EVENTI/FUMETTI. Igort, fumettista da leggere

Donatella Mulvoni

In occasione del Festival Graphic Novel from Europe, all’Istituto Italiano di Cultura un incontro con Igor Tuveri, in arte Igort, uno dei più importanti illustratori internazionali. Ha presentato due suoi recenti libri, per poi rispondere anche alle domande di Oggi7: “La mia nuova sfida: raccontare solo con le parole...”

Il fumetto è il suo primogenito. Ma negli anni Igor Tuveri, in arte Igort, ha allargato la sua famiglia, lavorando in ogni campo che concerne l’animazione. Nato a Cagliari nel 1958, inizia però la sua carriera professionale come autore di fumetti a Bologna. Nel corso degli anni 80 lavora per le più importanti riviste internazionali nel settore, come Linus e Vanity. Per dare un’idea del suo successo bastano alcuni dati: i suoi libri sono tradotti in 7 lingue; è uno dei pochi autori italiani ad essere riuscito a sfondare nel mercato giapponese. Nel 1994 ha esposto i suoi disegni alla Biennale di Venezia. Inoltre, da alcuni anni scrive sceneggiature per il cinema e conduce alcuni programmi radiofonici da lui ideati.

Vive in Francia, dove l’arte del fumetto è molto viva, e in questi giorni è venuto a New York per partecipare al festival Graphic Novels From Europe, cinque giorni di mostre e dibattiti con alcuni degli artisti europei più significativi nel campo della grafica. Noi l’abbiamo incontrato lunedì scorso, all’istituto di Cultura Italiano, dove si è svolto un dibattito per parlare delle sue opera.

 

Partecipa al Festival, portando il racconto "Cinque è il numero perfetto", premiato come miglior libro nel 2003. Ambientato a Napoli, nel 1972, una storia di mafia. Ce ne parli.

«È la storia di un ritorno alla vita, di una seconda nascita. Protagonista è Peppino Lo Cicero, un gregario, un guappo in pensione.Mi interessava raccontare una dimensione esistenziale precisa: la vecchiaia».

A chi si ispira quando crea un fumetto?

«Alle cose della vita reale, ai ricordi, alle persone che incontro. Adesso sto facendo un libro dall’altra parte del mondo, nell’ex Unione Sovietica. Fermo le persone nella strada e gli chiedo che mi raccontino la loro vita. E da queste poi prendo spunto per costruire il tessuto di una storia».

Igort, lei è un artista poliedrico. Autore di fumetti, ha lavorato nel cinema, nella radio e come produttore. Quale sarà la sua prossima sfida?

«Sto scrivendo un romanzo che dovrebbe uscire l’anno prossimo per Mondadori. Una storia ambienta nel 1910 nella mia Sardegna. Mi piacciono molto le epoche antiche. Racconto molte storie di tempi andati. È un racconto senza immagini, proprio un romanzo classico. Questa è la mia nuova sfida. Raccontare solo con le parole, senza l’ausilio dei disegni».

Qual è, ora come ora, la patria del fumetto?

«Potrei dire la Francia, lo Stato dove vivo attualmente, che è un po’ il paradiso terrestre per il tipo di fumetto che faccio io. Ma anche il Giappone. In realtà, ogni Paese ha le sue pecularietà, che mi affascinano tutte. Ecco perchè viaggio tanto».

Come giudica le nuove generazioni?

«C’è tanto talento in giro. Io, in Italia ho cercato di pubblicare tanti giovani artisti».

È vero che i suoi disegni sono anche diventati abiti, sculture e giocattoli?

«Si, è capitato di tutti. Ho fatto molti abiti e ci sono state anche delle sfilate di moda. I miei disegni sono diventati anche oggetti di design».

Lei, nel corso della sua carriera, ha ricevuto tanti complimenti e premi. C’è stato qualche insuccesso o qualche critica pesante che l’ha segnata?

«Un insuccesso è stata "Sinfonia Bombei", una storia che ho scritto quando ero troppo giovane per poterla raccontare. Una trama molto complessa, di cui ho mai fatto un libro».

Igort è un ormai un nome nel campo del fumetto, da alcuni giudicato persino un guru. E, allora c’è da prenderlo in parola, quando afferma, all’Istituto di Cultura Italiano, che: «È arrivato il tempo per una nuova cultura dei comiscs, per un nuovo linguaggio. Questo è il momento giusto per essere creativi. Le nuove leve si diano da fare». E ammonisce : «I comics non sono solo illustrazioni. Io non compro i libri per guardarli, ma per gustarmi le storie. Tutti i miei volumi hanno delle trame studiate, spesso anche tratte dalla realtà».