SPETTACOLO/Musica senza parole

Lorenza Cerbini

Arriva anche a Manhattan il “Divenire” pianistico di Ludovico Einaudi: melodie classico-elettroniche da mettere spesso in film

l suo ultimo Cd, «Divenire», ha ricevuto la nomination come album dell’anno nella Classical Brit Awards. Il pianista e compositore Ludovico Einaudi (nelle foto) è in tour negli Stati Uniti: da Los Angeles a San Francisco a Boston. Un tour che si concluderà martedi prossimo qui a New York. Un appuntamento molto atteso dopo il successo che il musicista piemontese ha ottenuto in Europa.

«Divenire» è uscito in Italia nel 2006. Dopo due anni debutta a New York. Con questo album ha girato il mondo. Cosa è successo?

«È stato un album che mi ha portato in tanti luoghi diversi, dall’Europa al Giappone e adesso negli Stati Uniti, dove ero già stato per promuoverne l’uscita avvenuta lo scorso giugno. La musica strumentale che faccio io non ha parole, non ha bisogno di traduzioni, entra nelle case della gente e comunica al di fuori delle parole e questo mi dà molte gratificazioni. È molto bello riuscire a parlare con mondi e culture diverse attraverso un pianoforte».

Pianista di impostazione classica, «Divenire» è però stato promosso come un album di "New Age". Ma, lei è conosciuto anche per melodie di musica elettronica. Oppure sto sbagliando?

«L’etichetta New Age è sempre più raro che mi venga attribuita. Le etichette sono scatole da cui un artista desidera uscire. Se diciamo musica classica, penso a composizioni che appartengono al passato e quell’etichetta dovrebbe essere usata per musicisti come Mozart, Beethoven, eccetera. Oggi ci sono tante musiche. Pensiamo ai Beatles che hanno fatto di tutto, anche arrangiamenti classici e musica di ispirazione anni Trenta-Quaranta. Definirli un gruppo rock sarebbe riduttivo».

La sua musica è stata scelta per i loro film da registi come Nanni Moretti, Giuseppe Piccioni, Giacomo Campiotti, Roberto Andò, Shane Meadows. Qualche settimana fa, il premio Oscar Ennio Morricone ha detto che le colonne sonore non sono musica di serie B. Tra un concerto alla Royal Albert Hall e un film, cosa sceglierebbe?

«Non trovo grande differenza tra scrivere musica per un film, per un album oppure per un concerto. Di fatto, spesso le composizioni realizzate per un film entrano pure dentro ad un concerto. L’ispirazione è sempre la stessa. Chiaramente, in un film c’è la collaborazione con un regista quindi si instaura un dialogo con un artista che si occupa di arte visiva. Considero le mie creazioni tutte sulle stesso piano».

Quest’anno ha lavorato con Luca Ronconi per la messa in scena di "Nel bosco degli spiriti", una favola che affonda in una storia dello scrittore africano Amos Tutuola e che ha per protagonista la bellissima cantante malese Rokia Traorè. Come è rimasto coinvolto in questo progetto?

«Sono stato chiamato da Ronconi perché in passato ho avuto collaborazioni con artisti africani. In questo caso la storia è africana e ho coinvolto alcuni musicisti del Mali. Non solo Rokia Traorè che ha cantato, ma anche Ballakè Sissokò, un grande musicista di kora. Questo progetto è stato un’esperienza molto bella e stiamo pensando di portarlo in giro, in Europa e negli Usa. Stiamo lavorando per capire come fare».

Si è recato più volte in Mali, affascinato dai suoi cantastorie e dai suonatori di kora. Di recente, ha promosso un progetto per la raccolta di fondi per la costruzione di pozzi d’acqua. Soffre di mal d’Africa?

«Beh, ho sofferto di mal d’Africa. Sono rimasto colpito dalla cultura musicale e dalle persone che ho incontrato lì. Mi sono reso conto, da europeo, di vivere in una condizione molto privilegiata in termini di possibilità economiche e opportunità. Di conseguenza, quando mi capita di poter contribuire, con il mio lavoro, a cause che mi sembrano importanti da sostenere, lo faccio».

Suo nonno era Luigi Einaudi, economista, governatore di Bankitalia e presidente della Repubblica dal 1948 al 1955. Suo padre Giulio è stato un capitano nell’industria editoriale. Lei non ha scelto la politica, né l’economia, né i libri. È la "pecora nera" della famiglia?

«Pecora nera mi sembra esagerato! Mio nonno materno era un direttore d’orchestra e compositore. Mia madre suonava il piano. Quando ho scelto la musica come vita sono stato molto appoggiato dalla mia famiglia dato che era un elemento che avevo in casa. Qualsiasi altra scelta mi avrebbe reso infelice».

A chi dedica la sua musica?

«La musica è un atto di amore universale. Attraverso la musica si regalano sentimenti ed emozioni. È un pensiero d’amore per tutti».

Vive in un’azienda agricola. È un eremita dei tempi moderni?

«Non vivo esattamente in un’azienda agricola, ma a Milano. Però c’è una parte della mia famiglia che produce vini. L’azienda è stata fondata da mio nonno. Io vi ho una cascina dove vado da quando ero piccolo. Negli ultimi anni, tuttavia, ho avuto pochissimo tempo per stare lì».