PUNTO DI VISTA/ Colui che tutto sa e mai fallisce

di Tony De Santoli

"Cambi mestiere!". Era un pezzo che il suono di quest'espressione non risuonava nelle nostre orecchie. "Cambi mestiere" in genere è il "suggerimento" di chi è anche capace di esclamare: "Lei non sa chi sono io!". "Cambiare mestiere" lo ha consigliato nei giorni scorsi il presidente del Consiglio Berlusconi ai direttori del "Corriere della Sera" e de "La Stampa". Non è stata una bella sortita, no. Non è stata una buona idea. Non è certo stato un esempio di "statesmanship". Fanfani, Moro, Togliatti, Nenni, Almirante, Michelini, Malagodi e tanti altri esponenti politici dell'Italia che fu, mai avrebbero osato tanto. Non ci avrebbero neppure pensato. Dopotutto, è anche troppo facile "raccomandare" a uno di industriarsi in un altro lavoro... Oltretutto, chi si sente dire "cambi mestiere", può legittimamente replicare così: "Cambi lei il suo, magari".

Nel costume italiano, il personaggio che ti affronta con protervia e sufficienza e ti intima di "cambiare mestiere", era sparito, grosso modo, fra gli Anni Sessanta e gli Anni Settanta. Il tipo s'era arreso, dileguato, nascosto sotto l'offensiva di una morale nuova e giusta, la quale rendeva appunto grottesca ogni forma di tracotanza. Ci avevano pensato il cinema, la stampa e una tv ancora buona, a sbaragliare, e a liquidare, l'aficionado, l'alfiere, il giannizzero del "lei non sa chi sono io", del "lei si dia all'ippica!". Ma ecco che da noi, oggigiorno, la destra fa tornare a vita nuova, rialimentandone con gusto i vizi, l'italiano che tutto sa, tutto capisce, tutto intuisce e mai fallisce, mai tentenna, mai arretra, perdio...! L'italiano che di sé non ha alcun dubbio, ma che dubita di chiunque. L'italiano che sbava dalla voglia di "impartire lezioni", di "mettere in riga" chi sgarra, di richiamare i cittadini al sistematico assolvimento di doveri che lui in parecchie occasioni è il primo a disattendere... Ma non basta nemmeno essergli amici, non basta nemmeno dimostrare coi fatti che gli sei fedele e che credi, fermissimamente credi, nella sua "missione" politica, indubbiamente "alta", "sacrosanta". Come diceva il generale Patton: "Everyone's expendable"... Capito l'aria che tira in Italia?

Non è più polemica quella che si manifesta nella politica italiana, che ribolle in ambienti di destra, ma anche di sinistra (tanto più che la sinistra d'oggi è la pallida, stanca controfigura della sinistra che oltre trent'anni fa seppe imporre lo Statuto dei Lavoratori). Non è infatti polemica ricorrere con irritante metodicità all'invettiva, al gesto e alla parola di disprezzo, allo sfoggio di una sicumera ben superiore a quella che esibivano i democristiani di quaranta o cinquant'anni fa. Ma è così anche a sinistra, sebbene non in tutta la sinistra. Solo che nel Pd e in altri schieramenti del "progressismo" italico, una certa forma la si osserva ancora. Si vede come Walter Veltroni sia animato dalla voglia, dalla voglia crescente, di aprire sugli avversari un fuoco massiccio e magari anche scomposto. Ma lui si trattiene. Si controlla. Il senso della decenza gli va riconosciuto. Nel suo caso la forma è anche sostanza.

Ma quelli come lui appartengono ormai a una minoranza destinata, almeno secondo noi, ad assottigliarsi ancor di più. Oggi, in molti italiani si fa largo l'idea che l'invettiva sia appunto dimostrazione di forza, carattere, temperamento. La forza, il carattere, il temperamento sono ben altra cosa. Intanto, non hanno affatto bisogno di punti esclamativi o di "esortazioni" da bar "Marisa".