vincenzo è nato quattro anni prima di me. È il fratello bravo, di successo, perfetto, con buoni voti a scuola. È il fratello che non ti fa mai giocare con i suoi amici perché tu sei solo una bambinetta, e anzi ti prende in giro proprio davanti a quegli amici suoi con cui invece vorresti fare bella figura, perché ti piacciono e senti che anche loro ti hanno in qualche modo in simpatia.

Mio fratello Vincenzo è di quelli che se vanno a fare il servizio militare a Cuneo, poi tornano con l'accento continentale che dura fino a che non vengono presi da una nuova mania demenziale.

Mio fratello Vincenzo è di quegli stronzi che si sentono uomini di successo, che parlano sempre di soldi, di macchine, di barche e di cani di razza, e che si prendono una moglie più stronza di loro, tutta griffe e accessori inutili, tutta chiavi di SUV e cellulari ultrasottili ultimo modello.

Mio fratello Vincenzo è appassionato di molossoidi e cani brutti in generale. Soprattutto di quei cani creati da incroci aberranti che esaltano la ferocia delle razze originarie. Ne tiene quasi una decina in una specie di allevamento poco lontano da casa sua. Sono pitbull, rottweiler e simili. Personalmente, malgré tout, non ho nulla contro i suoi cani, ma non posso certo dire che mi stiano simpatici. Non mi stavano simpatici neanche prima di quel giorno.

La moglie di mio fratello, Susanna, "la Susi", come la chiama stranamente lui, condivide la sua passione, del resto ama definirsi "una donna virile" e gli sbavanti cani feroci sarebbero appunto indice della tanto perseguita virilità. E poi mentre Vincenzo, con quel briciolo di buon senso che ancora ha in testa, evita di parlarne, "la Susi", che ha pure fondato una specie di associazione impegnata nella battaglia per la legalizzazione delle lotte clandestine, non fa che esaltare i combattimenti di cani.

Mio fratello Vincenzo pensa che abbia mollato tutto per andarmene in Brasile. Se ne è sinceramente convinto e ha convinto anche gli altri. E parla di me chiamandomi "la selvaggia".

Natalina prende le gocce con fiducia, così come le ha prescritto il medico. Dieci al mattino, dieci alla sera. Si rasserena un po', ma più che altro inizia ad accettare la riduzione delle ore di sonno e la crescente solitudine, visto che non c'erano visite che apprezzava di più di quelle che le facevano i morti in sogno. E, ridotte le visite dei morti, anche quelle dei vivi si diradano. Infatti, dopo aver cercato di indurla al sonno con metodi subliminali, tipo salutandola con "buona notte" o "buon riposo" a qualunque ora del giorno, e dopo avere rinunciato anche alle maniere forti, visto che Natalina rifiutava i bracioloni e i timballi segretamente imbottiti di Serpax e Tavor, o di Minias, Adumbran, Limbial, Quilibrex, i compaesani, disgustati e anzi offesi dalla scarsa collaborazione mostrata da Fimmina sturduta, hanno deciso di abbandonarla al suo destino di insonne.

"Neanche l'acqua del rubinetto si beve la disgraziata, e noi che abbiamo speso non so quanto per mettere lo Xanax nelle condutture. Ingrata! La vedevamo tesa e pensavamo di farle passare l'ansia... per il suo bene! Ma lei, niente!"

"Ma perché, la spesa? Se la fa arrivare direttamente dalla città, dalla bottega del paese non compra più niente, la sciagurata! E noi che avevamo sciolto il Tavor Expidet sublinguale nei barattoli di quella marmellata che prima si comprava sempre!"

"Manco la fatica che abbiamo fatto a farcele prescrivere, e con quello che costano!"

Giorno dopo giorno il radicale isolamento le pesa sempre di più e Natalina inizia a manifestare di nuovo sintomi di nervosismo, affaticamento ed esaurimento.

Con la gravidanza, "la Susi" si è dovuta staccare un po' dai suoi cani. E il giorno della nascita della bambina è toccato a me dargli da mangiare, dato che Giovanni il guardiano era di riposo e che gli altri erano tutti in ospedale.

Il canale di scolo era profondo ma largo, e la conduttura a cielo aperto mi ha portato lontano, fino al ruscello.

Nuovamente assalita dallo stress, Natalina torna in città. Torna da mio fratello che, sospetto per levarsela di torno, ne dispone il ricovero nel reparto di neurologia per tre giorni.

Vado a trovarla in corsia. Natalina dorme, le dico solo di riferire a quel cretino di Vincenzo che se non leva di mezzo quel pitbull di merda sua figlia rischia di fare la fine che ho fatto io, che da un paio d'anni giaccio mezza sbranata nel fondo del ruscello, molto più a valle della foce del canale.