FOTOGRAFIA/MOSTRE/ Bello Ghirri, Isn’t He?

di Filomena Troiano

Agli inizi di quest'anno, l'Aperture Foundation (specializzata nell'arte della fotografia) ha pubblicato It's Beautiful Here, Isn't It...., la prima monografia del fotografo e scrittore italiano Luigi Ghirri. Molto conosciuto anche al di fuori dei confini italiani, le sue opere sono attualmente in esposizione all'Aperture Gallery, West 27th St. a New York City, fino al 2 gennaio e la presentazione porta lo stesso titolo del libro. La mostra, la più rilevante mai allestita negli Stati Uniti, offre, insieme al catalogo di cui sopra, una panoramica dei lavori più incisivi della carriera dell'artista, con stampe vintage e contemporanee che includono mappe, cartelloni pubblicitari e segnali stradali realizzati sotto diverse prospettive.

Nato a Scandiano (Reggio Emilia) nel 1943 e morto all'età di 49 anni nel 1992, Ghirri rivoluzionò il campo della fotografia italiana nel 1970, anno d'inizio della sua carriera, con l'utilizzo delle istantanee a colori che riprendono e osservano la cultura contemporanea del nostro paese. I suoi scatti ritraggono il paesaggio italiano con una onesta veridicità della routine quotidiana, priva del romanticismo ingenuo e sognatore. Influenzato dall'arte concettuale, il suo studio e le sue realizzazioni si dividono in due aree diverse. Da una parte il fotografo emiliano vede e cattura semplici oggetti del quotidiano, porte di garage, vetrine di negozi, cartelli pubblicitari, gente che aspetta, un paio di scarpe e lo fa con una luce nuova, spiritosa, che sfiora il surreale, che afferra ed esplora l'essenza della vista attraverso piccole strutture multiple. Infatti, le stampe, di piccolo formato con colori tenui, furono concepite in serie con l'intento di creare le cosiddette "poesie visive". L'altra area che riguarda gli scatti di interni, le foto di giardini e la fusione della paesaggistica con l'architettura, lo mostra come ricercatore dell'essenziale ed esploratore dello studio metafisico del paesaggio. La sua tecnica innovativa e le sue opere anticipano il lavoro di un consistente gruppo di fotografi contemporanei che vanno da Miguel Rio Branco a Andreas Gursky e William Eggleston, che ha scritto la prefazione del libro dell'Aperture Foundation. Verso la fine degli anni '70 Ghirri iniziò ad esporre con grande frequenza e il successo fu immediato. Nello stesso periodo iniziò la realizzazione di progetti culturali su larga scala, infatti lavorò alla realizzazione di un numero consistente di pubblicazioni per la casa editrice Punto e Virgola (rivista specializzata in fotografia), che fondò insieme a Paola Borgonzoni e Giovanni Chiaramonte e poi più tardi all'organizzazione di altre grandi mostre quali Iconicittà (1980), Viaggio in Italia (1984) e Esplorazioni sulla Via Emilia (1986) che suscitò un dibattito molto acceso tra i critici. Dopo il 1980 e fino alla sua morte Ghirri si dedicò principalmente alla paesaggistica e all'architettura, nel 1985 il grande designer e direttore, Aldo Rossi, lo volle alla realizzazione della sezione architettura alla terza edizione della Biennale di Venezia, tre anni dopo, nel 1988, curò la sezione fotografia alla Triennale di Milano. Il suo lungo studio e la profonda riflessione sul tema della paesaggistica raggiunse l'apice alla fine degli anni 80 con la pubblicazione di Paesaggio Italiano e Il Profilo delle Nuvole, entrambi apparsi nel 1989.

La sua arte è stata il soggetto di molti libri e molte sue opere, oggi, sono conservate in diversi musei in tutto il mondo, tra i questi il MOMA a New York City, lo Stadelijk Museum ad Amsterdam e il Fond National d'Art Contemporain a Parigi.