Che si dice in Italia

L’ultima corsa di Birillo

Gabriella Patti

SONO rimasta incerta per un po’ davanti al cursore lampeggiante sullo schermo del mio computer, decidendo se “Birillo, l’ultima corsa” potesse essere un incipit adeguato o meno. Poi ho realizzato che scrivere la storia di un povero cavallo morto, Birillo appunto, cercando di muovere a pietà il paziente lettore, destinatario di cotanto impeto moralistico, non rientrava in alcun modo tra i miei piani. E allora ecco, senza ulteriori giri di parole, la vicenda. In pieno centro storico di Roma un camion, passando accanto ad una “botticella” ( la carrozza trainata da cavalli che porta i turisti in giro per la città ), ha fatto sì che il cavallo perdesse l’equilibrio e si spezzasse la gamba, costringendo così l’affranto “vetturino” ha sopprimere l’amato compagno di servizio.

Sono seguite le solite, immancabili, polemiche: chi vuole costringere i vetturini ad avere una licenza simile a quella dei tassisti e chi li vuole invece fuori dal centro storico ed in giro per le numerose ville della città; quelli che lamentano la crudele condizione di vita che devono sopportare i poveri animali e quelli che invece sono pronti a giurare che, per i 48 titolari delle licenze da vetturino rilasciate dal Comune, i cavalli sono come dei figli. Come finirà? Probabilmente in una nuvola di fumo, ennesima notizia figlia di polemiche che non lasciano traccia se non per qualche ora.

Ma allora perché scervellarsi su un ipotetico incipit di dubbio gusto? Perché “Nestore, l’ultima corsa” è il titolo del penultimo film di Alberto Sordi in regia e, già nel 1994, ovvero quattordici anni fa, forniva spunti di riflessione che le amministrazioni comunali capitoline susseguitesi nel corso degli anni avrebbero potuto cogliere, riuscendo così magari, per una volta, ad offrire una soluzione prima che si verifichi il problema. Come la pubblicità di un noto dentifricio: “Prevenire è meglio che curare”. E a questo punto una domanda, questa sì un po’ moralistica, mi viene in mente: è il genio del compianto Albertone nazionale (fra le altre cose sindaco della Capitale ad honorem per un giorno nel suo ottantesimo compleanno…) ad essere sfacciatamente anticipatore oppure per regolamentare la situazione di Birillo & Soci era impossibile non aspettare che rimanessero i Soci da soli??

E, TANTO PER RIMANERE in tema di anticipatori, vado a leggere la quarta di copertina de “Il Condominio” di J.G. Ballard, scrittore anglofono di fantascienza, per vedere che anno riporta. 1975. Nell’opera si parla degli inevitabili conflitti tra condomini che, degenerando, trasformeranno il palazzo in un campo di battaglia dove i vicini di casa saranno costretti a lottare fino alla morte per la propria sopravvivenza. 2008. Vengono pubblicati alcuni dati che mostrano come, negli oltre 830mila edifici in condominio presenti in Italia, ci sono più di otto milioni di liti tra condomini, di cui due milioni sono vere e proprie cause che in alcune circostanze sfociano anche in tragedia. Come la storia di Olindo e Rosa il cui processo è alle battute finali mentre i curiosi fanno a gara ad accaparrarsi un posto in prima fila.

SEMPRE IN UN PROSSIMO futuro si annunciano problemi per i pendolari, 14 milioni al giorno, che usano i treni. E per 8 mila comuni e 100 mila amministrazioni locali. Che cosa li accomuna: la mancanza di soldi e di investimenti. Per le ferrovie molto è stato speso in alta velocità mentre, con la eliminazione dell’Ici, mancano all’appello 700 milioni di euro. In Puglia i nuovi treni stanno lasciando la regione per andare al nord: le rotaie non sopportano una velocità di 200 km all’ora e quindi non servono le nuove macchine che se ne vanno al nord lasciando posto a vecchi intercity “revampizzati” (neologismo ferroviario); i piccoli comuni d’Italia promettono battaglia e minacciano di non presentare il bilancio nel 2009. Tempi duri…