INTERVISTA/ L’INSEGNANTE MILENA AUGUS/ “Scrivo per capire e togliermi i dubbi”

di D.M.

Milena Agus, una scrittrice emergente, è la vincitrice del premio Città di Roma con il libro Mal di Pietre. Nata a Genova ma di origine sarda, insegna italiano e storia, in un istituto tecnico, a Cagliari dove vive. Il suo primo romanzo, Mentre dorme il pescecane (Nottetempo, 2005) ha avuto due ristampe in pochi mesi ma è stato Mal di pietre il libro che l'ha rivelata nel mondo intero (tradotto in cinque lingue, in testa delle classifiche in Francia). Questo romanzo è stato finalista al premio Strega al premio Campiello e al Premio Stresa di Narrativa. Ultimo libro pubblicato Ali di babbo, sempre per Nottetempo.

Mal di Pietre, avendo vinto il premio Città di Roma, verrà tradotto in inglese e pubblicato in America. Erano un suo obiettivo gli Stati Uniti?

«No, non ci ho mai pensato. Io non sono una scrittrice, lo faccio per diletto, fin da piccola. Ho iniziato a riportare tutto in un diario perchè avevo paura di perdere i ricordi, di dimenticarmi le cose che mi accadevano. Scrivo per capire, per togliermi dei dubbi. Quando avevo 6 anni, già scrivevo delle poesiole. Ma, mai ho osato pensare all'America. Fino a qualche anno fa, mai avevo pensato di mandare i miei lavori a una casa editrice».

Scrive per risolvere dei suoi dubbi. Ha anche detto che spesso i suoi personaggi la rappresentano. Quanto la nonna, protagonista di mal di pietre, rappresenta Milena Agus?

«Mi rassomiglia molto. Questo personaggio è nato perchè da sempre mi sono domandata come avrei vissuto io agli inizi del 900, cosa sarei diventata. Così ho dato vita a questa donna immaginaria per capire se, in epoche così diverse, io sarei rimasta quella che sono. Cioè capire quanto la mia personalità attuale dipendesse dal contesto e quanto dal carattere innato della persona».

Mal di pietre sta per problemi di calcoli. Da cosa deriva questa sua scelta?

«È stata una scelta personale, perchè nella mia famiglia in tanti si sono ammalati e sono morti a causa di una malattia ai reni. Voleva essere, in qualche modo, un piccolo omaggio».

Quali sono gli aspetti, i passaggi del libro che il mercato americano potrebbe recepire meglio?

«Il senso della diversità. La nonna viene presa per matta, ritenuta diversa da tutte le persone che vivono vicino a lei. Forse sarà questo stacco a colpire».

Mal di pietre è la ricerca dell'amore sublime raccontato con ardore e inquietudine. La passione della protagonista ricorda un po' quella di Lena, la ragazza che anima le pagine di Fior di Sardegna, scritte da Grazia Deledda. Qual è il filo conduttore che lega l'amore sardo in tutte le epoche?

«Forse l'amore tutto dentro, poco espresso. L'amore più sognato che vissuto. Un qualcosa che non viene mai fatto vedere all'esterno completamente».

In una intervista a la Stampa, lei ha detto che esistono scrittori veri e persone che scrivono. Come per i cuochi, non tutti sono bravi ai fornelli. Dopo tre libri, pensa di essere diventata finalmente uno chef?

«No, rimango ancora in sordina, fra quelli che scrivono. Io faccio l'insegnante di professione».

Nella stessa intervista ha detto che la scrittura è anche un modo per riscattare. Con Mal di Pietre, chi o cosa ha voluto riscattare?

«Le persone un po' diverse dal normale, che proprio per questo vengono qualche volta emarginate».

I suoi libri hanno ricevuto tante critiche positive, alcune anche negative. C'è chi ha parlato di scrittura sbrigativa...

«Questo no. Che poi per alcuni non sappia scrivere è un'altra cosa. Io mi impegno e peso ogni parola. Anche quando scrivo in sardo. Poi lo ripeto, io non sono una scrittrice».