MOSTRE/FOTOGRAFIA / Il West americano... in Emilia

di Donatella Mulvoni

Un hamburger in una mano e la coca cola nell'altra. Orecchie solo per la musica di Bruce Springsteen e Bob Dylan. E una vita in sella alle Harley Davidson inseguendo il sogno americano. Un mito fatto di utopie e realtà che ha accomunato l'adolescenza di una generazione cresciuta con alle spalle la Seconda Guerra Mondiale e davanti un'America- quella musicale, letteraria e hollywoodiana- che ha colonizzato i sogni e lo stile di vita di un intero Paese e, in questo caso, di una regione: l'Emilia Romagna. C'è tanta America nella terra che ha dato i natali a grandi artisti, come: Guccini, Ligabue e Vasco Rossi. Paolo Simonazzi l'ha voluta fotografare, realizzando una mostra "Tra la via Emilia e il West", che dal 10 al 30 novembre è in esposizione presso la Casa Italiana Zerilli Marimò della New York University.

Gli Stati Uniti visti con l'occhio di un emiliano; una raccolta di fotografie, realizzate nell'arco di un decennio, che illustrano l'assorbimento, da parte di una regione per tradizione orientata a sinistra, dei valori e dei miti del West americano.

La via Emilia, che attraversa un'intera regione, come la Route 66. E allora, foto facilmente confondibili: una lunga strada e un cartello che indica un McDonald's a un minuto di distanza; un raduno di Harley Davidson in un posto di campagna e un edificio fatiscente con un cartello mezzo appeso che recita "Saloon". Ancora, la foto di una limousine in una strada di paese; la scritta in risalto "Beach Boys", su un tendone che indica la presenza di un bar e la foto di una spiaggia con un finto Elvis che imita quello vero. Foto che rimandano a posti lontani, come: Miami, Texas, New Orleans, la California. E invece, scattate tutte in giro per l'Emilia: a Bologna, tre ragazzi con jeans strappati e RayBan seduti sul cofano di una Cadillac, Reggio Emilia, Cittanova (Mo), Ferrara, Boretto e Rimini.

"Il problema è che non ci si fa più caso. Il nostro cervello è così saturo di simboli, icone, cimeli americani che non ci accorgiamo nemmeno più della loro presenza - ha scritto Daniele Benati, nel libro che raccoglie le immagini - Ma poi, è sufficiente che qualcuno si metta in giro con la macchina fotografica perchè tutti questi reperti riappaiano. Simboli di una colonizzazione che ha provocato una silenziosa assuefazione delle menti degli individui".

Nessun giudizio di valore, declinate anche le valutazioni politiche. Solo un dato di fatto, la realtà come appare. Di Reggio Emilia, classe 1961, medico di professione, con la passione da sempre per l'obiettivo fotografico. "Non ho una foto preferita, tutte le immagini sono diverse", è questo il motto del padre della mostra, Paolo Simonazzi, riprendendo una famosa citazione della fotografa Sarah Moon. "Quando è nata l'idea di unire idealmente la via Emilia con il West? Beh, è facilmente intuibile- commenta, nella serata di inaugurazione- devo ringraziare il genio di Guccini, che con la sua musica mi ha sempre ispirato. È stato proprio lui che nel 1984 ha inciso il disco live ‘Tra la via Emilia e il West', titolo che ho ripreso per la mia mostra".

Difficile dire chi sia andato alla ricerca di chi, capire come la sua lente sia finita in ogni angolo dell'Emilia, alla ricerca di queste "prove" di americanizzazione. Una cosa è certa. Capita, a volte, che la logica lasci spazio alla sensibilità. Perchè, come ama dire Simonazzi, riprendendo ancora una volta la Moon: "The eye feels before seeing".