SPECIALE/CONFERENZE/ In soccorso di Messina

di Giuseppe Di Giacinto

Una vera dimostrazione di solidarietà e fratellanza, l'esperienza che si è tenuta sabato, 8 Novembre, in occasione del centenario della ricorrenza del sisma che colpì la città di Messina e Reggio Calabria nel 1908. Il "Center for Italian Studies" di Stony Brook, con la collaborazione offerta dalla provincia di Messina, ha voluto commemorare questo tragico evento con una conferenza tenutasi a cura del Prof. Mario Mignone, docente all'Università di Suny-Stony Brook. Momenti di riflessione, ma anche di particolare commozione, hanno coinvolto le diverse autorità presenti al convegno, tra i quali il Senatore Kenneth P. La Valle, della Legislatura dello Stato di New York, l'Onorevole Santi Formica, Vice Presidente dell'Assemblea Regionale Siciliana, il Console Generale Francesco Maria Talò e Augusto Sorriso, rappresentante dell' I.I.M.S.A.M. Non sono mancate ovviamente le presenze d'oltre oceano, tra cui il Professor Marcello Saija, docente all'Università di Messina, il quale ha introdotto il programma cerimoniale ringraziando i presenti, per poi analizzare i diversi punti storici, sottolineando l'importanza di questa ricorrenza, sia per la gravità dei fatti accaduti, che per la solidarietà espressa dagli Stati Uniti in occasione del sisma del 1908, che coadiuvarono, con l'aiuto di sofisticati mezzi, al soccorso della popolazione colpita dal disastro naturale.

E' stata la volta poi dell'Onorevole Santi Formica, il quale ripeteva solennemente l'importanza dell'intervento degli Stati Uniti accorsi in aiuto al popolo messinese, per poi ammonire il governo italiano (di quel tempo) di mancato impegno alle responsabilità pubbliche, usando anche parole piuttosto poetiche ("Per le cose che potevano essere e non sono state"). Una lacerazione che ha avuto comunque degli effetti disastrosi a Messina, soprattutto nell'ambiente sociale ed economico. Il tema poi ha consentito di parlare anche di altre attuali priorità, quali la costruzione del Ponte dello Stretto, individuato come possibile e propositivo elemento della risvolta turistica ed economica della città, ma il progetto tuttavia richiede tempi assolutamente al di fuori dalla norma.

Dopo il 1908, la città di Messina subì una radicale estirpazione della sua popolazione che fino a quell'anno, infatti, era di oltre i 150.000, e che dopo il sisma contò il decesso di due terzi di quella gente. Era il 28 Dicembre 1908. Erano le 5:20 del mattino, e per le strade la vita taceva ancora. Alle 5:21, con gli abitanti ancora immersi nel sonno e nell'oscurità, un sisma con epicentro proprio nel mare dello Stretto, seguito dal maremoto, mise a soqquadro le città di Messina e Reggio, dopo 37 interminabili secondi di scosse devastanti di magnitudine 7.2 della scala Richter. Della città di Messina non rimase in sostanza nulla, e quella poca gente che riuscì a venir fuori dalle strutture crollate, si avviò presa dal panico verso le spiagge, inconsapevole del terribile disastro che veniva loro incontro. Le onde (alte più di 10 metri) infatti, raggiunsero ben presto la costa siciliana, coprendo gli edifici e spazzando via, ciò che rimaneva ormai di una Messina in ginocchio. I primi soccorsi arrivarono da un contingente di milizie russe, il quale si trovava di sosta proprio sul porto del Capoluogo di Provincia isolano, ma l'aiuto fondamentale arrivò dagli Americani, al quel tempo sotto la guida del Presidente Theodore Roosevelt. Quantità enormi di beni necessari arrivarono grazie all'intervento dell'US Navy e l'American Red Cross. Questi addirittura, parteciparono anche alla ricostruzione parziale e lenta della città, segnando il risorgimento di quella che sarebbe stata la nuova Messina.

Il disastro di quel lontano 1908, rimase tuttavia nelle memorie della gente, molti dei quali ebbero la fortuna di poter lasciare le loro case in macerie, e senza neppur un bagaglio, salparono a bordo della prima nave che li avrebbe portati oltreoceano, proprio negli Stati Uniti.

Nell'ambiente architettonico, invece, attraverso le memorie dei supersiti e gli approfonditi studi della Professoressa Marisa Mercurio, architetto della Sovrintendenza Beni culturali di Messina, ci viene riferito di una di quelle uniche costruzioni che nonostante quella tremenda scossa rimasero in piedi: era la Chiesa Dei Catalani, una struttura che risale al tempo del dominio Normanno in Sicilia. I superstiti la ricordano bene, in quanto la chiesa divenne rifugio per coloro che non avevano più un tetto, oltre che dare un profondo messaggio di fede a coloro che erano straziati dal dolore e dalla desolazione.

Una cerimonia che il "Center for Italian Studies" di Stony Brook ha fortemente voluto, anche per sottolineare ancora una volta la solidarietà, ma anche fortificare quel gemellaggio che unisce le Università di Stony Brook e Messina. Che possa essere da esempio per la nuova generazione di Messina, e da lezione per coloro che nel momento critico come quello del dopo-terremoto hanno lasciato una città nel caos. Una cerimonia, insomma, che a 100 anni da quel disastro si spera possa costituire l'inizio di una nuova era.