Musica Classica \ Magico Chopin con Pollini e Lang Lang

di Franco Borrelli

Quando la poesia si unisce alla perfezione, quando la tecnica si fa purezza e passionalità insieme, quando la precisione si coniuga con la bellezza espositiva si grida al miracolo, si resta stupiti, ci si esalta. E' lo Chopin di Maurizio Pollini (nella foto, © J. Taylor) a meravigliare per coinvolgimenti e romantiche atmosfere; un'oasi per l'anima e il cuore, che ritrovano nelle sue ballate, mazurche, valzer e "improvvisazioni" giustificate consolazioni e compagnie. Ce ne dà testimonianza il recente «Chopin (Opp. 33-36, 38)», un Cd di notevole spessore uscito di recente per la Deutsche Grammophon (gruppo Universal Classics).
Uno Chopin, questo del nostro virtuoso, solitario e meditativo, rivelante malinconie ed amori, attese e gioie di vivere, accoramenti e voglia d'essere con l'amata. Più corale, invece, e più spettacolare per colori, quello che, sempre per la Deutsche, ci viene mediato invece dal geniale cinese Lang Lang in «Chopin: Piano Concertos 1 & 2». Da entrambi gli album, comunque, suggestioni e stupende letture musicali.
Fra i più grandi pianisti della nostra epoca, Pollini è particolarmente famoso per le sue interpretazioni di Beethoven, Schubert, Schoenberg, Webern e, appunto, Chopin. Ha frequentato spesso anche compositori del periodo classico, come Mozart, e romantico e tardo-romantico, come Schumann, Liszt e Brahms. Si è poi spesso cimentato con gran successo anche nell'esecuzione di opere di autori moderni tipo Boulez, Nono e Stockhausen, e importanti composizioni di musica moderna sono state scritte espressamente per lui. Basti pensare, ad esempio, alle "Sofferte onde serene" di Nono, alle "Masse: omaggio a Edgard Varèse" di Giacomo Manzoni ed alla "Quinta sonata" di Salvatore Sciarrino. Pollini è sinonimo di tecnica sopraffina e di limpidezza e perfezione della qualità del suono, con un'attenzione certosina e quasi maniacale per i dettagli, benché assai minimi, dei compositori affrontati. E' stato accusato a volte di freddezza, ma le sue interpretazioni rivelano sempre una convincente forza espressiva e un calore difficile a trovarsi in giro. Diplomatosi al Conservatorio di Milano, si è perfezionato con Arturo Benedetti Michelangeli, suonando poi, dalla metà degli anni '60, con le maggiori orchestre europee, americane e asiatiche. Ha debuttato negli Stati Uniti esattamente quarant'anni or sono, nel 1968.
Da Lang Lang, invece, ci viene - come già detto -, uno Chopin orchestrale più corale (ma i colori, dell'ispirazione e della sua conseguente espressione, son sempre gli stessi di quelli di Pollini, solo più... allargati).
Amato da alcuni e detestato da altri, il virtuoso cinese è stato recentemente definito "il più grande e più esaltante talento" in circolazione. È stato favorevolmente accostato ad Horowitz. Nel 2001 ha debuttato alla mitica Carnegie Hall di New York con il tutto esaurito, accompagnato da Yuri Temirkanov; e in questi ultimi tempi s'è esibito, suscitando calorose partecipazioni e consensi di pubblico e di critica un po' ovunque, dalla "Notte toscana" con Andrea Bocelli alle recenti Olimpiadi pechinesi.