EVENTI/LIBRI/ Soldati e anche scrittori di pace

di Emanuele Sesta

E' il 2 di dicembre e si respira un'aria ormai pienamente natalizia a New York. Mentre la città continua a riempirsi di luci e decorazioni, all'interno della sala dell'Istituto Italiano di Cultura di Manhattan, si svolge la presentazione di due libri; sono entrambe storie autobiografiche riguardanti una professione affascinante e spesso avvolta da un alone di mistero. Stiamo parlando del peacekeeper, ovvero del "soldato di pace".

Il primo libro si intitola "Una donna per soldato: diario di una tenente italiana in Libano", di Marina Catena edito da Rizzoli (2008). L'altro è "Professione Peacekeeper: da Sarajevo a Nassiriya storie in prima linea" di Andrea Angeli edito da Rubbettino (2005).

All'evento, oltre ai due autori-protagonisti, presenti l'Ambasciatore d'Italia alle Nazioni Unite Giulio Terzi, il Sottosegretario Generale all'ONU per le Operazioni di Peacekeeping, Alain Le Roy, il Console Generale d'Italia a New York, Francesco Maria Talò, l'ex Sottosegretario Generale all'ONU Giandomenico Picco e i giornalisti Giovanna Botteri (Rai) e Giampaolo Pioli (Quotidiano Nazionale).

A fare gli onori di casa, il direttore dell'Istituto, Renato Miracco.

Di fronte a un pubblico tanto numeroso quanto incuriosito dalle vicende professionali e umane di questi due "guerrieri di pace", l'evento si è aperto con le parole dell'Ambasciatore Terzi, che peraltro ha recentemente guidato una missione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite in Afghanistan (vedere articolo sotto). In particolare, Terzi ha elogiato il duro lavoro portato avanti dalle forze di pace italiane nel mondo, sottolineando «la straordinaria sensibilità e capacità di intermediazione delle nostre truppe, le quali riescono sempre a instaurare un rapporto molto diretto con la popolazione civile».

Riferendosi ad Andrea Angeli, Terzi ha detto che, leggendo il libro, si può sentire «vibrare questa sua forte passione per gli ideali delle Nazioni Unite» mentre, commentando la storia del tenente Catena, ha affermato di essere rimasto colpito dalla sua «narrativa appassionata che si sofferma sui singoli episodi e sui caratteri individuali». L'Ambasciatore ha poi ricordato l'eccellente contributo offerto dalle donne soldato che, «grazie al loro intuito, al loro innato talento e a una grande tenacia costituiscono, nell'esercito, un importante elemento di cui è bene fare prezioso tesoro».

D'altronde, come ha sottolineato il console Talò, «le nostre forze armate non solo sono altamente qualificate dal punto di vista professionale, ma anche da quello umano».

L'eccellenza italiana è stata lodata anche dall'autorevole voce del sottosegretario all'ONU per le operazioni di Peacekeeping, Alain Le Roy.

Accolto in sala come una vera e propria star, durante il suo intervento, Le Roy ha reso omaggio all'Italia ricordando più volte il ruolo di primo piano che il nostro Paese svolge nelle missioni di pace delle Nazioni Unite in tutto il mondo. L'Italia, ha ricordato Le Roy, con i suoi 8.000 uomini (e a questo punto, potremmo dire anche donne) è «il primo paese contributore di truppe dell'Unione Europea ed anche il primo tra quelli del G8». Apprezzamento è stato mostrato anche per il lavoro svolto dal nostro Generale Graziano, capo della missione UNIFIL (United Nations Interim Force in Lebanon) in Libano.

Certo, come ricordato da Le Roy, i problemi e le sfide non mancano. In tante zone del mondo, le forze armate dell'ONU operano tra mille difficoltà. Così accade ad esempio nella Repubblica Democratica del Congo, una regione in cui, come ha sottolineato l'ex diplomatico dell'Onu Picco, si assiste più che a una operazione di peacekeeping, a una difficilissima missione di vero e proprio peacemaking.

Il libo "Professione Peacekeeper" di Andrea Angeli, è invece la testimonianza diretta di uno dei cosiddetti "caschi blu" delle Nazioni Unite. Viene dunque raccontata la vita in prima linea di un funzionario ONU che attraversa alcune tra le più gravi crisi mondiali. Dai Balcani all'Iraq, all'America Latina.

L'autore del libro ha inoltre sottolineato l'importanza delle operazioni di pace condotte dalle Nazioni Unite in quanto «nessuno, come l'ONU possiede quel tocco magico necessario a fronteggiare un numero così elevato di crisi».

E' stata poi la volta di Marina Catena. Elegante e grintosa, pur essendo un Tenente dell'Esercito (prima donna ad essere insignita di tale grado), ha mantenuto tutta la sua femminilità. Lei stessa ha affermato che «nelle guerre, la bellezza e la femminilità ti aiutano a mantenere una dimensione quotidiana».

Ricordando l'importanza della presenza femminile nelle operazioni di peacekeeping, il Tenente Catena ha affermato con orgoglio che in Libano, ad esempio, è stato creato il Team Delta, «una squadra tutta al femminile con il compito di instaurare un vero e proprio dialogo "affettivo" con le donne del posto oltre che uno scambio di importanti informazioni di intelligence». Un successo che, ci tiene a precisarlo, è partito da «una iniziativa tutta italiana».

Durante l'evento, l'autrice del libro ha inoltre ripercorso le tappe della sua carriera commentando alcune foto che la ritraggono in divisa sul campo di lavoro o accanto a personalità come l'ex Segretario delle Nazioni Unite Kofi Annan.

La sua è una storia davvero particolare. Già funzionaria umanitaria del Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite a Roma, decise di intraprendere la carriera militare. Proprio per questa sua particolarità, fu definita una OGM (Organismo Geneticamente Modificato), metà umanitario e metà soldato.

Infatti, come ha raccontato lei stessa con molta ironia, «non si era mai visto fino ad allora che un funzionario umanitario delle Nazioni Unite volesse fare il soldato». Ecco perché il tenente Catena ama definire sé stessa come un "binomio": «Qualcosa che vivo con umiltà, ma anche con molta passione perché credo rappresenti un po' il mondo di oggi. Nei conflitti asimmetrici che il mondo attuale presenta è infatti essenziale che il soldato abbia anche delle competenze umanitarie così come è necessario che il civile sappia parlare con il militare».

Parola di Tenente.