SPECIALE/LIBRI/ Il “Gladiatore” all’Onu

di Stefano Vaccara

Nella Casa Italiana Zerilli Marimò della New York University, venerdì 21 novembre, è stato presentato il libro, curato da Ranieri Tallarigo, "L'Italia all'Onu. 1993-1999. Gli anni con Paolo Fulci: Quando la diplomazia fa gioco di squadra" (Rubettino, 2007). Con l'ex ambasciatore italiano all'Onu Paolo Fulci, hanno dibattuto il libro il Giudice Dominic Massaro, i giornalisti Alessandra Baldini (Ansa) e Arturo Zampaglione (La Repubblica), e altri ex diplomatici della squadra di Fulci che prestarono servizio alla Missione dell'Italia all'Onu negli anni Novanta e che poi hanno proseguito con successo la carriera. Tra questi, l'attuale ambasciatore all'Onu Giulio Terzi di Sant'Agata, l'attuale numero due dell'Ambasciata a Washington Sebastiano Cardi e anche l'attuale console generale italiano a New York Francesco Maria Talò.

Paolo Fulci ha presentato alla Casa Italiana Zerilli-Marimò il libro che ripercorre le attività della missione italiana alle Nazioni Unite dal 1993 al 1999 quando, grazie alla sua regia, la diplomazia italiana riuscì a impedire che l'Italia, con altri paesi come l'Egitto, il Pakistan e l'Argentina, fosse declassata nella serie B delle nazioni da quello che era stato battezzato il "quick fix": l'allargamento dei seggi permanenti dell'organo di governo dell'Onu a Germania, Giappone, India e Brasile.

L'ambasciatore al Palazzo di Vetro, Giulio Terzi, numero due della missione italiana durante gli anni di Fulci, ha detto: "L'idea del quick-fix non è tramontata, ora si chiama fast track, corsia preferenziale". Terzi ha anche letto un messaggio del ministro degli Esteri Franco Frattini, il quale - ricordando che l'Onu inizierà i negoziati intergovernativi sulla riforma nel febbraio 2009 - ha sottolineato che l'Italia mantiene lo stesso obiettivo: "Rendere il Consiglio più democratico e rappresentativo".

Poi è stata la volta del giudice Dominic Massaro della Corte Suprema dello stato di New York, che fu in prima linea negli anni di Fulci per sensibilizzare il Congresso sull'importanza della "via italiana" alla riforma del Consiglio di Sicurezza. Nel dibattito ha ricordato alcuni aneddoti su Fulci , in particolare il ricevimento al Waldorf Astoria del 1998 in onore degli ambasciatori di 32 piccoli stati insulari. Infatti la strategia di Fulci di contenimento della Germania e il Giappone, si basò soprattutto sull'appoggio che egli riuscì a ottenere a favore dell'Italia da questi micro stati, che però, ricordava sempre l'ambasciatore ai suoi diplomatici, durante i voti dell'Assemblea Generale della Nazioni Unite contano quanto la Cina o gli Stati Uniti. Così Fulci riuscì a "stoppare" ogni tentativo di imporre una riforma del CdS dell'Onu a sfavore dell'Italia.

Il volumetto è una collezione di interventi dei diplomatici che lavorarono all'Onu con Fulci e che ricordano lo stile di lavoro dell'ambasciatore chiamato da molti "il gladiatore" (così fu anche il titolo di una prima pagina di Oggi7 degli anni novanta con una intervista all'ambasciatore Fulci, ndr), instancabile lottatore diplomatico che raggiunse importantissimi obiettivi per l'Italia all'Onu riuscendo a coinvolgere ed entusiasmare - nonostante l'enorme mole di lavoro richiesta- tutta la squadra dei suoi diplomatici per raggiungere l'obiettivo senza mollare mai. "Il segreto del successo è la costanza del proposito" questa frase di Benjamin Disraeli, Fulci la ripeteva ai suoi funzionari appena arrivavano al Palazzo di Vetro, e così farà ancora una volta nell'introduzione al libro in cui una dozzina di diplomatici nei loro capitoli esaltano con i loro ricordi il metodo di lavoro inaugurato all'Onu da Fulci quindici anni fa.

La diplomazia multilaterale come scienza esatta? Fulci e i suoi colleghi a New York negli anni Novanta praticamente ne elaborarono una formula perfetta, e nel libro rievocano quei metodi di lavoro che portarono l'Italia a vincere all'Onu 27 elezioni e a perderne solo una (di un voto, ma perché alcuni diplomatici si trovavano fuori sede proprio in quell'occasione... ). "L'imbattibile macchina elettorale italiana" fu chiamata la squadra di Fulci dagli altri diplomatici all'Onu che infatti impararono ad ammirarla e temerla: quando venivano a sapere che alla presidenza di una determinate commissione concorreva anche un cadidato italiano, le loro candidature battevano in ritirata... E così Fulci e la sua missione riuscì soprattutto a fermare le ambizioni dei paesi G4 (Germania, Giappone, India e Brasile), che aspirano ad un seggio permanente del CdS.

"Li chiamavamo The Pretenders da una canzone dei Platters - ricorda l'ex ambasciatore - mentre il nostro soprannome era il Coffee Club", perché le riunioni informali avvenivano sempre di fronte ad un caffé ai margini del Palazzo di Vetro.

L'obiettivo dell'Italia e dagli altri Paesi riuniti oggi nel gruppo "Uniting for Consensus" è di aggiungere "seggi regionali" al Consiglio, per dare più voce all'Unione europea. "L'Europa unita è stata creata passo dopo passo, e continua ad essere costruita - argomenta l'ambasciatore -. Un seggio comune europeo dovrebbe essere costruito allo stesso modo".

Alla Casa Italiana Zerilli Marimò così come più volte nel libro, sono state anche ricordate le parole che l'ex inviata Usa all'Onu Madeleine Albright scrisse sulla fotografia regalata a Fulci (e che lui tenne sempre nel suo ufficio) prima di tornare a Washington come segretario di Stato dell'Amministrazione Clinton: "Your diplomacy is legend", la tua diplomazia è leggendaria. E la Albright sapeva di cosa stesse parlando. Nel libro, il diplomatico Paolo Casardi (attualmente ambasciatore italiano in Cile) racconta un episodio emblematico: "Ricordo, a titolo di esempio, il primo incontro dell'Ambasciatore USA, Madeleine Albright, con l'Ambasciatore Fulci... L'ambasciatore Fulci ed io sedemmo su un divano, la Albright su una poltrona vicina. Senza troppi preamboli la Signora cominciò a spiegarci la sostanza dei vari dossiers in trattazione al Consiglio di Sicurezza... Cominciò quindi ad elencare le cose che evidentemente si aspettava dall'Italia e dall'Ambasciatore italiano: per la Libia dovete fare questo, sul Sudan dovrete dire quest'altro. Il tono della Albright era quello del professore con l'alunno; notai che il volto dell'ambasciatore Fulci andava scurendosi. Purtroppo la nostra iterlocutrice continuava spedita: per l'Iraq ci aspettiamo che facciate così, sulla Corea del Nord dovrete dire la tale cosa, ecc. Arrivati a circa metà dell'esposizione, l'Ambasciatore Fulci interruppe la Albright e con tono deciso disse: Signora ho ascoltato abbastanza; lei ha evidentemente dimenticato che io sono l'Ambasciatore d'Italia, non un sergente dei Marines!".

Un diplomatico leggendario, soprattutto un trascinatore. Un capo missione rigoroso, che riuscirà sempre ad ottenere la massima performance da tutti i suoi collaboratori. Per i diplomatici che hanno firmato gli interventi nel libro, gli anni passati con Fulci all'Onu restano i più entusiasmanti e indimenticabili della loro carriera. La Albright, dopo l'Onu, verrà chiamata a guidare il Dipartimento di Stato, mentre la pur leggendaria diplomazia messa in mostra nell'arena del Palazzo di Vetro, non potrà dare un altrettanto prestigioso incarico a Fulci che però resterà orgoglioso e felice di aver servito gli interessi dell'Italia. Chi leggerà il libro, alla fine potrebbe convincersi che Fulci, ad oggi, sia stato il migliore e più efficace ambasciatore dell'Italia repubblicana.