PRIMO PIANO/LIBRI/ Nella selva oscura di NY

di Michelina Zambella

Ritorna a far parlare di sé Claudio Angelini, nella sede che fino ad un anno fa lo ha visto promotore di lungimiranti programmi culturali, ma che questa volta lo ha calorosamente accolto in veste di ospite. "A casa sua", l'ex Direttore dell'Istituto Italiano di Cultura di New York ha presentato, lunedi 24 ottobre, il suo romanzo La Foresta di New York (Rizzoli, apr.2008, 205 p., E.17, 00), assieme a Renata Sperandio dell'IIC, Michael Moore (Pen New York -Translator Committee), Arturo Zampaglione (La Repubblica), Lorenzo Gigliotti (Il Mattino di Napoli) e Silvia Giampaola, la cui voce si è magnificamente prestata a recitarne alcuni brani.

Giornalista e scrittore, notista politico dell'ufficio di corrispondenza RAI dagli Stati Uniti,attualmente anche Presidente della Società Dante Alighieri a New York, dopo Il mistero di Simonetta, giallo ambientato nella corte di Lorenzo Il Magnifico, Angelini è ritornato sulla scena con una narrativa curiosa e attuale.

Le dinamiche di stradicamento del neoarrivato che, nel nuovo paese, cerca di adattarsi, come meglio può, si svelano attraverso la ricerca di un soddisfacimento continuo, attraverso un gioco erotico, perverso e forse immaginario di appagamento fisico. Colmare quel vuoto spazio-temporale creato dal jet lag, lasciandosi sedurre dalla città delle tentazioni. Per certi versi simile a Roma, il protagonista vive con New York un rapporto di odio e amore. È la foresta in cui l'uomo-cacciatore si attiva, tra gli alberi-grattacieli, quella in cui i suoi istinti maschili vengono alla ribalta. Come il libro stesso racconta: «Siamo a New York ed è il 31 dicembre 1999. Un giornalista italiano di mezza età, che vive da tempo negli Usa mentre la moglie Francesca lo attende fiduciosa a Roma, ha appena saputo che il suo migliore amico Valentino, compagno di vizi di una vita intera, è morto a causa del fumo. Ciò non è sufficiente a frenare la sua ricerca di dissolutezza: al party di fine millennio conosce Mary, una splendida top model nera, e se la porta a letto. Nel frattempo Susan, amante meno invasiva, lo aspetta per dargli un altro po' di calore. New York è la sua foresta di contraddizioni, la metropoli febbrile della sua fuga senza leggi, e lui non può fare altro che concedersi sempre qualcosa di più. Ma la scomparsa di Valentino lo ha in qualche modo segnato, e la voce dell'amico riemerge imperterrita nella notte per tentare di placarlo. Per questo torna dalla moglie, in un'Italia splendida e decadente, dove si innamora però anche della giovane Lola. Ma subito rientra a New York, per poi partire di nuovo, alla ricerca di qualcosa che ogni volta assume nomi e corpi diversi. Accecato dall'ossessione e incapace di reagire, precipiterà in un limbo sempre più nero, vittima dell'assurda mancanza di un luogo, di un tempo e di una Maddalena che lo possa redimere».

Come Lorenzo Gigliotti ha osservato: «Il girovago giornalista ha l'emblematico bisogno di non colorare la sua esistenza, definendola con qualcosa di certo. Questa apertura rappresenta la sua possibilità di poter continuare a vivere. Rincorre l'alba attraverso il jet lag, muovendosi senza mai fermarsi, in una sorta di dongiovannismo in cui la seduzione diventa l'elemento vitale di un'identità vacillante». Gigliotti allude al bisogno di non definire la propria esistenza come chiave di lettura della maniacalità del protagonista, pronto costantemente a colmare il vuoto di cui ha paura, in quel mondo di doppi dove la scissione, alla fine, si risolve con la religiosità del rientro, con l'accettazione della morte che va a definire la sua esistenza, la sua definitezza appunto. Michael Moore, partendo dall'analisi del titolo e della copertina, riconosce al libro di Angelini la novità nell'aver saputo affrontare, in maniera discrezionale e sottile, il tema delicato dello smarrimento, della perdita di punti di riferimento, in seguito agli avvenimenti dell'11 settembre 2001.

«Poesia e storia si intrecciano nel libro di Angelini, similmente a quanto accade in Netherland di Joseph O'Neill (pubblicato a maggio 2008, un mese dopo Angelini) raccontando la figura iconica della donna». Il protagonista, quasi uomo-oggetto, non cerca l'appagamento sessuale, che viene idealizzato attraverso la ricerca della Maddalena, ma quello estetico, che gli si addice in quanto artista. La Maddalena, donna angelo ma anche terreno, diventa il punto di riferimento ideale, cercata e ambita nella foresta newyorkese, sintesi di tutte le donne e l'amante che si vorrebbe tanto conoscere. Sebbene si tratti di fiction, Angelini reclama l'autobiograficità del protagonista, solo in quanto giornalista vittima dell'11 settembre, nonchè di quel processo di integrazione/disintegrazione di un vagabondare continuo, che lo porta a vivere un "rapporto di infedeltà continuo" nei confronti delle due città. «Quella data cambia il carattere del protagonista, che diventa più serio e si riscopre attraverso la sua vera donna, da cui poi ritorna. Le due città assumono sembianze femminili e il suo protagonista si innamora delle donne che queste città rappresentano».

Non è chiaro dove alla fine il protagonista deciderà di vivere. Ciò che è certo è che questa favola moderna esemplifica la sensibilità di molti viaggiatori, vittime del Jet lag (questo era il titolo cui inizialmente Angelini aveva pensato), persi nel limbo spazio-temporale di una dualità perenne. «Il racconto consiste nella ricerca di un'identità perduta e spezzata dall'atlantico in una folle ricerca di qualcosa che arriva solo alla fine», commenta Arturo Zampaglione, che aggiunge: «Netherland e La Foresta di New York partono dalla stessa realtà, ma la affrontano in maniera diversa. Il personaggio di Angelini vive in una New York già cambiata, in cui analizza le differenze culturali e psicologiche di ognuno di noi, delle due realtà che vengono raccontate senza descrivere la città, ma attraverso pagine erotiche».

L'urbanistico e l'erotismo si intrecciano, infatti, nella ricerca di due città che assumono sembianze femminili: New York è l'amante avventurosa, affascinante e trasgressiva, quella dell'appagamento momentaneo; Roma è la donna amata, sua moglie, con cui preferisce morire nel suo paese, l'Italia, che stava dimenticando. Come Angelini conferma: «Tradimento ed erotismo si svelano attraverso un linguaggio disinibito, che contrasta la parte dormiente raccontata attraverso la poesia e la lirica. Un contrasto linguistico che serve a risvegliare il protagonista-sognatore, ancora incredulo della sua esperienza forse immaginaria vissuta nella foresta, nonchè il lettore».

Una favola moderna, all'ombra dei grattacieli, che si conclude con un lieto fine di riconciliazione, attaverso il bacio del risveglio di Francesca.

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INTERVISTA/ "Non sono io..."

Seduto nei salotti che un tempo furono suoi, tra la commozione e tanti ricordi, Claudio Angelini, che l'anno scorso ha concluso il suo mandato di quattro anni come Direttore dell'Istituto di cultura italiana di New York, risponde alle domande di Oggi 7.

Quanto di autobiografico c'è in questo romanzo?

«Il protagonista è come me, un giornalista che ha vissuto il dramma dell'11 settembre 2001, e vive una fase di disintegrazione/integrazione tra il suo paese e il nuovo. In questo condivido l'infelicità di esser diviso tra due città, Roma e New York. Per il resto è tutta fiction. Le sue città rappresentano donne di cui si innamora, e assumono esse stesse sembianze femminili. Ma ripeto, non sono io il protagonista».

Quando ha cominciato a pensare e a scrivere la Foresta di New York?

«Appena mi sono trasferito a New York, ovvero nel 1997. È allora che ho cominciato a mettere insieme le note, tra i vari impegni e il poco tempo a disposizione. Ma la stesura vera e propria l'ho realizzata tra il 1999 e 2002, proponendolo alla Rizzoli poco più di un anno fa. La trama, infatti, comincia con il fine anno 1999 e capodanno, trascinandosi al dopo 11 settembre, data che ha segnato la mia vita, ma anche quella del protagonista. Da quel momento in poi, infatti, il mio protagonista diventa più serio e si riscopre attraverso la sua donna, sua moglie, dalla quale ritorna».

La foresta di New York. Quando ha pensato al titolo alludeva forse all'immagine dell'uomo predatore e sessualmente desideroso di una continua soddisfazione?

«Il primo titolo a cui ho pensato è stato Jet lag, perchè è da li che poi si sviluppa la storia di una vita fatta di voli e vuoti spazio-temporali. Rileggendo il romanzo però ho trovato questa parola, foresta, di cui ho immaginato alberi che in realtà sono i grattacieli di New York. L'editore ha accettato il nuovo titolo, che senz'altro richiama l'idea di un risveglio di certi istinti nel protagonista».

Nella Vita Nuova di Dante, Beatrice è l'emblema della bellezza terrena ma anche divina, e l'amore extraconiugale viene esaltato come l'unico vero amore. La sua donna è Beatrice?

«No, il mio protagonista, sognatore e avventuriero, ricerca la Maddalena, donna angelo come Beatrice, ma santa in carne ed ossa. È lei la donna ambita, sebbene poi sia lei a non colmare il vuoto creato dallo jet lag che tanto lo spaventa».