SPETTACOLO \ PERSONAGGI/ Mezzo secolo di Mike

di Valerio Barghini

"Amici ascoltatori, Allegria!". Chissà quanti emigranti italoamericani, prima di lasciare il Belpaese in cerca di maggiore fortuna, avranno sentito questo incipit. Un invito, quello ad essere ottimisti, che incalza fin dagli anni Cinquanta, prima sulla radio e poi in televisione.

A lanciarlo, uno che di emigrazione se ne intende ma che in quel periodo, quando molti connazionali (soprattutto del Sud) si imbarcavano verso gli States in cerca di maggior fortuna, la strada decise di farla al contrario, ripercorrendo a ritroso il cammino che suo nonno Michelangelo aveva intrapreso anni prima (fine Ottocento) partendo da Campofelice di Fitalia, Palermo: Michael Nicholas Salvatore Bongiorno, al secolo Mike Bongiorno. Che in Italia la tv non si è limitato a inventarla: più semplicemente lui è la tv.

Nonno Michelangelo, si diceva, era giunto dalla Sicilia a New York e presto fece fortuna, permettendo al figlio Philip di studiare e diventare un rispettato avvocato nella comunità italoamericana ma che, durante la Prima Guerra Mondiale, venne inviato in Italia, a Torino, come ufficiale dell'esercito a stelle e strisce. Ed è a Torino che conosce e si innamora della signora Enrica Carello. I coniugi Bongiorno tornano a New York dove il 26 maggio del 1924 vede la luce Mike. Tutto sembra scorrere per il meglio ma la crisi del '29 è in agguato e gli affari per l'affermato avvocato Bongiorno vanno male: moglie e figlio tornano a Torino, dove il piccolo Mike inizia il proprio percorso scolastico.

Ed è qui che cominciano ad emergere i primi particolari forse un po' inediti e forse un po' poco raccontati della vita di Mike Bongiorno. Particolari che il grande presentatore ha riassunto in un libro edito da Mondadori (www.mondadori.it) dal titolo «La Versione di Mike»: un successo editoriale che ha richiesto la ristampa dell'opera. Un'autobiografia a coronamento di una serie di riconoscimenti, l'ultimo dei quali (ma in ordine rigorosamente cronologico) gli è stato attribuito due settimane fa a Milano al Circolo della Stampa: il Premio Santa Chiara, patrona della televisione, assegnato da un Club della Comunicazione intitolato alla Santa di Assisi (pensato e presieduto da un grande dirigente del Gruppo Mediaset, Marco Palmisano, un altro che di vite straordinarie se ne intende.

Volete saperne di più? Vi accontenteremo, in collaborazione con Mediawatch, una delle più importanti agenzie di comunicazione e giornalismo italiane, una sorta di "osservatorio" (ma il Big Brother non c'entra) per quelli che fanno il nostro mestiere e dopo una gustosissima intervista rilasciata a un grande del giornalismo italiano, il direttore di TgCom Paolo Liguori.

In Italia intanto arriva la Seconda Guerra Mondiale e certo per un cittadino americano le cose non potevano che mettersi male. Se poi questo cittadino americano era pure un collaboratore della Resistenza era pure peggio. Ed ecco comparire un numero che sarà una costante nella vita di Mike: il 3. Tre, infatti, sono state le volte che Mike l'ha scampata durante la guerra. Come quella volta a Cravegna, in Val d'Ossola quando, in procinto di varcare il confine italosvizzero, a causa di un traditore, la Gestapo catturò lui e i suoi amici e corse il rischio di essere fucilato. A salvarlo, per assurdo, il suo passaporto: un americano potrà senz'altro fornirci segreti sul nemico, pensarono i tedeschi.

Oppure nel "raggio della morte" al carcere di San Vittore a Milano (dove entrò in contatto con il maestro del giornalismo italiano, Indro Montanelli), dove i prigionieri vennero radunati e ne vennero scelti quindici da "processare" per ritorsione poiché un tedesco e un fascista erano stati eliminati.

O ancora nel campo di concentramento di Spital. Ma il suo angelo custode deve avere fatto bene il proprio dovere, visto che Mike venne scelto per uno scambio tra prigionieri. A Mike non parve vero; "Mi resi conto di essere effettivamente salvo quando, dopo essermi imbarcato sulla nave a Marsiglia, arrivai a New York".

Ma tre sono pure i personaggi a cui Mike deve la sua fortuna: Luigi Cavallero, redattore capo dello Sport del quotidiano La Stampa grazie al quale Mike inizia le sue collaborazioni giornalistiche. Poi Vittorio Veltroni, padre di Walter, segretario del Partito Democratico. Vittorio Veltroni, all'epoca era un affermato giornalista radiofonico il quale (correva l'anno 1954) incaricò Mike di effettuare una serie di servizi sulla ricostruzione postbellica italiana. L'incarico doveva durare un anno. Da allora di anni ne sono passati più di cinquanta e Mike è rimasto.

All'epoca, infatti, in Italia si stava "progettando" la televisione e, considerata la popolarità acquisita da Mike, Veltroni non ne voleva sapere di farlo tornare negli States. Mike accettò, certo con non poca titubanza: nasceva il suo primo programma (primo anche per l'allora Tv di Stato), "Arrivi e partenze". Un successo, manco a dirlo. Tanto che al secondo tentativo di tornare in America, Veltroni gli intimò di inventarsi qualcos'altro.

In America, in quegli anni, c'era un gioco a premi "The 64.000 dollars question", La domanda da 64mila dollari: in Italia vedeva la luce il mitico "Lascia o Raddoppia?" programmato sulla rete nazionale di sabato, "dirottato" al giovedì su richiesta dei gestori dei cinema che si trovavano le sale deserte e lasciato in quella collocazione oraria e settimanale ma con gli stessi gestori delle sale rassegnati ad iniziare la proiezione alla fine del quiz. Un programma, "Lascia o Raddoppia?" che, nelle parole del Presidente del Consiglio Berlusconi, "ha unificato il Paese e soprattutto la lingua, in un'Italia, quella del dopoguerra, in cui il dialetto prevaleva sull'italiano".

Già, Silvio Berlusconi: la terza persona fondamentale nella vita dell'italoamericano per eccellenza. Era la fine degli anni Settanta e ci si stava avviando verso la televisione commerciale. Mike lavorava alla Rai ma in cuor suo serbava il sogno di "fare qualcosa di diverso". La possibilità gliela offrì proprio Silvio Berlusconi il quale, proprietario della piccola Telemilano, si era messo in testa di scalfire il monopolio Rai. E considerato che Telemilano è la "mamma" del Gruppo Mediaset, be', forse tutti i torti non ce li aveva.

Berlusconi fa una corte spietata all'incerto Mike: una titubanza pari a quella che più di vent'anni prima lo stava facendo tornare in America. Ma Mike ha sempre amato le grandi sfide. E poi poteva fare tranquillamente l'"americanissima" pubblicità. Inoltre a fare da sprone c'era pure l'altrettanto "americano" principio meritocratico che nella tv di Stato sembravano non conoscere visto che allo sbigottito Mike, che guadagnava all'epoca 25 milioni di lire, Berlusconi gliene offrì 600. "Ma per quanto tempo?", chiese incredulo Bongiorno. "Ovviamente: per un anno", rispose impassibile Berlusconi. Il resto fu un gioco da ragazzi. Un gioco che dura, sulle reti Mediaset, con successo da più di 25 anni.

Tre volte ha rischiato la vita durante la guerra e tre uomini importanti nella vita Mike. Ma pure tre donne, tante quanti i suoi matrimoni. Il primo tutto "americano", nel 1948 con la cantante Rosalia Maresca, poi annullato (come prevedeva la legge dello Stato di New York) perché lei non voleva avere figli. Il secondo nel 1968 con Anna Rita Torsello, naufragato dopo due anni. Il terzo, sicuramente il più importante, con Daniela Zuccoli, di 26 anni più giovane e dal cui amore sono nati Michelino, Niccolò e (a distanza di anni, nel 1989) Leonardo.

Una vita coronata da tanti premi: il primo nel 1957 per "avere venduto la televisione agli italiani" e l'ultimo (per il momento) il Santa Chiara alla Carriera, datogli da Marco Palmisano in novembre. E nel 2007 pure la laurea "honoris causa" in Comunicazione rilasciata dallo Iulm di Milano.

Una cosa, però, manca. E Mike, da persona sincera e onesta qual è, non nasconde che gli farebbe piacere: la nomina a senatore a vita. Il sasso è lanciato, Presidente Napolitano: forse un po' di sana "Allegria!" a Palazzo Madama non guasterebbe.