Visti da New York

AO, Braveheart dell'informazione

di Stefano Vaccara

Questa domenica ci sarebbe da commentare sul gigantesco vortice che rischia di inghiottire le principali economie mondiali riunite a Washington dall'ormai anatra bruciata, anzi in avanzato stato di decomposizione, G. W. Bush. Ma sperando nel futuro G20 vero presieduto da Barack Obama, vogliamo invece scrivere di qualcosa che ci da calore al cuore, di qualcosa che ci rende orgogliosi e che ci da anche la possibilità, nel suo piccolo, di riflettere in grande (Forse anche qui ci stiamo occupando di un argomento "italico & glocal", come direbbe il geniale Piero Bassetti, di cui potete leggere qui accanto).

Ci preme e inorgoglisce scrivere del compleanno di America Oggi, che venerdì scorso, 14 novembre 2008, ha compiuto 20 anni dalla sua prima uscita in edicola.

Chi ha letto il quotidiano di venerdì, ha potuto rinfrescarsi la memoria sulle vicende che portarono nel 1988, dopo tante incertezze e non poche sofferenze, 23 temerari italiani da anni negli Stati Uniti a realizzare il loro "sogno americano," proprio quando sembrava invece solo una spudorata menzogna. Ci dovesse essere anche solo uno tra voi lettori che non sa (ma chi di voi non riconosce quel miracolo di cui siete stati e ogni giorno continuate ad essere anche voi protagonisti?), questo giornale che vi accompagna nella vostra quotidianità di italiani negli Stati Uniti (o di italici nati in America a cui interessa tutto quello che c'é di italiano, come la lingua di questo giornale), nacque vent'anni fa grazie a del raro coraggio supportato da una contagiosa "follia". Cioè dalla temerarietà di alcuni giornalisti e impiegati, tutti lavoratori del centenario e fù glorioso Progresso Italoamericano, che erano stati prima licenziati e poi, scoprirono poco dopo, anche derubati dei loro risparmi, da una nuova proprietà del giornale composta da malandrini venuti dall'Italia (italiani o italici? Chissà...) e che infatti finirono poi nella lista "wanted" della giustizia americana. Da necessità virtù: i licenziati formeranno una società con cinquemila dollari a testa, fondando un giornale che ora fattura oltre dieci milioni di dollari l'anno.

Un gruppo di eroici compagni di battaglia, che si completano a vicenda, sà che nulla sarebbe avvenuto senza il sacrificio di tutti, senza che ciascuno di loro sia sempre al massimo delle proprie capacità. Ma ci deve essere anche il leader, altrimenti nulla inizia e ogni traguardo diventa un miraggio. Il leader che modera, che smussa indugi, che frena quando si deve per poi gridare alla carica (ricordate il film premio Oscar "Braveheart" con Mel Gibson?). Un leader che abbia fin dall'inizio la "vision" di come e quando agire per poter vincere una scommessa difficilissima. Un leader con una rara sicurezza, che sfiora l'incosciente follia, che fa mantenere nervi saldi e magari ti fa addormentare pur sapendo che basterebbe poco per compromettere il futuro tuo e della tua famiglia, ma anche quella di tutti i tuoi "commilitoni" e dei loro cari.

Il giornale degli italiani d'America compie questa settimana venti anni perché fin dalla sua concezione ha avuto un "Braveheart" al suo timone che a sua volta ha avuto la buona sorte di ritrovarsi attornoun gruppo di italiani e italiane (e anche italiche!) eccezionali. Temerari e temerarie, tutti Braveheart, che con la loro dedizione e passione hanno reso America Oggi una realtà della informazione italiana negli Stati Uniti fino a renderla insostituibile, come solo una settimana fa ribadiva proprio in questa pagina l'Ambasciatore italiano alle Nazione Unite Giulio Terzi.

Continuando a migliorarsi negli aspetti "tecnologici", America Oggi è rimasta sempre se stessa, custodendo i suoi valori più importanti. Così con fierezza può rivolgersi ogni giorno ai suoi altrettanto temerari lettori (e a chi ancora la conosce meno, come gli italici d'America e, dato che è su internet, anche nel mondo) ribadendo che America Oggi, grazie proprio a come è nata e a come ha saputo preservare la sua integrità e indipendenza, è la voce dell'informazione italiana in America (forse in Italia?) più libera e democratica.

Ancora tanti auguri America Oggi per i tuoi primi venti anni, con un rinnovato grazie ad Andrea Mantineo, direttore Braveheart, e a tutto il gruppo di fondatori-lavoratori che hanno dato uno straordinario esempio di come si possa realizzare il proprio sogno americano, contribuendo a far crescere il progresso nella libertà dell'Italia, degli italiani e degli italici nel mondo.