Che si dice in Italia

Il Grillo a Carnevale

di Gabriella Partti

LA CICALA cantò tutta l'estate mentre la laboriosa Formica si dava da fare mettendo da parte provviste per l'inverno. Al sopraggiungere del freddo la Cicala chiese alla Formica qualcosa da mangiare ma si sentì rispondere che, avendo cantato per tutta l'estate, la sola cosa che potesse fare in quel momento era ballare. La morale che Esopo, già 2500 anni fa, voleva trasmettere ai suoi lettori è molto semplice ed immediata: chi non fa nulla non ottiene nulla. Se fosse vissuto ai giorni nostri Esopo si sarebbe trovato di fronte ad una situazione del tutto diversa e, forse, anche le sue storie sarebbero state differenti da come noi oggi le conosciamo. Quella della Cicala, ad esempio, avrebbe potuto parlare del Grillo, laborioso ed agitato, che, a partire dal 25 aprile, decide di occuparsi della raccolta di firme per i tre referendum riguardanti l'abolizione dell'ordine dei giornalisti, i finanziamenti pubblici all'editoria e la legge Gasparri sulle frequenze tv e che, in piena estate e nel rispetto dei termini fissati dalla legge, consegna le stesse firme alla Corte di Cassazione per il conteggio. E di come, non ritenendo formalmente corretti i metodi di raccolta delle firme, sia stata convocata, per il 25 novembre, in autunno inoltrato, un'udienza in cui il Grillo potrà tentare di difendere il proprio lavoro estivo, dalle accuse della Commissione per i referendum, presieduta dal giudice Corrado Carnevale. Già, proprio lui, il famoso giudice "ammazza-sentenze"; colui che ha annullato numerose condanne in processi per mafia, quello che "i morti vanno rispettati, ma certi morti, come Falcone e Borsellino, non posso rispettarli", nonché il fruitore dell'ennesima norma ad personam che, abolendo il limite d'età di 75 anni per il reintegro, in cariche direttive, di magistrati sospesi o dimissionari per processi o condanne, gli consentirà, dal 2010, di diventare Presidente della Corte di Cassazione, ovvero, in termini più fabulistici, il Gran Capo Dei Giudici Italiani. Resta da chiedersi quale possa essere la morale conclusiva della storia, ma bisognerà attendere l'esito dell'udienza per poter avere una risposta: spero solo che non suoni come "il Grillo non arriverà a Carnevale..."

NUMEROSE polemiche ha suscitato, e non poteva essere altrimenti, il progetto di legge portato avanti dal deputato del PD Franco Levi, riguardante alcune disposizioni in materia di editoria. In particolare, l'equiparazione di ogni blog (cioè di un "diario in rete" ) ad un prodotto editoriale, con relativo obbligo di iscrizione al Registro degli Operatori della Comunicazione e susseguente asssoggettabilità dei blogger alle norme riguardanti i reati a mezzo stampa, e la pena di 2 anni di carcere, per il reato di stampa clandestina, per chi non effettua tale adempimento, hanno fatto sollevare il "popolo della rete". Sono tanti infatti quelli che vedono a rischio la propria libertà d'espressione proprio in quello che, fino ad adesso, era stato lo spazio libero per eccellenza: Internet. Non sono particolarmente e sperta di questioni tecnologiche ed è per questo che, probabilmente, non sarei rimasta esageratamente colpita dalla notizia in questione se non fosse che, proprio in queste ultime settimane, alcuni ragazzi di Milano hanno lanciato, proprio via blog, una bella iniziativa per mostrare solidarietà a Roberto Saviano, l'autore di "Gomorra", il libro (nonché film italiano candidato agli Oscar) di denuncia contro la macchina affaristica criminale mossa dalla camorra. Costretto a vivere sotto scorta per il costante pericolo di un attentato, Saviano si era sfogato sulle pagine di Repubblica, reclamando il suo diritto ad una vita normale. Per dimostrare l'apprezzamento e la vicinanza allo scrittore partenopeo, sono stati appesi, in tutta la città, delle foto di persone comuni e di alcuni personaggi del mondo dello spettacolo, con il proprio nome e il cognome dello scrittore. Un popolo di Saviano dunque, nato soltanto per iniziativa dei partecipanti al blog savianocontinua.blogspot.com, che hanno scelto la rete come strumento per continuare, a modo loro e mettendoci la faccia, la lotta contro il silenzio e l'omertà che, da sempre, rappresentano l'humus migliore per il proliferare dell'illegalità.