LIBRI \ POESIA Dodici epigrammi in latino del poeta del «Canzoniere» raccolti da Francisco Rico

di Franco Borrelli

Leggeri, freschi e imprevedibili, proprio come gli uccelli di mare che danno il titolo alla raccolta, questi epigrammi in latino di Francesco Petrarca che la Adelphi, a cura di Francisco Rico, ha appena dato alle stampe [«Gabbiani», pp. 101, Milano, 2008, Euro 5,50]. Non solo Laura vi s'incontra, ma anche tanto amore. In improvvisazioni e occasioni le più impensabili e poeticamente efficaci. Il poeta del «Canzoniere» ne scrisse parecchi, ma non li volle mai riunire - data l'occasionalità della loro ispirazione e scrittura - in maniera organica, disposti cioè per la pubblicazione. Ma Laura, la "sua" Laura, è in questi versi sempre presente, ora come ombra fidata ora come presenza allegra e amorosa compagnia.

«Alcuni epigrammi - fa notare Rico nelle sue "Note ai testi" - li aggiunse come appendici indipendenti a lettere sue, una porzione delle quali avrebbe poi fatto entrare negli epistolari. Per la maggior parte, tuttavia, si trovano sciolti in manoscritti miscellanei...»

Colpisce la briosità dei versi e sorprende la banalità da cui s'inizia il puro canto lirico. Ora può essere un paio di scarpette cui le donne di Valchiusa non son abituate ["Discolor ut nymphae tetigit vestigia pellis, / laetior et cunctis nimis invidiosa puella, nescit habere locum, refugit sub claustra reverti" ("Appena la scarpetta colorata ebbe toccato i piedi della ninfa, / tutta contenta e invidiatissima dalle altre ragazze, / non sa star ferma, e si rifiuta di tornare a casa" - traduzione di Donatella Coppini)], ora la nostalgia dei suoi innumerevoli viaggi e delle memorie da essi inevitabilmente lasciate; ora uno scorcio architettonico come la torre di Parma, ora un semplice scorcio di vita agreste sottolineato dal cristallino canto di gallo; ora l'immagine della morte in un'Europa decimata dalla peste, ora il nostalgico ricordo della sua terra natìa ["Valle puer Clausa fueram, iuvenemque reversum / fovit in aprico vallis amena sinu. / Valle vir in Clausa meliores dulciter annos / exegi et vitae candida fila meae. / Valle senex Clausa supremum ducere tempus / et Clausa cupio, te duce, Valle mori" ("In Valchiusa ero stato bambino, e quando vi sono tornato giovane / la valle amena mi ha nutrito nel seno soleggiato. / In Valchiusa ho trascorso, da uomo, dolcemente gli anni migliori / e il candido stame della mia vita. / In Valchiusa desidero concludere, vecchio, l'estrema stagione / e con la tua guida in Valchiusa morire" - trad. di Mirella Ferrari)], ora la minaccia inesorabile del passare del tempo ["Lusimus atque novi flores concorditer anni / carpsimus et primo vere simul fuimus. / Egimus et calidae tempus simul omne iuventae / aestivosque dies ancipitesque vias" ("Insieme abbiamo gioito degli svaghi e, con animo concorde, / abbiamo colto i fiori della nuova stagione; / insieme siamo stati nella primavera. Insieme abbiamo percorso ogni istante di una giovinezza ardente / e le giornate dell'estate e le vie malcerte" - trad. di Maria Cecilia Bertolani)].

Su tutti, comunque, l'apertura dei "Gabbiani" del titolo ["Candida si niveis se nunc tua Laurea pennis / induat et pelago pulcra feratur avis, / nonne voles simili te transformasse figura, / mente manente quidem, sed variante coma?" ("Fulgida la tua Laura. E se penne come neve / vestisse, ora bella e alata sul mare, / non vorresti anche tu similmente mutarti, / col sentire tuo solito ma cambiato in figura?" - trad. di Natascia Tonelli)].

Una curiosità: le dodici traduzioni son tutte di mano (oltre che di mente e di cuore) femminile.

Un Petrarca meno solenne questo, se vogliamo, ma più umano, spigliato e immediato. «Sembrerà paradosso troppo ricercato - conclude Francisco Rico - sostenere che il meglio degli epigrammi di Petrarca risiede in ciò che meno hanno di caratteristicamente petrarchesco?». E come non concordare con lo studioso e critico (di un'impeccabilità certosina le note ad ognuno dei testi qui presentati) quando il poeta dell'amore scende dal piedistallo e viene ad essere uno di noi?