PRIMO PIANO/CONVEGNI/ Fratelli di quale Italia?

di Mary Palumbo

Due facce della stessa medaglia. Da un lato, giovani sorridenti ed esuberanti, figli del sogno dei loro padri che ce l'hanno fatta anni fa: valigia rimediata, in tasca qualche lira e si parte. Seconde e terze generazioni, con padri o nonni nati nel Belpaese e loro figli del mondo, in bilico tra due culture e alla ricerca della loro identità. Amano l'Italia ma ci tornano solo in vacanza, d'estate. Dall'altro lato, una carriera universitaria da 110 e lode con tanto di dottorato in Fisica o Economia, lottare per uno straccio di contratto, sentirsi preparati per emergere ma non avere le conoscenze giuste, doversi accontentare a volte. Senza un euro. Cervelli in fuga, in tasca un ottimo curriculum, costretti ad andare all'estero per realizzarsi. Eppure, tutti fratelli, tutti italiani. Cantano insieme l'inno di Mameli, stringono tra le mani la Costituzione, ascoltano, commentano, fanno domande, ma non sempre ricevono risposte: qualcuno è disilluso, qualcun altro commosso. Tutti sperano in un futuro migliore da costruire insieme.

Sono alcune delle storie emerse dalla prima conferenza dei giovani italiani nel mondo, organizzata dal Ministero degli Affari Esteri, svoltasi dal 10 al 12 dicembre presso la sede FAO di Roma. Mentre la città è presa d'assedio dallo sciopero del servizio pubblico - revocato all'ultimo momento a causa del maltempo - e il Tevere pare inondare la città, sul palco della Sala Plenaria della FAO si sono alternate voci e storie di oltre 420 delegati provenienti da 37 paesi esteri (182 dall'Europa, 154 dalle America Latina, 46 dall'America del Nord, 22 dall'Oceania e dall'Asia e 10 dall'Africa) e 200 residenti in Italia tra studenti, professionisti, imprenditori, lavoratori, esponenti del mondo dell'arte, della cultura e dello sport. Una kermesse di tre giorni presieduta dal Sottosegretario con delega per gli Italiani all'estero, Alfredo Mantica, che ha visto alternarsi alcune personalità del mondo istituzionale italiano: dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nella giornata di apertura dei lavori a Palazzo Montecitorio, ai Presidenti di Senato e Camera, Renato Schifani e Gianfranco Fini, il Ministro degli Esteri, Franco Frattini, al sindaco di Roma, Gianni Alemanno, al ministro delle Politiche giovanili, Giorgia Meloni al Segretario della Cgie (Consiglio generale degli italiani eletti all'Estero), Elio Carozza al messaggio finale del Presidente emerito Carlo Azeglio Ciampi.

Cinque le principali tematiche toccate nel corso della conferenza - Identità italiana e multiculturalismo, lingua e cultura italiana, informazione e comunicazione, mondo del lavoro e lavoro nel mondo, rappresentanza e partecipazione - che hanno visto i giovani, dapprima divisi in gruppo, proporre a fine convegno un vero e proprio documento programmatico. Affidati a personalità del mondo accademico e del giornalismo tra i quali Paolo Peluffo, Nicola Piepoli, Pierluigi Vercesi, Mario Morcellini, Francesco Delzio, Renzo Prencipe e Graziano Tassello, i documenti prodotti sono stati discussi e saranno pubblicati sul sito online di Rai International e sul blog della Cgie, nell'attesa della creazione di un portale completamente dedicato ai giovani italiani del mondo di cui il sottosegretario Mantica ha preso l'impegno di occuparsi.

ALCUNE STORIE

AnnaLuiza Ciscotto, 22, brasiliana di Belo Horizonte, italiana di III generazione, sogna di lavorare in Italia per una multinazionale e di occuparsi di multiculturalismo. Alla conferenza ha partecipato ai lavori del gruppo Partecipazione e Rappresentanza. La incontro mentre è intenta a leggere un articolo riportato sulla testata "Libero": "Importiamo Papponi"che è in polemica con i fondi spesi per permettere la realizzazione della conferenza, lo spostamento e la permanenza delle delegazioni a Roma. AnnaLuiza non è d'accordo: "Noi tutti siamo qui per lavorare e proporre una strada nuova"... i lavori del gruppo sono nel pieno dell'entusiasmo e lei mi accenna i primi obiettivi: "Prima di tutto intendiamo creare 3 livelli di rappresentanza giovanile: il primo all'interno dei Comites (Comitati Italiani all'Estero) che sono 126 nel mondo. I rappresentanti potrebbero essere scelti all'interno delle Università in modo da essere aggiornati e informati sulle situazioni nel mondo".

Mi raggiunge Francesco Traina, capo gruppo della delegazione Stati Uniti e presidente della Commissione Giovani Comites Miami, 32 anni, siciliano trasferitosi negli Usa quando ne aveva 18: "In America ci sono ben 11 Comitati Italiani e lavorano abbastanza bene, noi siamo risciti a portare qui 27 delegati e ci siamo impeganti molto per stilare questo documento programmatico". Francesco partito dall'Italia come un semplice ragioniere, dopo aver vissuto e studiato 7 anni a New York, oggi è fiero del suo lavoro come Financial Advisor alla Morgan Stanley: "Io mi sento più italiano fuori dall'Italia di quanto lo ero qui e ci stiamo impegnando affinché il lavoro di due anni nei Comitati non venga perso: al di fuori dei confini c'è un'altra Italia". "Ovviamente - spiega - oltre alla rappresentanza all'interno degli organi rappresentativi quali Comites, Cgie bisognerebbe rafforzare anche la rappresentanza dei giovani a livello parlamentare e politico. Intensificare gli scambi universitari dall'Italia e con l'Italia, ad esempio, può essere un ottimo modo per far nascere un interesse più maturo e un legame di appartenenza con il paese".

Un bell'esempio di questo successo è Diego Arturo Cerboni, 23 anni, argentino e italiano di III generazione, mamma di origine trentina e papà fiorentino che ha avuto la possibilità di studiare l'italiano grazie ad una borsa di studio. E' stato a Siena quando aveva solo 16 anni e non sapeva una parola d'italiano, poi ha fatto un internship presso la Provincia Autonoma di Trento qualche anno dopo. "Io sono un caso fortunato perché non tutte le regioni mettono a disposizione borse di studio per noi figli di emigrati, ma a me è andata bene e ho avuto la possibilità di migliorare il mio italiano e approfondire la conoscenza di una cultura a cui sento di appartenere". Un ragazzo di talento, vice presidente dell'Associazione Familia Toscana, parla un ottimo italiano, studia Relazioni Internazionali e sogna la carriera diplomatica, gli mancano solo 10 esami alla laurea. Crede che alla fine la conferenza "sia stata un po' strumentalizzata più che concentrarsi veramente sulle proposte dei giovani: in alcuni momenti si è fatta più polemica che comunicazione". "Tutti noi - sottolinea - dovremmo lottare per la stessa causa anche se abbiamo idee politiche diverse. L'idea che viene fuori dal nostro gruppo è una partecipazione fissa dei giovani nella politica: io grazie ai programmi della Regione Toscana ho avuto la possibilità di approfondire temi che prima non conoscevo, ovviamente mi sento caratterizzato più come argentino, ma la cultura, i valori e la carica genetica è italiana. C'é chi la vuole cancellare e chi no, io non sono tra questi. Ci vogliono regole precise e chiare che rafforzino la partecipazione dei giovani e Comites, Cgie e Regioni di rappresentanza possono fare molto".

L'altra faccia della medaglia sono Giandomenico Iannetti, 34 anni, ricercatore in neuroscienza presso il Dipartimento di Human Anatomy and Genetics dell'Università di Oxford e Vasco Molini, 33 anni, economista e ricercatore presso la Libera Università di Amsterdam entrambi hanno dato il loro contributo al gruppo Mondo del lavoro e lavoro nel mondo, forse il più controverso. Il gap tra pubblico e privato, i contratti a breve termine, la precarietà, una burocrazia inefficiente e la meritocrazia che non funziona. Soddisfatti del lavoro fatto e delle persone conosciute nel corso della conferenza, ma disillusi. "Bisogna essere lucidi e non nascondersi dietro i trionfalismi o le foto ricordo - dice Giandomenico - mentre noi siamo qui a parlare, fuori c'è una paese che non funziona: scioperi, legislazione, precarietà".

"Io sono scappato - dice Vasco - perché questo paese non mi garantiva nulla, io la crisi di cui si parla l'ho gia pagata". Laureato alla Bocconi, dottorato all'Università di Firenze, si occupa di tematiche legate ai paesi in via di svilupo, soprattutto di Africa. Ha anche creato un blog su internet Alternative.nati altrove: "Non mi vergogno a dirlo che da figlio di non laureati e ‘senza santi in Paradiso' è difficile farsi strada nel mondo accademico italiano" sottolinea "mi dispiace che la conferenza sia stata a tratti più un siparietto sull'identità italiana, un po' fuori tono, invece di dare contributi validi: tante proposte ma la polita come al solito è assente".

Dove è la soluzione allora? "In Italia non mancano le eccellenze - dice Giandomenico, laureato con dottorato presso l'Università La Sapienza di Roma - ma bisogna andare oltre lo scoglio del nepotismo e clientelismo, dei criteri di selezione poco trasparenti. Per ora il mio contributo lo do' all'estero, con la difficoltà di non poter scegliere dove vivere a causa di decisioni superiori che non dipendono da me, spero un giorno di poter tornare in Italia e di lavorare ad un paese diverso".