LO SPETTACOLO REMEMBERING MESSINA/Amato recita il ricordo del terrore

Natasha Lardera

Mienzu li petri cu mori e cu spira, Un palazzu ccu ll’autru s’abbrazzava,Tutti li putiei caschinu a ffila Un cc’e’ na petra ca nunn’ abballava!

Tra le pietre c’e’ chi muore e chi spira ,

I palazzi si abbracciavano l’un con l’altro,

File intere di botteghe cascano

Non c’e’ una pietra che non si muovesse!

Con voce calda e pregna di sentimento, accompagnata da musica incalzante, il celebre attore siciliano Vincenzo Amato recita i versi della poesia Terremoto di Messina e di Calabria di G. Bonafede nello show presentato all’Italian Academy Remembering Messina: Before and After December 28th, 1908 che ha concluso alla Columbia University una giornata di seminari in onore al centenario del devastante terremoto.

Prodotto dalla Kairos Italy Theater di Laura Caparrotti, grazie al supporto del Consolato Italiano e dell’Istituto Italiano di Cultura, il concerto/lettura ha accolto in scena Daniela Schächter, ideatrice dello show, impegnata al piano, Oleg Osenkov al basso, Marco Panascia alla chitarra basso, Marcello Pellitteri alla batteria, Dan Pratt al sassofono, Davide Schächter alla chitarra classica ed elettrica, Laura Caparrotti e Vincenzo Amato, narratori.

Daniela Schächter, pianista cantante e compositrice originaria di Messina, è docente di piano e canto jazz nel famoso Berklee College of Music a Boston (MA), ha suonato nei migliori Jazz Festival di tutto il mondo, tra i quali citiamo il Cape Cod Jazz Festival, Java Jazz Festival e Umbria Jazz, e inoltre si esibisce su palchi prestigiosi come Symphony Hall (Boston, MA) con i Boston Pops e Patti Austin e Hollywood Bowl con Shirley Horn.

Un’alternarsi di musica potente e di parole raggelanti, hanno creato un ritratto preciso dell’accaduto, palpabile e reale come se si fosse saltati indietro nel tempo. “Io sono qui,” mi spiega l’”ambasciatore” del jazz italiano negli Stati Uniti, Enzo Capua, “grazie a degli estranei che salvarono mio nonno Vincenzo. Lui era un bambino e fu l’unico della famiglia a salvarsi”.

A fine spettacolo riusciamo a rubare delle battute ai suoi protagonisti:

Daniela, com’è nata l’idea di questo spettacolo?

«E’ nata dall’amore per la mia terra...dalla nostalgia infinita...dalla mia ricerca di certezze. Dopo anni vissuti negli Stati Uniti sento il bisogno di capire da dove provengo e di ricollegarmi alla mia terra. Il mio secondo CD, intitolato I colori del mare, è infatti interamente dedicato alla Sicilia. Un paio di estati fa, il giornalista e scrittore Sergio Di Giacomo mi parlò di un suo saggio intitolato: La solidarietà degli Stati Uniti per il Terremoto “siculo-calabro” del 28 dicembre 1908. Così mi venne l’idea di mettere sù uno spettacolo dedicato al disastroso terremoto di Messina del 1908 che potesse essere rappresentato sia a New York che nella mia città Messina. Infatti la replica dello spettacolo sarà proprio il 22 dicembre a Messina. Provo ammirazione per un popolo che si è saputo tante volte risollevare, ricostruire l’esistenza: ecco che l’ultimo brano composto per lo spettacolo si intitola appunto ‘Ripresa’… Purtroppo il terremoto del 1908 ha avuto migliaia di vittime e distrutto non solo monumenti bellissimi che hanno reso Messina uno dei più bei porti d’Europa, ma anche la memoria stessa della città e degli affetti ad essa legati. Ciò che ho voluto recuperare è appunto il ‘ricordo’ di ciò che Messina è stata e creare un momento musicale che esalti l’aspetto emotivo».

 C’è qualcosa che ti lega sentimentalmente a quello che viene raccontato?

«Diversi anni fa, quando ancora vivevo a Messina, conobbi molti attori di teatro con alcuni dei quali ho anche collaborato. Sono cresciuta un po’ (mio malgrado) disprezzando il dialetto considerandolo un po’ volgare (chiedo scusa, me ne vergogno...) pensando che non fosse davvero ‘poetico’. Finchè un giorno l’attore e regista Peppe Luciani non mi lesse una poesia in dialetto: ne rimasi colpita! Decisi allora che prima o poi avrei voluto valorizzare ciò che si sta perdendo, un linguaggio che ci appartiene e che le nuove generazioni sottovalutano».

Come sono stati scelti i testi?

«Quasi tutto il materiale mi è stato dato da Sergio Di Giacomo. Dell’altro materiale è stato fornito da Laura Caparrotti e da Enzo Capua che sono di origini calabresi. Ho selezionato delle parti di una poesia bellissima di G. Bonafede e anche dei brani tratti da relazioni redatte da funzionari delle ferrovie e testimonianze autentiche inedite. La musica l’ho composta io».

Laura, come ti sei avvicinata al progetto e come lo hai sostenuto?

«Tempo fa Daniela mi propose di fare la voce in un progetto su Messina e quando il progetto si è spostato nell’ambito di più eventi e di una celebrazione a New York, mi è sembrato naturale che la KIT sostenesse un progetto di grande qualità dedicato all’Italia. Il coinvolgimento della KIT è sostanzialmente organizzativo, il mio contributo singolo è quello che Daniela mi ha proposto allora, vale a dire di fare la voce narrante dello spettacolo, visto che per la poesia in dialetto abbiamo un bravissimo attore come Vincenzo Amato. Tale poesia rappresenta il viaggio emotivo di un sopravvissuto ed è molto bella, ma anche molto difficile se non si è siciliani. Vincenzo è un attore bravo, che ha fatto dei ruoli molto belli in film importanti, ci sembrava perfetto per interpretare il ruolo fondamentale dello spettacolo e per rappresentare attraverso tale interpretazione, la sicilianità nel mondo».