SPECIALE/CONFERENZE. Non dimenticare per... prevenire

Chiara Zamin

All’Italian Academy della Columbia University si è svolto un grande simposio per ricordare il terremoto di Messina di cento anni fa e l’aiuto immediato fornito dagli Stati Uniti. Tra gli importanti interventi, anche quello di Guido Bertolaso, responsabile italiano della protezione civile che ad Oggi7 dichiara: “L’Italia è come una bellissima donna, quindi anche molto fragile...”

Sono passati cent’anni dall’alba di quel drammatico 28 dicembre 1908, quando la città di Messina venne travolta da un terremoto di portata catastrofica che causò 60 mila vittime e 40 mila dispersi.
Solo un quarto dei sopravvissuti decise di continuare a vivere nella terra dei loro antenati. Gli altri emigrarono con nel cuore la pesantezza di un evento che non avrebbero mai più dimenticato.

Per ricordare e riscoprire la storia dei siciliani che si trovarono ad affrontare quella che sarebbe stata definita la tragedia del secolo, all’Italian Academy della Columbia University si è svolto giovedì scorso un seminario in collaborazione con la Regione Sicilia, la Regione Calabria, il Consolato e l’Istituto italiano di Cultura di New York, dal titolo “One hundred years after the Strait of Messina Earthquake: Emergency Management from Solidarity to Efficiency”. Una occasione per ricordare e per mettere a confronto gli esempi internazionali di pronto intervento legati alle catastrofi naturali.
Ospiti della giornata, suddivisa secondo diversi filoni tematici, le diverse rappresentanze istituzionali italiane, quali il Console generale d’Italia a New York, Francesco Maria Talò, il direttore della Italian Academy della Columbia University, Prof. Achille Varzi, Antonio Martino, già ministro degli Esteri e della Difesa anche lui messinese come l’ex ambasciatore alle Nazioni Unite Francesco Paolo Fulci; entrambi hanno raccontato i ricordi di quel terribile giorno di cento anni fa, tramandati dai loro famigliari.

Ad intervenire nel corso delle lecture, che si sono alternate alla proiezione di documentari realizzati dopo il terremoto di Messina, il sottosegretario alla Protezione Civile, Guido Bertolaso, l’assistente al segretario generale per gli Affari umanitari all’Onue, Catherine Bragg, il responsabile degli affari internazionali della F.E.M.A, Federal Emergency Management Agency, Andrew Slaten, e Richard Greco, già sottosegretario alla Marina Statunitense, al quale è stata consegnata l’onorificenza di Cavaliere all’Ordine al Merito della Repubblica.
“Coloro che vedono oggi Messina” sostiene il prof. Marcello Saija, dell’Università di Messina, non riescono a immaginare come fosse prima del terremoto. La città ha subito infatti un cambiamento radicale, non solo per quanto riguarda la struttura urbana. Lo spirito della città è cambiato. Con il terremoto, possiamo dire che è avvenuta la totale cancellazione dell’humus che per secoli ha reso Messina il capoluogo più dinamico dell’isola”.

Le conseguenze furono drammatiche. Quelli che decisero di rimanere e di avviare la ricostruzione, si trovarono a vivere in baracche di legno, delle abitazioni temporanee finanziate attraverso gli aiuti internazionali. Dalla comunità di Little Italy a Manhattan arrivarono migliaia di dollari. Le navi americane portarono grandi quantità di legname e materiali necessari per la ricostruzione. Vennero inviati ingegneri americani per insegnare agli abitanti come costruire le nuove abitazioni. Tra gli aiuti umanitari più consistenti, quelli provenienti dagli Stati Uniti ebbero il primato. Il presidente T. Roosevelt , attraverso il voto al Congresso, elargì sussidi per 100 mila dollari.

Le abitazioni in legno avrebbero dovuto essere provvisorie ma alla fine la burocrazia della macchina statale italiana, oltre alle difficoltà nel risalire ai proprietari delle ex abitazioni, causarono rallentamenti.

Nel corso del seminario si è parlato di passato ma anche di come affrontare in futuro le calamità naturali. Ad intervenire un grande esparto del settore, Guido Bertolaso, capo della Protezione Civile della presidenza del Consiglio dei Ministri della Repubblica italiana.
“Tra l’Italia e gli Usa vi è un continuo scambio di esperienze; non si deve mai pensare di aver raggiunto un livello di eccellenza bisogna confrontrarsi e imparare dagli errori”, ha dichiarato Bertolaso.
A lui abbiamo chiesto come sarebbe oggi la risposta del governo italiano se dovesse accadere un episodio come quello di Messina.

“Dopo pochi minuti dall’eventuale tragedia”, risponde Bertolaso “scatterebbe un sistema di organizzazione delle emergenze che avrebbe nel nostro comando di Roma il punto di mobilitazione. Faremmo arrivare per via aerea e via mare tutti gli aiuti che servirebbero per garantire il primo soccorso: la nostra struttura potrebbe partire con degli schemi già predisposti per chiedere a livello internazionale tipi di aiuto mirati a specifiche esigenze sulla base della tipologia della catastrofe”.

Per quanto riguarda i rapporti con gli Usa, Bertolaso ha sottolineato: “Ci sono dei protocolli che risalgono a diversi anni or sono, devono essere certamente aggiornati, ma aspettiamo l’insediamento della nuova amministrazione per poi ripartire nella definizione di nuovi accordi che abbiamo intenzione di stipulare. L’ha detto bene l’Ambasciatore Pier Paolo Fulci che la memoria è fondamentale. Purtroppo dopo 100 anni da un grande terremoto, facilmente si dimentica quelle che sono le storie di dolore, di violenza inaudita che caratterizzano questi fenomeni. Noi dobbiamo invece ricordare ogni giorno. l’Italia è un paese meraviglioso, io lo paragono sempre a una bellissima donna ma come tutte le donne bellissime è molto fragile. Certamente, comincia ad esserci una maggiore preparazione tra la popolazione.
Da quando la protezione civile è diventata abbastanza conosciuta in Italia, è aumentata contemporaneamente la stima nei suoi confronti e l’attenzione a seguire le indicazioni che vengono date. Si accettano più facilmente le proposte di formazione rivolte ai cittadini per affrontare le emergenze”, ha concluso Bertolaso.

Altra parola chiave dell’incontro è stata “coordinamento”. Al giorno d’oggi diventa sempre più importante la sinergia degli interventi di soccorso provenienti dalle diverse aree del mondo. Anche Catherine Bragg, dell’ufficio affari umanitari dell’Onu concorda con gli altri relatori dell’incontro: il coordinamento deve essere come una orchestra ma ci deve essere un maestro, qualcuno che sappia dirigere.