Libera

Non resta che vendersi l’anima?

di Elisabetta de Dominis

I principi fondamentali della Costituzione sono fuori discussione e nessuno può pensare di modificarli" ha dichiarato venerdì il presidente Napolitano. Chissà per mettere in guardia chi. Berlusconi lo stesso giorno ha farfugliato che il Consiglio superiore della magistratura non è un principio fondamentale.

Il problema, per i comuni mortali che di diritto non sanno un'acca, è che i principi fondamentali sono come la gomma da masticare: si allungano e si accorciano alla bisogna. Nella migliore delle ipotesi sono interpretabili, nella peggiore sono ingoiabili. Si trovano nei primi 12 articoli della Costituzione e sono molto sintetici. Così la dottrina ha potuto interpretarli ed estenderli. Ovviamente anche alla tutela giuridica. Ma se si apportassero delle modifiche all'ordinamento giurisdizionale, ossia a chi garantisce tale tutela, cosa succederebbe? (Parlo in astratto, perché poi le leggi sono applicate dall'uomo e si sa che i giudici non solo non sono infallibili, ma sono pure mossi da propri interessi, come abbiamo visto nella guerra tra le procure di Salerno e Catanzaro nell'affare Why Not).

In sintesi, secondo la Costituzione, la magistratura è un organo indipendente da ogni altro potere, i giudici sono soggetti solo alla legge e il pubblico ministero ha l'obbligo di esercitare l'azione penale. Questo in una Repubblica democratica, la cui sovranità appartiene al popolo, come si evince dall'articolo 1. La dottrina è unanime a considerare principi fondamentali dell'individuo sia la libertà sociale, politica e giuridica, sia la solidarietà alla radice dei diritti economici, sociali, culturali, sia l'uguaglianza intesa come rispetto dei bisogni fondamentali.

Tra i principi fondamentali, l'articolo 2 garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, che secondo la dottrina sono: vita e sicurezza giuridica; libertà sociale, politica, giuridica, religiosa; personalità giuridica, capacità giuridica, nome e cittadinanza; identità personale e dignità personale; tutela della riservatezza; libertà di pensiero; informazione corretta e completa; tutela del proprio patrimonio genetico; solidarietà politica, economica e sociale; libertà di scelta della formazione sociale (il lavoro) ove si realizza la propria personalità; libertà di riunione e di associazione; giustizia e quindi difesa dei propri interessi legittimi; istruzione, salute, famiglia, libertà di sciopero. E mi fermo qua perché sarete già cotti.

Ho voluto solo farvi osservare che una riforma del sistema giudiziario intaccherebbe tali diritti, non più garantiti da una magistratura indipendente (almeno sulla carta costituzionale). Se questa venisse controllata dal potere politico, verrebbe meno la democrazia. Provate a togliere uno dei diritti menzionati e traballa tutto. Fare una riforma della giustizia significa cambiare non solo le leggi, ma i principi su cui poggia.

La parola "valore" - quell'insieme di qualità positive morali, intellettuali e professionali - ha ormai solo un significato economico ed è sinonimo di opportunità. Il Nostro è uno pratico e non si perde certo con una dottrina che ai più fa venire il mal di testa. Bisogna semplificare. Pertanto la Magistratura va messa in riga, così non esercita un potere che può prendere una brutta piega, e l'azione penale non deve essere automatica, ma deve fare dei distinguo, così le persone importanti non vanno dentro. E se già adesso la legge in pratica non è uguale per tutti, e in questo sono d'accordo con Berlusca, dopo vedrete che sarà uguale per tutti, a parte quelli che ci governano e fanno il nostro bene. Quindi non possono essere limitati nell'esercizio delle loro funzioni.

Ecco come ti sistemo la questione morale. Ecco perché bisogna distruggere la sinistra che ha bivaccato nell'interpretazione della legge fino a finire nel fango dell'amoralità. E' questo il pensiero del nostro sire. Che se non lo è ancora di diritto, lo è di fatto. Perché la sinistra, se di fatto non è tutta amorale, alla fin fine si merita questa riforma del diritto a causa della sua indolenza e incompetenza. Solo che a farne le spese saremo noi italiani, poveri cristi. E Ratzinger avrà un bel da fare a salvarci l'anima, perché non ci resterà altro che venderla a Berlusconi per sopravvivere.