PRIMO PIANO/FESTIVAL NICE/ Un bel cinema per tempi difficili

di Gina Di Meo

Una candelina spenta a sorpresa grazie all'estro di Renato Miracco, direttore dell'Istituto Italiano di Cultura, ha inaugurato la diciottesima edizione del New Italian Cinema Events al Tribeca Cinemas. Nel luogo che ormai è diventato sinonimo di trampolino di lancio per le nuove leve, grazie al Nice anche i giovani registi italiani hanno condiviso il podio per offrire al pubblico newyorkese un pezzo dell'Italia di oggi. «It's nice to have the Nice here - ha detto Peter Scarlet, direttore del Tribeca Film Festival - c'è una fantastica selezione di film, qui e a San Francisco». E rilanciando, Deborah Young, responsabile selezione lungometraggi: «Il mondo si sta avviando verso un'economia che prevede un generale impoverimento e il futuro del mondo del cinema appare incerto. Nonostante ciò, proprio ora il cinema italiano, imprevedibile come sempre, in qualche modo, sembra tornare alla ribalta. Il 2008 è stato un anno difficile, tuttavia l'Italia, in crisi per un tempo relativamente lungo, ha fatto la sua bella figura a Cannes con Gomorra di Matteo Garrone, Il divo di Paolo Sorrentino e Il resto della notte di Francesco Munzi».

Candela a Tribeca e brindisi inaugurale prima alla Casa Italiana Zerilli-Marimò della NYU, dove il direttore Stefano Albertini ha salutato tutto lo staff del Nice, guidato instancabilmente da diciotto anni da Viviana del Bianco, spalleggiata da Grazia Santini. E naturalmente c'erano anche loro, i giovani registi, o almeno due di loro (gli altri arrivano questo week-end), Federico Bondi, che con il suo film Mar Nero ha aperto il festival e Claudio Cupellini, che ha diretto Lezioni di Cioccolato.

Li abbiamo incontrati entrambi. Per Federico, 33 anni, fiorentino, e una lunga esperienza come autore e regista di corti e documentari, si tratta del primo lungometraggio. Tra le altre cose, Mar Nero verrà premiato anche la settimana prossima al Denver Film Festival, dove riceverà il "Maria e Tommaso Maglione Italian Filmmaker Award".

Federico, il tuo film è un'opera prima e hai scelto un tema non proprio leggero, cosa ti ha spinto in questa direzione?

«In realtà è la storia di un'amicizia tra due donne costrette a vivere assieme, è la storia di un sodalizio, quello tra due donne così diverse, così lontane ed allo stesso tempo molto vicine perché entrambe sole. Il film è stato ispirato da vicende di carattere autobiografico, Gemma è mia nonna e Angela la sua badante romena».

Tutti gli episodi corrispondono alla realtà? Anche in viaggio in Romania?

«No, mia nonna non ha mai fatto qual viaggio anche se avrebbe potuto farlo».

E quanto simile è a tua nonna un'attrice come Ilaria Occhini che hai scelto per il ruolo di Gemma?

«Ilaria occhini ha una lunga carriera teatrale alle spalle ed è una fiorentina doc. Lei è proprio quello che cercavo. Ha un volto nobile, dolce e allo stesso tempo glaciale, e mia nonna era proprio così e come nel film, grazie alla giovane badante, si è trasformata completamente».

Tu hai un passato da regista di documentari e corti, è stato difficile passare ad un pellicola vera e propria? Non parlo di capacità, ma di mezzi, hai trovato subito un produttore?

«Non direi. Il mio progetto è stato selezionato alle Giornate Europee del Cinema e dell'Audiovisivo a Torino nel 2005, lì ho conosciuto Francesco Pamphili che se ne è innamorato e ha creduto in me».

Mar Nero ancora non è uscito in Italia mentre apre in anteprima mondiale il Nice a New York, cosa ti aspetti dal pubblico americano e poi da quello italiano, visti anche i tanti risvolti di carattere negativo che hanno coinvolto i romeni in Italia?

«Sono contento di essere a New York perché il Nice è un ottimo trampolino di lancio e sono curioso di vedere anche come gli americani considereranno il concetto di badante, che qui non esiste. Poi mi chiedo anche se riusciranno a cogliere le sfumature legate al linguaggio, il fiorentino, visto che i sottotitoli non sempre riescono a restituire la forza di un dialetto. Per quanto riguarda l'Italia, il film uscirà l'anno prossimo ed è vero che ha anche delle implicazioni sociali e politiche, ma a me, ripeto, interessava raccontare la storia di un sodalizio tra due donne, una storia positiva indipendentemente dal fatto che in Italia si prendono le impronte ai bambini Rom...».

Cosa significa New York per te?

«Mi sento a mio agio, come a casa ed è una cosa che raramente mi capita quando sono all'estero. Mi piacerebbe sicuramente viverci».