SPECIALE/CINEMA&ARTE/ Ciak, si gira... con Morandi

di Samira Leglib

Spesso si è detto che il cinema è un grande affresco in movimento. Questo vale in particolare per i film cosiddetti ‘in costume' dove se fermiamo l'immagine sembra di trovarsi davanti ad alcuni di quei quadri che visitiamo nei musei. Alle volte il quadro fa fisicamente parte della scena, come background ma anche come oggetto in primo piano su cui la macchina da presa si posa, esplora, indugia.

Venerdì 5 presso l'Istituto Italiano di Cultura e Lunedì 8 Dicembre alla New York Film Academy (NYFA) è stato presentato il libro di Mauro Aprile Zanetti " La natura morta de La Dolce Vita" che si è rivelato anche occasione per un'analisi sul ruolo giocato dai dipinti nel cinema.

Il Direttore dell'Istituto di Cultura, Renato Miracco, introduce entrambe le serate ricordando ai presenti la particolare circostanza che vede ancora una volta il nome di Giorgio Morandi protagonista. Giusto il 5 Dicembre occorreva l'ultimo giorno della mostra organizzata a New York. «Alcuni mesi fa», esordisce Miracco nel presentare l'autore del libro, «ho incontrato Mauro che mi ha parlato di questa sua idea di una connessione tra Morandi e Fellini. Io sono stato un amico di Federico e in effetti sono molti i possibili punti di contatto». Prima di ascoltare l'illustrazione del libro -tra l'altro ricco di immagini provviste dagli originali disegni di Piero Roccasalvo- per voce dell'autore, Millicent Marcus, Universita di Yale specializzata in letteratura, storia e film, offre un'interessante lettura dal titolo "Il quadro nell'inquadratura" che, grazie anche all'aiuto di puntuali videoclip tratte dai film presi in esame, analizza il rapporto tra il cinema e i dipinti in esso inglobati. Ad esempio, ne "Il Gattopardo" di Visconti assistiamo ad un'intensa scena che vede Tancredi contemplare un dipinto nella stanza come se stesse contemplando la sua stessa vita, o morte in questo caso. «A volte», spiega Marcus, «i dipinti sono una strategia per tradurre le parole scritte in audiovisivi», tecnica utilizzata ad esempio da Rosi in "Cristo si è fermato a Eboli" dove una carrellata sui dipinti che restano gli unici visi nella piccola stanza che è, per Carlo Levi, al tempo rifugio e prigione durante le persecuzioni naziste. Ma secondo la Marcus possiamo rintracciare molti altri esempi, da Pasolini nella sua messa in scena del "Decameron" al più recente "I cento passi" di Marco Tullio Giordana.

Mauro Aprile Zanetti prende di seguito la parola e servendosi anch'egli di alcune scene pertinenti tratte dai film, ci spiega la creazione e le finalità di questo testo: «È un libro sostanzialemente prodotto in un garage in poco più di due mesi. Si può definire un libro iconoclastico grazie alle sue illustrazioni che lo rendono quasi un film in sé. È interamente dedicato ai 15 minuti del film di Fellini» (in cui protagonista della scena è una natura morta di Giorgio Morandi esposta nel salotto di Steiner, intelletuale amico di Marcello, ndr). Zanetti poi coinvolge i presenti in un interessante racconto sulla figura del grande regista, le sue manie, gli aneddoti che si nascondono ‘dietro le quinte'.

«In Italia l'espressione ‘dare i numeri' significa essere pazzi. Fellini utilizzava i numeri al posto delle battute per far recitare i suoi attori. Si dice che li muovesse come dei manichini. Ma era un genio ecco perché Simenon e Miller gli diedero la Palma d'Oro a Cannes quando la critica Italiana [e soprattutto il Vaticano, alla prima milanese del 1959 gli sputarono addosso] considerava il suo film ‘pornografico'». La tesi di Zanetti è che Fellini ci ha proposto 50 anni fa un film che oggi è ancora più giovane. La ‘dolce vita' che lui ha filmato riguardava allora solo un'èlite di persone, oggi ha raggiunto livelli popolari e viene da chiedersi se quello di Fellini non fosse un monito rivolto all'umanità. Citando Zanetti: «Una Divina Commedia in cui Mastroianni/Dante entra, insieme al pubblico, nell'inferno passando per il limbo di Steiner/Virgilio». Il quadro di Morandi, spiega Zanetti, da al regista l'opportunità di usare la natura morta come memento mori, come un avvertimento. Concludendo con le parole usate da Mauro Aprile Zanetti riferendosi a Morandi: «Il pittore più silente e allo stesso tempo eloquente che conosca ha creato dipinti che sono la quintessenza della polvere che, in Shakespeare, è una metafora per l'esistenza».

Durante la seconda serata presso la NYFA, oltre agli interventi di Miracco, Marcus e Zanetti, è stato proiettato il film "La Dolce Vita".