SPECIALE/CINEMA. Una lettera d'amore per Napoli

Samira Leglib

Tra i film dell’ultima edizione del Festival del Nice, “Una notte” di Toni D’Angelo ha già trovato un compratore americano per la distribuzione. Il giovanissimo regista ci racconta come ha realizzato il suo film con pochissimi soldi: “A Napoli non ci sono solo Scampia e gli omicidi...”

Tra i film di quest’ultima edizione del NICE (New Italian Cinema Event) che nella loro gran parte si sono concentrati sul fenomeno attualissimo dell’immigrazione in Italia e le problematiche ad esso correlate, ve ne è almeno uno che da questo mainstream si dissocia e va controcorrente, tanto per temi quanto per tempi e circostanze. In un momento in cui la città di Napoli viene letteralmente “sbattuta” su tutti i giornali per i suoi misfatti e le sue pecche, camorra e immondizia in prima linea, “Una notte” di Toni D’Angelo è da sua stessa dichiarazione «la mia lettera d’amore per Napoli».

Siamo andati personalmente al Tribeca Cinema per seguire la prima delle due proiezioni al cui termine il regista si è reso disponibile per le curiosità del pubblico in sala. Il film segue, nell’arco appunto di una notte, le vicende, le emozioni, le riflessioni di quattro amici che si ritrovano dopo lungo tempo nella triste occasione di un lutto. Non è mancato, si era noi stessi menzionato nella precedente recensione uscita su queste pagine, anche da parte del pubblico l’immediato riferimento al “Grande Freddo” di L. Kasdan, se non che, a guardarlo bene, protagonisti del film non sono i quattro personaggi –più uno se si considera la splendida parte interpretata da Nino D’Angelo, papà del regista, che come un Caronte post-moderno alla guida di un taxi “traghetta” i quattro amici da un purgatorio di facciata a un inferno di intima confessione- ma reale protagonista è Napoli che agita, ferisce e viene ferita da chi la abita.

«A Napoli», dice D’Angelo, «non ci sono solo Scampia e gli omicidi, ma il vero problema di questa città è un’alta e media borghesia che si cura solo dei propri interessi». D’Angelo, qui al suo debutto come regista, si è occupato per questo film oltre che della regia, anche della produzione e distrubuzione. «La sceneggiatura è stata scritta insieme a Salvatore Sansone ma posso dire che dello script originale al termine delle riprese era rimasto ben poco», racconta D’Angelo. «Il fatto è che non c’erano soldi per cui quando ancora stavamo scegliendo gli attori abbiamo pensato di mettere questa cosa ben in chiaro e se questi accettavano ugualmente la parte, il personaggio veniva poi ‘confezionato’ su misura. Luigi (uno dei quattro protagonisti, ndr) è un vero cantante, allo stesso modo di Riccardo che suona Jazz. Tutti appartengono alla media-alta borghesia di Napoli. E’ stato un lavoro di improvvisazione che porrei sotto la categoria del jazz-noir se così possiamo dire, è stato come mettere in scena una jam-session. Personalmente avevo bisogno di esporre la mia opinione su Napoli, detto questo, non farò mai più un altro film sulla mia città».

Toni D’Angelo è giovanissimo ma già dimostra l’abilità tecnica di chi il cinema lo conosce ed ha imparato dai grandi. Chi di dovere se ne è accorto e prima ancora che questo Festival abbia la possibilità di pronunciarsi, “Una notte” è già stato comprato per la distribuzione in dvd.

Abbiamo intercettato D’Angelo in partenza per San Francisco (dove il Festival Nice come tradizione continua, quest’anno con anche la presentazione di “Gomorra” di Matteo Garrone e dove oggi, domenica 23, verrà annunciato il vincitore di questa edizione e di cui scriveremo domenica prossima) e gli abbiamo chiesto un commento a proposito del compratore americano:

«Innanzitutto per scaramanzia fino a che non vedo il contratto non potrò mai credere che il film da me prodotto, diretto e distribuito con 150.000 euro, cifra irrisoria per il mercato del cinema, possa essere stato venduto negli Stati Uniti. Sono felice e sono sempre più convinto che il cinema sia un linguaggio mondiale e il fatto che il film ora esca in tutto il mondo mi conferma che non era sbagliato guardare anche e soprattutto fuori dall’Italia. Mi rassicura il fatto che in giro per il mondo ci siano persone come Viviana Del Bianco (organizzatrice del NICE, ndr) che credono nel cinema Italiano e lo sponsorizzano. Grazie a persone come lei e il suo staff mi sento ancora più innamorato del mio Paese e del mio lavoro che tanto adoro».