EVENTI/CULTURA. Lo scienziato della superstizione

Michelina Zambella

Al Calandra Institute della Cuny, Dorothy Louise Zinn ha discusso delle ricerche e dei metodi dell’antropologo Ernesto De Martino, lo studioso napoletano che dedicò gran parte della sua vita all’analisi delle tradizioni mistiche e popolari che tanto hanno influenzato la vita di molti italiani (e “magicamente” continuano a farlo)

Sscuppettate!”, “Sciò sciò ciucciuvè!”. Due soli proverbi (letteralmente tradotti significano L’invidia può far male più delle pallottole di un fucile e Vade retro, jettatore!) a descrivere la tradizione secolare napoletana che, alle parole, accompagna una “grattatina” o le corna. Motivo? Proteggersi da eventuali malocchi, occhi indiscreti che, si dice, portino sfortuna. «Non è vero ma ci credo» dicono quei tanti che, ancor’oggi, comprano corni rossi o indossano sul petto «abitini di santi protettori». Fenomeno questo abbastanza noto nel Mezzogiorno d’Italia, come risulta dalle monografie di Ernesto de Martino (1908-1965), antropologo napoletano che ha condotto molte spedizioni di ricerca nell’Italia del Sud, nel decennio 1950, i cui lavori trovano ancora una sorprendente attualità, nonostante gli anni.

Eclettico e brillante, le sue etnografie sono considerate dei classici umanistici italiani, purtroppo ancora poco conosciute e apprezzate nel mondo anglosassone. Ad introdurlo al pubblico americano ci ha così pensato la Professoressa Dorothy Louise Zinn che, lunedì 17 novembre, ha accolto esperti del settore e studenti al John D. Calandra Italian American Institute, in occasione del ciclo di seminari sugli studi italo-americani Philip Cannistrato. Docente di Antropologia all’Università degli Studi della Basilicata, Dorothy si è trasferita in Italia dal 1989 per condurre uno studio e da allora si è stabilizzata col marito, italiano, e le sue due bimbe. È lei ad aver tradotto e annotato il libro di de Martino, intitolato The Land of Remorse: A Study of Southern Italian Tarantism (Free Association, 2005) ed è grazie a lei che gli americani in sala hanno capito la grandezza di questo etnoantropologo italiano. La Professoressa lo ha, infatti, eccellentemente presentato riuscendo a mantenere alta l’attenzione di un pubblico incuriosito ma anche scettico di fronte ad una metodologia, quella di de Martino, non rientrante nei canoni americani di ricerca sul campo. «Analizza le differenze sociali ma non sessuali. Che tipo di etnoantropologo è?» commenta un’antropologa americana in sala.

Capiamo dunque chi è de Martino. Laureatosi in Lettere presso l’Università di Napoli nel 1932, de Martino si propone col suo primo libro, Naturalismo e storicismo nell’etnologia, di sottoporre l’etnologia al vaglio critico della filosofia storicista di Benedetto Croce. Ma è con Il Mondo Magico, scritto negli anni della II guerra mondiale e pubblicato nel 1948, che elabora alcune delle idee che rimarranno centrali in tutta la sua opera successiva.

Nel libro, infatti, costruisce la sua interpretazione del magismo come epoca storica nella quale la labilità di una “presenza” non ancora decisa viene padroneggiata attraverso la magia, in una dinamica di crisi e riscatto. Negli anni che seguono la Guerra, de Martino comincia a interessarsi allo studio etnografico delle società contadine del sud Italia. Di questa fase, talvolta detta “meridionalista”, fanno parte le opere più note al grande pubblico: Morte e pianto rituale (1958), Sud e magia (1959), La terra del rimorso (1961).

«Morte e pianto Rituale (1958) è la sua prima monografia in cui analizza i lamenti funebri che, di fronte alla morte, diventano espressione di stupore ma anche di reazione al dolore» spiega la Professoressa, secondo cui la bravura di de Martino è stata nel riprendere movimento e suono del lamento. «Il rituale funebre diventa una tecnica terapeutica», afferma la Professoressa che precisa:« De martino non sembra soffermarsi sull’analisi di genere, come invece fa per le dinamiche sociali, notando la differenza nell’elaborazione del lutto tra contadini e ricchi. Studiando i lamenti, De Martino richiama la storia del mondo antico risalendo al momento in cui il paganesimo è stato messo da parte dal Cristianesimo che, con la fede nel risorto, ha abolito queste credenze e pratiche popolari».

Iettatori e sfortuna vengono in ballo mentre la Zinn ci presenta la seconda opera, Sud e Magia (1959).C’è un paesino in provincia di Matera che, dice, è meglio non nominare perchè farlo potrebbe portare sfortuna. Per la serie «Non è vero ma ci credo», ci ha creduto anche il pubblico in sala che, divertito e allibito, ha assistito a problemi tecnici che hanno inabilitato il computer e la proiezione di immagini e suoni. E pensare che la Dorothy non lo avevo nominato quel paesino. Si vede che il sol pensiero, le ha scatenato contro quelle iettature, a cui non si vuol credere. Ironia a parte, l’approccio di De Martino alle pozioni e alle forme di liberazione spirituale, alla pazzia della danza causata dal morso della taranta pugliese, si rivela multidisciplinare.

L’esempio, spiega Dorothy illustrandoci immagini e filmati del materiale di Ernesto, viene da La terra del rimorso che rappresenta la sintesi delle sue ricerche sul campo, il Salento, in cui de Martino viene affiancato da un medico, uno psichiatra, una psicologa, uno storico delle religioni, un’antropologa culturale, un etnomusicologo (Diego Carpitella) e, infine, un documentarista cinematografico. Il suo lavoro, dunque, abbraccia la storia religiosa, il folklore, l’etnopsichiatria e l’etnomusicologia.

Nello studio del fenomeno del tarantismo vengono utilizzati anche filmati girati tra Copertino, Nardò e Galatina, in cui si ritraggono scene di esorcismi effettuati in casa.
«Il morso della taranta» spiega la Professoressa «può essere interpretato in tante forme: malattia mentale, pazzia o fenomeno di condizionamento culturale. Quest’ultimo sembra prevalere laddove tutti i tarantati dichiaravano di essere stati morsi durante l’infanzia, a mezzanotte. Un fenomeno culturalmente prodotto che sono culturalmente lo si poteva risolvere insieme, con forme di esorcismo casalingo».

Alla fine del XIX secolo De Martino abbandona il Sud Italia, forse perchè il Meridione era cambiato, molti contadin erano emigrati. «Il suo laboratorio di ricerca cambia» spiega la Zinn, che ricorda come nell’ultimo decennio si stia assistendo ad una rinascita di credenze secolari. La Notte della Taranta nella città di Grecia Salentina, in Puglia, che si tiene dal 12 al 27 agosto, ogni anno, ne è un esempio.

In sintesi, de Martino si concentra su paralleli storici importanti, rifacendosi alla mitologia greca e antica. Dal medioevo in poi si diffonde la musicoterapia non solo nel Mezzogiorno d’Italia ma in tutta l’Europa settentrionale. «Solo il cristianesimo porrà fine a questi riti pagani e la figura di San Paolo diverrà centrale come mezzo di salvazione e guarigione. Dietro il tarantismo c’è un condizionamento culturale locale che ha la sua razionalità, la sua logica ancora inspiegabile» conclude la Zinn.