Visti da New York

Il ministro che ci sarebbe voluto

di Stefano Vaccara

A forza di scontrarsi in Italia, la politica e la giustizia sono da rottamare. Dopo il duello all'ultima toga tra la procura di Salerno e quella di Catanzaro sulle inchieste aperte e poi bloccate del pm De Magistris, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi deve aver pensato che quello spettacolo indecente potesse essere l'occasione giusta per dare il colpo di grazia al cosidetto "partito dei giudici". Con una dichiarazione da primi anni Venti del secolo scorso, il Cavaliere Berlusconi ha fatto intendere che se ne frega dell'opposizione e per riformare la giustizia italiana il suo governo la Costituzione la cambierà a colpi di maggioranza, per poi dare l'ultima parola al popolo con un referendum. Brutta idea rifar le costituzioni nelle piazze con chi controlla tante tv. Il premier ha poi frenato ma non per pena nei confronti della sempre più debole opposizione, ma per timore di quel partito alleato che è anche l'unico oggi a poter essere di fatto "opposizione" in Italia: la Lega Nord di Bossi. Il senatur infatti sa che senza un minimo di tregua in Parlamento rischia di dover aspettare ancora a lungo la riforma sul federalismo e non vuole duelli all'ultimo sangue con l'opposizione. È Bossi l'unico che riesce ancora a frenare il capo del governo.

A proposito di Lega. Abbiamo rivisto qui a New York negli uffici dell'FBI il Ministro dell'Interno Roberto Maroni. Lo osservammo e intervistammo 14 anni fa, quando venne per la prima volta da ministro dell'Interno, per incontrarsi con i dirigenti dell'Fbi allora diretta da Louis Freeh. Ci fece una grande impressione Maroni nel ‘94, continua anche adesso.

Vorrei ricordare ai lettori, soprattutto a quelli più scettici sulla Lega, un episodio capitato proprio con Oggi7, che intervistando anni fa il giudice Gian Carlo Caselli, mentre terminava il suo incarico di procuratore capo del Pool antimafia a Palermo, alla domanda su chi fosse stato secondo lui il Ministro dell'Interno che durante gli anni di lotta alla mafia aveva aiutato di più le forze dell'ordine in Sicilia, dalla "toga rossa"si sentì replicare: "Roberto Maroni". Ovviamente non ne erano mancati di ministri degli Interni del centrosinistra durante la gestione Caselli a Palermo... Se poi pensiamo che nel 1994 il ministro Maroni, come del resto il primo governo Berlusconi, ebbe durata brevissima, sul giudizio di Caselli (la pensa ancora così?) si dovrebbe ancora riflettere.

Forse il capo del governo Berlusconi la riforma super necessaria della giustizia avrebbe avuto più chance di raggiungerla e senza rischiare di "strafare" se invece di scegliersi il capace - ma troppo giovane creatura sua - ministro Angelino Alfano, ecco avesse optato per un politico dal calibro di Maroni.

Chi ha letto ieri l'intervista del prontissimo collega di Republica Mario Calabresi al ministro per le strade di New York, certe idee dovrebbe se non necessariamente condividerle tutte almeno apprezzarne la chiarezza. Lucidità che sembra nascere da approcci non più ideologici ma pratici, di sostanza: vado, osservo, mi faccio spiegare bene e se penso che possa funzionare anche in Italia, perché non sperimentare?

Maroni ci ha detto che è venuto negli Usa per verificare e mettere a punto certi coordinamenti per l'antiterrorismo ma anche per osservare come funzionano qui le forze di polizia di una grande metropoli. Quando si conclude: "Ci vuole una centrale operativa unificata in ogni città, non possiamo continuare ad averne quattro o cinque - carabinieri, polizia, vigili urbani, vigili del fuoco..." come fa il ministro Maroni rispondendo alle domande di Calabresi, ecco che l'ex graffitaro della Lega ci appare come un politico dalle idée chiare, pragmatiche e dirette alla sostanza di ciò che si vuole risolvere. Maroni a New York, da ministro dell'Interno, lo abbiamo ascoltato rispondere a tutte le domande dei giornalisti sulla sicurezza. Noi di America Oggi avremmo voluto parlare con lui anche del soggetto riforme, peccato non sia stato possibile. Chissà se da ministro della Giustizia lui avrebbe potuto perseguire con più praticità qualche idea per tentare di uscire da una guerra permanente che sta ormai distruggendo ogni residuo di fiducia dei cittadini nella magistratura. Qualcuno è contento della situazione attuale? O è un incosciente, o è un pericolo per l'Italia. Senza fiducia nella Giustizia, ci può anche essere la "sicurezza", ma sicuramente non c'é più né la democrazia né la libertà. Vediamo chi ancora vorrà, o meglio, chi sarà in grado di difenderla la libertà in Italia.