LIBRI/“The Bookmaker” di Michael J. Agovino/ Memorie di figlio italoamericano

di Elisa Calpona

Michael J. Agovino, The Bookmaker: A Memoir of Money, Luck, and Family From the Utopian Outskirts of New York City:; Hardcover, 2008, $24.95.-

Michael J. Agovino strega i lettori con una vivida descrizione della sua vita familiare, che coincide con le vicissitudini della classe media italo-americana, tra le pareti di una Co-op City nel Bronx.

Michael non si esime dal riportare fedelmente l'intimità della sua dimensione domestica: il padre, la cui immagine domina la storia, viene presentato come una figura tragica, vittima del suo vizio, il bookmaker, colui che accetta le scommesse. Egli, erudito, brillante, orgoglioso ed in molti versi precursore dei tempi, offre alla sua famiglia una vita altalenante, strettamente dipendente dai suoi successi o fallimenti nel gioco.

La loro storia è scandita da viaggi pregnanti di significato, come quello in Italia, illustrato con tono verace e colorito nel capitolo "1973". Quell'anno coincide con la fase aurea dal punto di vista economico nella vita dell'autore, che però verrà contrassegnata da un infausto epilogo: il trasferimento fuori New York, dopo che Mr.Agovino dichiara bancarotta.

Il libro, "The bookmaker"non ci regala solo una testimonianza di due genitori italiani di seconda generazione, che allevano i propri figli dando alla quotidianeità un imprinting nostrano, e forgiandoli con i valori e gli stessi sapori di un humus culturale italiano, ma ci offre anche uno zoom di New York tra gli anni ‘70 e '90. Il palcoscenico è la Co-op City, l'equivalente delle nostre case popolari, create nel Bronx alla fine degli anni '60, come esperimento di stampo socialista.

Questo scenario, causa dell'insoddisfazione della mamma di Michael, che si sentiva inprigionata di una dimensione maleodorante, ispira lo scrittore e lo aiuta a formarsi nella tolleranza e nel rispetto di un calderone culturale, in cui ogni gruppo etnico rimaneva arroccato ai propri usi e costumi, ma "soprattutto alla propria musica".

E' sicuramente stata l'interazione con questa dura e variegate realtà che ha fatto crescere nello scrittore Michael Agovino un arguto senso critico, misto ad una grande sensibilità, che egli ha saputo tradurre con un'indiscussa abilità descrittiva.

Michael è, infatti, il frutto di un Bronx duro da vivere, di una mamma proveniente da Bushwich, Brooklyn, un papà di East Harlem ed ovviamente una forte matrice italiana, filtrate però attraverso lo sguardo incontaminato ed autentico di chi all'Italia si avvicina dall'esterno, avendo già sperimentato una diversa realtà. Il libro si profila come una sorta di approccio analitico e talvolta critico verso i folkloristici stereotipi in cui si è imbattuto Michael nel suo viaggio in Italia. In questo percorso di riscoperta della sua italianità giocherà un ruolo portante la vittoria della squadra azzurra nel campionato del mondo di calcio del 1982, in cui un sano orgoglio nazionalistico ha destato in Michael un attaccamento ancora più forte all'Italia e a quello che aveva fino ad allora significato nella sua realtà quel cibo, quel dialetto, quel temperamento e grinta, che ad un italiano competono.

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