Che si dice in Italia

Come ti tolgo quel peso

di Gabriella Patti

Da anni i pediatri avvertono che gli zainetti carichi di libri con i quali gli studenti vanno a scuola fanno male: problemi di schiena e altro, soprattutto per i più piccoli. Ma, da anni, non succede nulla: qualche articolo all'avvio delle lezioni e poi il silenzio. Dietro c'è il business della moda - gli zainetti sono firmati e griffati - e quello dell'editoria scolastica che continua a sfornare nuovi libri di testo, modificando alcune pagine e obbligando le famiglie a comprarli. E allora ecco che qualcuno si ingegna. Come Chiara Tomasetti, sindaco di Castelleone in provincia di Cremona. Si è inventata il... Piedibus. Un' invenzione semplice, nonostante il nome in latinorum. Si tratta di un carrello su due ruote trainato a mano. Dentro gli alunni, quanti più meglio è, mettono i libri. E poi a turno un adulto trascina il carretto. Lo ha fatto per primo proprio lei, la prima signora di Castelleone, per dare il buon esempio. Ora cerca volontari. Tra l'altro, oltre a far risparmiare fartica e schiena dei ragazzi, l'iniziativa sembra stia giovando anche al traffico. In paese è diminuito il numero di automobili che, guidate da mamma o da papà intasavano il centro al mattino e alla fine delle lezioni.

PARTE L'ALTA VELOCITA' FERROVIARIA: da domani da Roma a Milano in tre ore e mezza, senza stop a Firenze e Bologna. Costerà parecchio di più delle tariffe attuali, il che in questi tempi di crisi non è una buona idea ma è indubbio che sia un'offerta che mette fuori mercato l'aereo. Insomma: una buona soluzione, che porta finalmente e con ritardo l'Italia ai livelli competitivi delle nazioni europee più avanzate. Ma fare le cattedrali nel deserto non serve, se intorno non si costruisce a supporto una rete di strade, di case e di servizi. Fuor di metafora: Roma-Milano è senz'altro un asse importante ma il resto dei collegamenti ferroviari italiani fa acqua da tutte le parti. Chiedere ai pendolari. Ritardi continui, treni soppressi, vagoni sporchi eccetera. E non è che il degrado salvi la stessa preziosa tratta tra le due capitali del nostro Paese. Chiedere a mio marito, in questo caso. Ogni fine settimana prende l'Eurostar tra Milano e Roma e, al lunedì mattina, all'incontrario. I suoi racconti sono sempre più scoraggianti. L'Eurostar sarebbe il fiore all'occhiello di Trenitalia. All'inizio funzionava bene ma negli ultimi anni le cose sono andate costantemente peggiorando. Anche qui ritardi e sporcizia. A un prezzo del biglietto più alto.

PICCOLE "AMERICA OGGI" D'ITALIA CRESCONO. Ovvero, in controtendenza con il pauroso calo di vendite dei giornali sempre più in affanno, i media cosiddetti etnici stanno proliferando. Le comunità romene, cinesi, arabe, filippine, africane si stanno dotando dei propri strumenti di comunicazione: carta stampata ma anche radio e programmi televisivi. Soprattutto in Lazio e Lombardia, regioni che per motivi economici attirano più lavoratori stranieri. Una lunga e approfondita inchiesta di Tabloid, periodico dell'Ordine dei giornalisti lombardi, traccia il quadro della situazione. A livello nazionale si tratta di un mercato - interamente nuovo e quindi ancora più meritevole vista la recessione e la mancanza di idee - che vale circa otto milioni di euro con 146 testate fra stampa e radio-tv e con circa 800 redattori. La periodicità per lo più è mensile, a conferma che si tratta di un'attività ancora nuova, ma non mancano i settimanali e i programmi televisivi quotidiani. Auguri.

A UN MINISTRO E' CAPITATO DI DIRE LA VERITA' (può succedere di tutto, in questo mondo). E subito un altro ministro si è precipitato a smentirlo. Maurizio Sacconi, titolare del Welfare, ha detto in pratica che la situazione eocnomica sta portando l'Italia al rischio Argentina, cioè al fallimento. Apriti cielo! Pochi minuti ed è intervenuto Giulio Tremonti, super-responsabile dell'Economia. "Il debito c'è" ha dovuto ammettere (almeno questo) "ma è solidissimo e non corriamo pericoli argentini". Sarà. Ma, come nota il gironalista Curzio Maltese e non è il solo, "il debito italiano e quello argentino hanno un tratto di fragilità in comune: sono per la maggior parte in mani straniere". In pochi anni il debito ancora in mano agli italiani è crollato da circa l'80 ad appena il 10 per cento del totale. Quindi, "se si sparge la voce che lo Stato italiano rischia la bancarotta, gli stranieri disinvestono subito". Non è certo che si facciano prendere da moti di simpatia verso di noi: business is business. Proprio come è successo in Argentina.