EVENTI/ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA NEW YORK/ Quando l’arte diventa la terapia

di Donatella Mulvoni

L'arte-terapia è utile quanto la medicina tradizionale per la cura del paziente. È quello emerso dall'incontro "Art Terapy: a cultural dialogue on the healing power of art", che ha avuto luogo mercoledi scorso all'Istituto Italiano di Cultura di New York.

Docenti universitari e medici specialisti americani, moderati dal direttore dell'Istituto, Renato Miracco, si sono alternati per spiegare, portando la loro esperienza personale, l'efficacia di questo importante ramo della medicina, che fino a pochi anni fa era ritenuta solo una "disciplina esoterica".

Che cosa sia l'arte terapia lo spiega la parola stessa: un metodo di cura del paziente utilizzando i benefici e le caratteristiche proprie dell'arte, rappresentata nelle sue molteplici sfacettature dalla pittura, la musica, la fotografia e il canto.

"L'arte aiuta a esprimere se stessi e conoscersi meglio- ha affermato il primo dei relatori, Mary Cole, direttore della scuola MPS Art Terapy Department- I pazienti non devono essere degli artisti per cimentarsi nella pittura ad esempio. Tutti abbiamo delle abilità- ha continuato la dotoressa- i medici devono lavorare perchè i pazienti le mettano in pratica. Questo serve a stimolare la fantasia e, in qualche modo, avere un rapporto più confidenziale con il proprio corpo, accettando e capendosi meglio a livello di personalità e inclinazioni".

Il punto focale dell'intervento della Cole è stato il progetto portato avanti a Firenze in una delle scuole MPS che si occupa di arte terapia. Nella capitale toscana, un gruppo di studio ha seguito il lavoro della dottoressa, sperimentando tutte le tecniche messe a punto in America.

"Abbiamo lavorato in tante direzioni- ha raccontato la relatrice- riuscendo a dimostrare che l'arte terapia è molto importante anche per combattere malattie difficili come l'anoressia e la bulimia. Abbiamo spinto i pazienti a creare immagini in vari modi con tutti i materiali possibili, abbiamo stimolato la loro creatività e fatto emergere la personalità di ognuno".

Che l'arte terapia sia una professione e che deve essere accettata in tal senso anche fuori dalla città di New York ne è convinto Larry Norton, vice primario del Breast Cancer Center all'Istituto Memorial Sloane Kattering. Un intervento molto conciso, con un messaggio chiaro: "L'arte terapia deve essere ritenuta a tutti gli effetti un coadiuvante alla cura del cancro. Ogni trattamento deve, infatti, partire dal nostro cervello. Questo tipo di metodo- ha spiegato Norton- non è generale come potrebbe sembrare, ma va adattato alla personalità di ogni paziente. Ad esempio, per alcuni può essere molto benefico praticare lo yoga, ad altri la pittura o la meditazione o la social terapy. Spesso la gente sta male senza saperne spiegare il motivo. Ecco, l'arte terapia serve proprio a questo, a spingere le persone a capirsi meglio, attraverso la scoperta e la messa in pratica delle proprie attitudini. Un disegno, la musica, una scultura possono dire tanto di noi stessi".

I due relatori concordano su tutto e sono convinti che i medici che praticano questa medicina debbano essere anche degli artisti e accompagnare l'attività dei pazienti, senza mai essere invasivi, facendoli esprimere liberamente.

A chiudere la serata è stato l'intervento dell'unico relatore italiano, il giovane fotografo veneto Renato D'Agostin, che con il suo lavoro sta ottenendo numerosi roconoscimenti a livelli internazionale.

"L'anno scorso ho avuto la mia prima esperienza con l'arte terapia e sono qui per raccontarvela". Chiamato da un dottore francese a lavorare nel suo ospedale, per alcuni mesi ha insegnato fotografia a un gruppo di pazienti donne, ricoverate perchè anoressiche. "È stata un'esperienza indimenticabile, loro mi hanno seguito e si sono impegnate. Alla fine del corso abbiamo anche allestito una mostra con tutti i lavori delle ragazze". Il risultato di questo corso di foto-terapia lo rivela il direttore dell'Istituto Italiano, Renato Miracco: "Tutte le pazienti, tranne una, sono guarite, sono uscite dal tunnel dell'anoressia e dall'ospedale". Un'esperienza quella di D'Agostin che ha dimostrato, ancora una volta, la potenza dell'arte applicata alla medicina.