MOSTRE/LUIGI BENEDICENTI ALLA BERNARDUCCI MEISEL GALLERY/ “La Dolce Vita” dell’arte col cibo

di Filomena Troiano

"Food art" è un'espressione molto nota e in voga a New York City, è la denominazione di un genere artistico che annovera geni come Betty Hirst - qualcuno avrà sentito parlare delle sue composizioni con la carne -  oppure Martha Friedman con i suoi waffles giganteschi  installati in un parco a Brooklyn o dei ghiaccioli di Tim Berg a Long Island. Quest'anno la Grande Mela celebra e annovera nella lista dei "food artists" il pittore italiano Luigi Benedicenti,  in mostra con una prima personale, dal titolo emblematico "La Dolce Vita", presso la Bernarducci Meisel Gallery, 37 west 57th st., fino al 13 dicembre.
Le opere esposte  sono solo alcune delle creazioni più "zuccherine" di Benedicenti che si diverte a scegliere e quindi ad osservare insolitamente i  dolci della tradizione italiana conferendo all'esibizione, a buon ragione definita dai critici "deliziosa", un sapore nostrano. Caratteristica davvero peculiare quella dei quadri del pittore di Chiari, borgo alle porte di Torino, dove la sua musa ispiratarice è, inasapettatamente e a sorpresa, una pasticceria artigianale del posto.  Artista in Italia meglio conosciuto come foto-realista, Benedicenti presenta tele che espongono come vetrine, enormi profiteroles alla crema, pere abbandonate alla dolcezza del caramello, bignè spruzzati di zucchero a velo, insomma un vero solletico per il gusto dello spettatore, tormentato dalla possibilità di gustare solo attraverso gli occhi. La frutta e le crostate, le creme, i cioccolati a guardarli inducono ad una vera sensazione di dolcezza e risultano così ben assortiti con il dettaglio e la precisione di uno stile molto complesso.  
Ogni riflesso delle glasse e delle gelatine che ricoprono le tortine, il ricciolo delle meringhe, ogni briciola del gigantesco tartufo al ciocacolato, prendono forma e si realizzano, sotto le pennellate dell'artista, in modo così vivido da scatenare il desiderio di sedersi al tavolo di un caffè, perché no in una lenta e leggera giornata di sole, di una bella piazza italiana e abbandonarsi al piacere di un dolce. Benedicenti si spinge così oltre i confini delle linee e dei colori che lo spazio pittorico diventa tridimensionale, da qui l'accostamento alla tecnica comune ai pittori barocchi come il Caravaggio. L'artista sceglie i colori ad olio per rappresentare la terra, l'acqua e la frutta, parte dal disegno e dai colori monocromatici del chiaroscuro e poi si abbandona a splendide fantasie colorate in cui volume, luce e trasparenza contribuiscono alla creazione di queste pompose opere d'arte. I suoi quadri sono di grande successo non altro perché i "soggetti" che egli rappresenta sono quelli che ama di più, infatti nella messa a fuoco di crostate e bignè li pone davanti a sfondi coloratissimi, li appoggia su scintillanti fogli di carta argentata intensificando le qualità di seduzione e di stimolo proprie del "soggetto".  Dopo una sua prima breve mostra negli anni settanta, nonostante l'esito positivo e l'acclamazione da parte di pubblico e critica, Benedicenti decide di appartarsi e non mostrare la sua arte al pubblico per molto tempo, senza però mai smettere di sperimentare nuove tecniche e immagini e di esplorare territori artistici nuovi.
Uno dei più capaci e significativi artisti della tecnica pittorica della natura morta contemporanea Benedicenti  è ritornato a mostrarsi al grande pubblico solo dopo gli anni novanta molto probabilmente solo dopo essersi lasciato andare alla giusta ispirazione, i "soggetti" della pasticceria del suo paese natio.