PARLA FABRIZIO SACCOMANNI, DIRETTORE DI BANKITALIA / “Con Obama c’é una squadra competente”

di G.D.M.

FABRIZIO Saccomanni, direttore generale di Bankitalia, ha accettato di farsi intervistare un paio di giorni prima della conferenza del Consiglio per le relazioni USA-Italia, nella sede newyorkese di Bankitalia, in occasione di un ricevimento per gli auguri natalizi.

Direttore, ci traccia un quadro del sistema bancario in Italia, è vero che è più sicuro rispetto a quello americano?

«La situazione del sistema bancario italiano in Europa è sicuramente tra le più solide perché è un sistema di taglio più tradizionale che ha una forte base nei rapporti con la clientela, sia come depositanti che come prenditori di prestito. È quindi un sistema che ha resistito meglio a questa crisi finanziaria. Ma la situazione della crisi economica ha avuto sicuramente anche un impatto in Italia, un paese che negli anni scorsi ha avuto sempre una crescita piuttosto bassa e rischia di essere colpito dalla recessione europea come in altri paesi. Non è certamente facile dire se più o meno. Certamente c'è un impatto. Però è anche vero che l'Italia partecipa a tutte queste misure di rilancio dell'economia sia prese dalle banche centrali che dai governi interni. Ci sono stati interventi molto forti, tempestivi e siamo fiduciosi che questi interventi alla fine avranno un effetto positivo sulla situazione economica».

Secondo lei Obama riuscirà a rilanciare il paese in breve tempo?

«Non conosco nei dettagli la situazione americana, ma vedo che il presidente eletto è riuscito a coagulare un consenso molto alto intorno a sé, ha fatto scelte oculate soprattutto nel team economico, personalità come Timithy Geithner, Larry Summers, insomma c'è una squadra molto competente. Si capisce che il presidente vorrà sentire tutte le opinioni, anche se sarà lui a decidere, ma questo è comunque un fatto molto positivo e credo che sarà capace di utilizzare questo consenso per spingere anche nel Congresso dove ha un'ampia maggioranza le misure necessarie. Devo dire che nel complesso siamo fiduciosi che l'America potrà contribuire al rilancio dell'economia mondiale».

Trascinerà insomma gli altri mercati?

«L'economia americana è talmente grande che se rientra in piena attività sicuramente avrà un effetto positivo in tutto il mondo. Naturalmente il paese ha un debito molto alto, una situazione di bilancio in deficit, è un problema, ma mi sembra che la scelta di dare la priorità al rilancio dell'economia sia quella giusta».

Secondo lei quanto ci vorrà per uscire dalla crisi?

«Sicuramente tutto l'anno prossimo e forse anche un inizio di 2010».

Non molto tempo fa Bush ha detto che il mercato automobilistico non ce la può fare, non sono deleterie affermazioni del genere?

«Certo anche se io non sono un esperto del mercato delle automobili ma credo che anche il settore ha commesso degli errori. Basta vedere le dimensioni delle automoobili americane, sono macchine che non hanno nessun rispetto per l'energy saving, sono difficili da maneggiare in un traffico che cresce sempre di più. Credo che anche l'industria automobilistica americana debba fare una riflessione».

Quella italiana invece?

«Quella italiana almeno sulle macchine piccole ha un suo punto di forza, la Fiat ha fatto una ristrutturazione molto forte e ha avuto dei buoni risultati. Naturalmente adesso la flessione del mercato automobilistico anche in Europa è molto forte, ci saranno anche lì diversi trimestri negativi, ma credo che il lavoro di ristrutturazione, di alleanze internazionali che la Fiat ha fatto in molti paesi emergenti alla fine pagherà».

Cosa ci vuole per rilanciare veramente l'economia, in Italia e nel mondo?

«Roosevelt diceva che l'unica cosa di cui bisogna aver paura è la paura e questo vale anche adesso. Se c'è un clima di sfiducia, deve cambiare e per questo il presidente eletto Obama farà uso delle sue capacità di mobilitare il consenso per ricreare fiducia, poi una volta che riprende la fiducia, i mercati possono fare il loro lavoro».

Quindi è anche una questione psicologica?

«Sicuramente».