EVENTI/ECONOMIA&MODA/ Quel seducente spillo italiano

di Michelina Zambella

Girando per le strade della City, l'elegante Jessica Parker (Carrie Bradshaw in Sex and the City) corre a passo ultrasonico su scarpe altissime ma, a quanto pare, comode. Dalle ballerine ai trampoli, il primato della scarpa del XXI secolo spetta allo storico tacco a spillo. Un sogno per le donne, ma anche per gli uomini che da sempre lo collegano alla sensualità di una postura ineccepibile e attraente.

A celebrare quel mito che fa, dunque, del tacco a spillo un sinonimo di classe e seduzione la mostra intitolata "Il tacco a spillo - Fascino e seduzione", in esibizione presso l'Hilton Hotel sulla Sesta Avenue dal 3 al 5 dicembre. Li più di 90 creazioni made in Italy sono state esposte in due specifiche sezioni antologiche che hanno tracciato un percorso ideale sull'evoluzione del design e delle tecniche di lavorazione delle scarpe iniziato negli anni '50. «L'organizzazione della mostra a New York, concepita nell'ambito del Museo internazionale della calzatura "P. Bertolini" di Vigevano sotto la curatela artistica del designer Armando Pollini, è stata gestita dall'Istituto nazionale del Commercio Estero e dall'Associazione di categoria ANCI (Associazione Nazionale Calzaturifici Italiani) sotto gli auspici del Ministero dello Sviluppo Economico»- ha detto il Direttore dell'ICE di New York, Aniello Musella. Un evento che, in maniera nuova, una mostra per l'appunto, ha voluto ribadire l'eccellenza anche artistica della produzione italiana durante la settimana mercato del Ffany di New York, principale appuntamento di settore della costa est degli Stati Uniti. «Con questa mostra celebriamo non solo la calzatura e il design italiano, ma anche brand di designer americani che vengono prodotti in Italia e si possono considerare Made in Italy al 100%»- ha detto Musella.

Presentati come gioielli unici, colorati, scintillanti e impreziositi, quei tacchi hanno abbellito dagli anni '50 in poi i piedi di femmes fatales come Monroe, Bardot, Sophia Loren e Lana Turner. Designer italiani come Salvatore Ferragamo e Alberto Dal Co' accanto ai francesi Charles Jourdan e Roger Vivier; dalle scarpe prototipo di società locali di Vigevano, come Caimar, Waltea e Re Marcello, alle famose case di moda come Armani, Lagerfeld, Givenchy e Vuitton, fino alle ultime creazioni di Manolo Blahnik, Jimmy Choo e Christian Louboutin. «Il Made in Italy che intendiamo celebrare non intende solo la capacità di produrre marchi di stilisti italiani, ma anche di stilisti esteri, come Manolo Blahnik, che ha deciso di localizzare la sua produzione proprio a Vigevano» - ha detto Fabio Aromatici, Manager Generale di ANCI. Ma cosa rende speciale la scarpa italiana, oltre allo stile e alla rinomata qualità dei prodotti utilizzati? «Innanzitutto, l'Italia ha il vantaggio di avere a disposizione l'intera filiera produttiva. Secondo, la continua ricerca e innovazione nei materiali, nelle forme, nelle macchine produttive che deriva da una profonda conoscenza della filosofia del prodotto. Un esempio viene dalla città di Vigevano. Terzo, la vestibilità della scarpa, intensa non solo in termini di bellezza ma anche di comodità». Quanto alla cliente Americana? Aromatici ha così risposto: «La scarpa diventa lo strumento per realizzare il suo sogno. Ciò che conta è la vestibilità della scarpa intesa anche in termini di comodità. Lo stiletto, il tacco a spillo, può infatti essere molto comodo se ergonomicamente studiato. Gli innovativi risultati nella studio del piede consentono, infatti, all'Italia di guadagnare un vantaggio competitivo imbattibile. Si, dunque, al design italiano e alle belle linee. Ma con le scarpe made in Italy si va ben oltre».