Che si dice in Italia

Quello spreco non si tocca!

di Gabriella Patti

Si rassegna persino il ministro Renato Brunetta, fustigatore dei "fannulloni. «Le Province non riusciremo a eliminarle» ha ammesso sconsolato. Sappiamo che sono gli enti forse più inutili nella lunga lista di istituzioni mangiasoldi e poco funzionali che costellano l'Italia. «Se le abolissimo faremmo dei risparmi» dice. E pure consistenti, visto che sono 109, ognuna con un proprio apparato di dirigenti, impiegati, consulenti, uffici e quant'altro. Chiuderle sarebbe davvero importante, vista la recessione e la crisi economica. «Ma non ce la faremo» sintetizza Brunetta. Il realismo del ministro nasce dal fatto che la Lega ha cambiato idea. Durante tutta la campagna elettorale il partito di Umberto Bossi aveva tuonato contro le Province, ennesimo spreco figlio della solita "Roma ladrona". Poi, andati al governo, i leader duri e puri del partito del Nord hanno fatto marcia indietro. Molti dei loro iscritti sono ben inseriti nelle giunte e nelle strutture delle famigerate Province. E queste sono piccole centrali di potere: fanno guadagnare stipendi e gettoni di presenza, dispensano appalti e posti di lavoro, sono funzionali alla raccolta di voti. Quindi, contrordine: non si toccano. Anche l'altro cerbero del governo, il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, ha dovuto allargare sconsolato le braccia: «E' già tanto se riusciremo a evitare che ne nascono di nuove». E pensare che la prima proposta per abolirle venne presentata in Parlamento ben 108 anni da un deputato (citiamo il nome di questo politico lungimirante: Gesualdo Libertini) che, senza mezzi termini, le definì inutili. Oggi, poi, sono anche molto più care di prima: sembra complessivamente, negli ultimi otto anni, il loro costo sia salito del 65 per cento. Ma sul tenerle in piedi sia la destra sia la sinistra, con la Lega, sembranoavere trovato uno dei pochi accordi. Sulla pelle dei contribuenti.

ACQUA AZZURRA, ACQUA CHIARA cantava Lucio Battisti. Oggi bisognerebbe aggiornare quei bei versi su musica di Mogol. Lo ha fatto un settimanale titolando una sua inchiesta: Acqua azzurra, acqua cara. E' vero, il liquido più prezioso e essenziale che ci sia (altro che petrolio!) sta costando sempre di più. Le bollette sono cresciute in pochi anni del 32 per cento. E sapete perché? Perché le reti idriche stanno finendo nelle mani dei privati. Teoricamente la cosa dovrebbe essere conveniente: la concorrenza tra aziende significa più efficienza con costi minore. In realtà si sta scoprendo che dove i privati sono giù intervenuti spesso si paga di più.

L'ACCUSA CHE LA MAGISTRATURA non sia indipendente dal potere politico è vecchia. Da almeno dieci anni si parla di giustizia a orologeria. Che l'accusa sia vera è ancora da dimostrare, anche se certe casualità hanno dello sconcertante. Adesso, invece, si parla dell'indipendenza "interna" alla magistratura. Ovvero , per dirla con le parole del giudice Luigi De Magistris, se "un magistrato può agire con autonomia e indipendenza senza doversi guardare le spalle da alcuni propri colleghi". Questo è il senso dello scontro tra le procure di Salerno che ha individuato nella procura di Catanzaro un presunto complotto ai danni di De Magistris e ha aperto un'indagine alla quale ha risposto la procura indagata aprendo a sua volta un'indagine contro quella di Salerno.

QUASI 800 MILIONI DI EURO. Mica poco, sono soldi che potrebbero risolvere parecchie cose. Ma sono soldi "intoccabili", nel senso letterale del termine. Perché sono nei conti cosiddetti dormienti - cioè sui quali da anni non c'è stato alcun movimento - presso le banche italiane e il cui elenco è consultabile da qualche giorno sul sito del ministero dell'Economia e delle finanze http://www.mef.gov.it/depositi-dormienti/). Si tratta di 1.071.590 conti. Entro il 15 dicembre possono essere reclamati presso le banche. Oltre quella data bisognerà rivolgersi direttamente al ministero.