MUSICA & FOLKLORE/ La band calabrese QuartAumentata con atmosfere spettacolari e trascinanti della Locride

di Laura Caparrotti

Un  paio di settimane fa mi arriva da un amico calabrese un'email di invito per assistere al concerto dei QuartAumentata, una band calabrese - della Locride, precisamente - che fa ottima musica, almeno a sentire il mio amico, che mi promette: "Ci facciamo una tarantellata come mai hai fatto".

Il luogo è il ristorante Ponte, e precisamente la zona della lounge al pianterreno. Quando arrivo ci sono già varie persone che aspettano i musici mentre gustano degli antipastini messi a disposizione dal ristorante per l'occasione. Incontro i componenti del gruppo prima del concerto e vengo pregata di aspettare a fare l'intervista: "Devi prima ascoltare la nostra musica e poi possiamo parlare".

E la musica finalmente inizia: una parte del pubblico inizia a ballare, anzi a saltare, cantare, anche se non sa le parole, improvvisare dei passi di tarantella che potrebbero essere quelli di una qualsiasi danza etnica basata su percussioni e ritmi tribali. Il divertimento è tanto, la voce del solista Paolo Sofia è eccellente e la musica di Massimo Cusato alle percussioni, Salvatore Gullace alla chitarra e di Peppe Platani al basso è travolgente.

Dopo vari balli e molti applausi ci sediamo con Paolo e con Domenico Marando, tour manager dei QuartAumentata, per una chiaccherata sulla loro musica e sulla loro avventura newyorkese.

«Eravamo a Boston, ospiti della manifestazione Respiro della terra, in rappresentanza della Calabria e abbiamo provato a fare un concerto anche qui a NY, visto che da qui dovevamo passare. È stato tutto molto improvvisato».

Ci dice Domenico aggiungendo alcuni dati fondamentali dei gruppo: la partecipazione, avvenuta proprio a novembre, alla Rassegna della canzone d'autore del Club Tenco e ad un doppio CD, entrambi dedicati a Sergio Bardotti, artista, autore e produttore importantissimo.

«Nel 2009, invece, incideremo un CD dedicato a De Andrè, in cui riarrangeremo alcune sue canzoni, traducendone i testi in calabrese».

Paolo Sofia, cantante e scrittore dei testi e in parte delle musiche del gruppo, ci racconta invece il passato del gruppo: «È un percorso che abbiamo intrapreso perchè eravamo amici e volevamo fare qualcosa che venisse da un luogo ben preciso. La matrice principale è naturalmente la musica tradizionale, contaminata però da musiche mediterranee più dalle esperienze di ogni singolo musicista, dalla musica classica al jazz a pop. Con equilibrio mescoliamo le varie influenze. Il tutto è poi assaporito dalla lingua dialettale».

Parlando si arriva a toccare il tasto di una musica tradizionale che realmente tradizionale non è o comunque non è tradizionale così come la vorrebbe una certa parte del pubblico, specialmente nelle comunità italiane all'estero.

«Rimangono sbigottiti quando iniziamo a suonare. Non facciamo "Calabresella mia" e altre canzoni di tradizione pura. Poi però si sciolgono e ci seguono e si divertono tutti molto. Anche se prima della fine del concerto, "Calabresella mia", e solo quella, ci scappa sempre. Bisogna pure arrivare ad un compromesso!»

Suonare all'estero però non è solo questo.

«La cosa che ci da una soddisfazione enorme è vedere che la nostra musica è apprezzata dagli americani, da quelli che non conoscono non solo noi, ma anche il dialetto. Quando vediamo un pubblico composito ballare, scatenarsi e gioire, possiamo dirci soddisfatti. Fortunatamente è successo sempre in tutti i nostri concerti tenuti negli Stati Uniti negli anni».

Prima di lasciare Paolo alla seconda parte del concerto, chiedo che tipo di futuro prevede per la musica tradizionale e etnica.

«Penso che il futuro della musica sia una finestra aperta sulla musica etnica, solo andando a cercare nell'antico si può fare qualcosa di nuovo».

La musica riparte e qualcosa di miracoloso accade. Le signorine vestite di tutto punto da venerdì sera iniziano a ballare, o meglio a reagire incessantemente alla musica, alle percussioni, al ritmo, alle voci, quasi fossero in una sorta di trans. Il gruppo è chiamato a fare ripetuti bis prima di riuscire a mettere la parola fine sulla serata. Una parola che vale solo per quel giorno, visto che il gruppo sarà di nuovo negli Stati Uniti a giugno e poi a luglio. Se però non volete aspettare i mesi caldi e volete conoscere meglio i QuartAumentata, il loro sito è www.quartaumentata.it.

Nelle foto, il complesso

dei QuartAumentata

durante il concerto newyorkese; accanto al titolo,

la "voce solista" Paolo Sofia