Libera

Stuzzichini da vomitare

di Elisabetta de Dominis

Se al governo italiano i conti non tornano, potrebbe provare con gli stuzzicadenti. Introdurre una multa sull'uso degli stuzzicadenti al ristorante, vista la capillarità del fenomeno, risulterebbe ancora più proficuo che sulla velocità pericolosa. Anche la decenza, sorella del rispetto, fa parte della buona condotta (cara al ministro Gelmini), che dovrebbe continuare dopo la frequentazione dei banchi di scuola.

Se Mussolini, per civilizzare gli italiani, aveva fatto apporre perfino negli autobus dei cartelli con la dicitura: "Vietato sputare a terra", e "L'uomo civile non sputa", i tempi sembrano ormai maturi per il divieto dell'uso dello stuzzicadenti a tavola, anche in considerazione del fatto che il filo interdentale è stato inventato nel lontano 1974 dal dottor Butler, benché mia mamma l'avesse ideato già prima servendosi del rocchetto da cucito.

Intanto, nelle more della legge, al cliente che richiede uno stuzzicadenti, il ristoratore dovrebbe rispondere: "Troverà il filo interdentale in toilette". Del resto, per andare a fumare si alza... Sarebbe una bella rivincita per i ristoratori insegnare la buona educazione ai propri clienti che se la tirano e dopo li costringono a visioni raccapriccianti.

Parliamoci chiaro: è disgustoso pranzare accanto a un tale che scava nella propria bocca. Senza considerare la sua espressione di sollievo quando cattura il pescato e se lo rimira, asportandolo poi con la punta della dita, in modo da riutilizzare il medesimo strumento per un'altra perforazione.

In un noto ristorante milanese vedo una bellona russa che "fa pulizia", mi volto schifata dall'altra parte: un civis romanus si pulisce i denti direttamente con l'unghia. "Non istà bene a fregarsi i denti con la tovagliuola, e meno col dito..." scriveva già a metà del ‘500 nel suo Galateo Monsignor Giovanni Della Casa. Siccome siamo nell'era delle mode volgari, diverrebbe certamente un must l'uso cinquecentesco di portare al collo una catena con un prezioso ciondolo a forma di stuzzicadenti. "E chi porta legato al collo lo stuzzicadenti - sottolineava Monsignore della Casa - erra senza fallo... oltra che quello è uno strano arnese a veder trar di seno... e non so ben dire perché questi cotali non portino altresì il cucchiaio legato al collo". Perché non si possono pulire le unghie, come facevano altre due russe sedute al mio fianco.

Da evitare Donna Letizia che, ne Il Saper Vivere scritto nel 1960, raccomanda agli uomini di far uso discreto dell'arnese, senza coprirsi con ostentazione la bocca con le mani. Mentre lo proibisce al gentil sesso. Ma che differenza fa? Nemmeno il Profeta discrimina: "Se non fosse stato difficile per la mia nazione, le avrei ordinato di usare lo stuzzicadenti prima di ogni preghiera". Ma qualcun'altro traduce: "Prima dell'abluzione rituale". Perfino Allah non ne ha previsto l'uso a tavola.

A ben considerare poi, il governo potrebbe proprio abolire lo stuzzicadenti perché è roba di sinistra. Come ha affermato un paio di settimane fa Antonio Di Pietro, accusando i giornalisti riguardo al nodo Alfano: "Tutti al servizio dell'amico vostro! (Berlusconi). Siete una massa di infelici! Anziché la trave, guardate lo stuzzicadenti". E se la parafrasi del Vangelo secondo Matteo suona ridicola (Gesù invece disse: "Perché stai a guardare la pagliuzza che è nell'occhio di tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo?"), risulta tuttavia particolarmente centrata nella situazione politica in cui in Italia ci troviamo: dove gli stuzzicadenti stuzzicano solo la vista altrui, ma la trave ne ostacola la libertà.