MOSTRE/L’ITALO-CUBANA ALESSANDRA EXPOSITO/ Quel primo amore chiamato cavallo

di Gaia Torzini

Il tocco è squisitamente femminile. Dalle sculture di Alessandra Exposito, esposte alla Galleria Mixed Green (531 west 26sima Street, primo piano) fino al 22 dicembre, traspare una dolcezza quasi infantile, che avvolge l'animo di chi la osserva. Nata in America da madre pugliese e padre cubano, Alessandra unisce la passionalità della cultura mediterranea all'intensità di quella cubana, in una combinazione di simboli che si richiamano a vicenda. "Non saprei affermare con esattezza in che modo la tradizione italiana o quella cubana influenzino il mio lavoro - afferma Exposito durante l'inaugurazione della mostra, che si è tenuta lo scorso giovedì- di sicuro non è facile rielaborare gli input che da esse provengono, perché entrambe le culture sono molto forti. A volte ho l'impressione che dallo scontro-incontro delle mie radici italiane, cubane e americane emerga un immenso dramma passionale".

Del resto, che i sentimenti siano il fulcro della mostra, lo si intuisce già dal titolo: My first Love, il mio primo amore. Quando poi ci si sofferma sulle opere, ci si rende conto che la dolcezza umana è l'unica vera fonte di ispirazione dell'artista che, come soggetto, sceglie sempre gli animali. "Circa dieci anni fa- racconta- dopo aver studiato alla Mason Gross School of the Arts di Rutgers, ho presentato in varie gallerie newyorkesi sculture che raffiguravano polli in modo ironico. Poi sono passata a cani e gatti; adesso, è la volta del cavallo".

Un animale che rimanda a valori contrastanti, dall'idea di selvaggio al legame con l'uomo. La particolarità della mostra consiste nel fatto che sono presentate teste di cavallo corredate da corna bianche, decorate da rose e altri elementi. "Generalmente questo tipo di rappresentazione è tipica del cervo, imbalsamato con le corna come simbolo di mascolinità e risultato di caccia -spiega l'artista- mentre il mio obiettivo è raccontare una storia di sentimenti umani. Ciascuno dei quattro cavalli appartiene infatti a un membro di una stessa famiglia: madre, padre e due bambini, Tracy e Lee. I differenti colori, bianco, rosa, nero e giallo, corrispondono a uno di loro e, nel complesso, le sculture simboleggiano l'amore dei proprietari nei confronti dei loro animali".

La narrazione umana emerge dalle figure e dai nomi riportati sulle teste dei cavalli, quasi fossero il ricordo di un passato trascorso in perfetta sintonia con il mondo animale.

"La scelta dei soggetti delle mie sculture -ammette Exposito- non nasce da una particolare esigenza autobiografica o da un attaccamento straordinario agli animali. Non so neanche io come spiegare l'origine delle mie intuizioni. Tutto quello che posso dire è che attraverso cavalli, cani, gatti e polli sono riuscita a dar voce ai sentimenti delle persone. E in futuro non escludo di porre al centro delle mie opere proprio gli essere umani".

Ma ancora l'attenzione è tutta per gli animali. Nella sezione nord della galleria, incontriamo lo scheletro di un altro cavallo: una scultura che potrebbe far pensare alla morte, e che invece, grazie al tocco di Exposito, non può che suscitare un'infinita dolcezza. Negli occhi del mammifero è rimasta l'immagine di una casa, della sua casa. Sulle zampe, rose e fili d'erba. Il ricordo lontano e malinconico di una vita trascorsa accanto all'uomo.