LIBRI/ Sogni, passioni e verità/ Viaggio nella cinematografia-documento: da Rossellini a Fellini

di Franco Borrelli

Cinema da... leggere, in italiano e in inglese, a cominciare dal genio Fellini, simbolo come non pochi di libertà e originalità; sogni in celluloide che danno corpo ai fantasmi della mente (non sempre quelli dell'ombra e del male) e linfa al credere e alle attese. Vero che vedere un film è esperienza che segna, soprattutto se ci viene mediata da un genio o da interpreti indimenticabili e capaci di mettere in mostra l'umanità per quel che essa realmente è; ma leggere di film o di registi o di attori-attrici aiuta ad andare di là dell'immagine, dell'apparenza, e ritrovarsi con un po' più d'essenza e sostanza.

Ce n'è per tutti i gusti. Proviamo, quindi, a darne almeno qualche cenno, partendo da «La Roma di Fellini» di Flaminio Di Biagi (Loyola University Chicago @ Roma), pubblicato da Le Mani di Genova (pp. 175, 2008, Euro 12,00). Roma e Fellini costituiscono l'archetipo di un rapporto passionale come pochi altri. Nessuno, più del Nostro o come il Nostro, è riuscito a dare della Città Eterna visioni simili. Non solo sorta di simbiosi artistica esemplare, ma legame umano e di coscienza assai forte. Roma e Fellini sono, semplicemente, straordinari, in sé. Difficile trovarne di simili. Una città e un artista davvero fuori dal comune. Di Biagi ne esamina il rapporto negli anni e nella cinematografia, quasi un pellegrinaggio dell'anima fra le antiche rovine e le modernità d'una città assoluta per suggestioni, presenze storiche e voli di spirito (non solo religioso). Ne vien fuori così un viaggio accurato, ricco di curiosità e assai coinvolgente, ove i cinefili si troveranno a loro agio e ove il semplice lettore o amante delle pellicole (non solo felliniane) troverà... pane per i suoi denti. Sorta di itinerario per immagini e sensazioni ed emozioni che illustra stili di vita, difficoltà sociali e attese d'un futuro diverso, fedele al reale e alla visionarietà del regista, il quale non avrebbe certo disdegnato leggerle queste pagine che lo esaltano vivisezionandone l'arte.

Arte che una ventina di registi cercano di delineare attraverso la loro "prima volta". Accade in «The Best of Youth» della Filmitalia\Marsilio (AA.VV., con introduzione di Gherardo La Francesca, Irene Bignardi e Fabio Ferzetti, pp. 177, Venezia). Esperienze "giovani", le più diverse, coraggiose e anche tra loro contraddittorie. Venti confessioni di amore per il cinema, venti modi di rivelare come nasce un film nel Bel Paese; una galleria di sogni innanzitutto, speranze, formule tecniche, progetti, studi, istituzioni, domande, poteri e soldi (sia quando ci sono sia quando mancano). Sorta di burocratica cronaca dell'anima e dell'arte, delle difficoltà, delle innocenze e della creatività dei nostri giovani registi. Qualche nome? Difficile e non giusto singolarizzare questo\a o quello\a; si farebbe torto agli altri. Un volume, quindi, che va preso e letto come unicum, pur nella diversità delle voci e delle esperienze.

Un po' di cinema, anche, con le «Americane avventurose» di Cristina De Stefano (pp. 200, Adelphi, Milano, Euro 18,00). La De Stefano non ripercorre solo la fascinosa leggerezza e le scelte avventurose di attrici come Mae West (la "cattiva ragazza del cinema americano") e Dorothy Dandrige, ma anche di poetesse come Anne Sexton e Hilda Doolittle (primo amore di Ezra Pound) e di modelle come Lee Miller. Scandali, folgorazioni, matrimoni burrascosi, passioni travolgenti, fulmineità nelle ascese e nelle cadute, sullo sfondo di un XX seecolo ricco di storia e ove l'Occidente finisce col ritrovarsi e col venirne coinvolto... cinematograficamente.

Figure emblematiche e notevoli, dicevamo prima, che in «Stardom - Italian Style» di Marcia Landy (University of Pittsburgh), pubblicato dall'Indiana University Press (pp. 312, Bloomington, 2008, $ 60.00), trovano collocazione attraverso l'analisi del "divismo" delle star di casa nostra. E' la storia della cultura e dell'arte delle attrici e degli attori che hanno reso possibili le opere di Rossellini, Visconti, Fellini e Pasolini (tra i tanti). La nostra storia nazionale e la nostra società cambiano con e sui loro volti, immagini aderenti alla geografia che rappresentano ed esprimono, concezioni di femminilità e mascolinità le più diverse e coraggiose, con il corpo (anche da un punto fisico soltanto) ad ammaliare e dettar legge, in una rivisitazione regionale e tecnologica finché si vuole, ma costante e coraggiosa espressione dei mutamenti attraverso i decenni. Dalla Borelli alla Duse, dalla Miranda alla Magnani, dalla Mangano alla Lollobrigida, dalla Loren alla Cardinale, da Totò a Mastroianni, dalla Calamai a Girotti, dalla Masina alla Vitti.

Una nota infine (ma non alla fine) per «Italian Film in the Shadow of Auschwitz» di Millicent Narcus (pp. 187, University of Toronto Press, 2008, s.p.). Benigni con "La vita è bella" segue alla grande un percorso che la nostra cinematografia non ha mai trascurato: quello del fascismo, dell'anti-semitismo e degli orrori dei campi di sterminio. Molto è cambiato nel modo di affrontare queste tragiche pagine di storia, a partire dal secondo dopoguerra, e Benigni sta proprio a significare quanta strada di coraggio e di obiettività siastata fatta. Dalle pagine rosselliniane di "Roma città aperta" a quelle non meno rilevanti dei "giovani" Ricky Tognazzi, Ettore Sola, nonché di Andrea & Antonio Frazzi. Non solo un viaggio estetico nel rappresentare l'Olocausto, fa notare Gaetana Marrone-Puglia (Princeton University), ma un potente approccio del nostro cinema alla Storia con la "S" maiuscola; un documento eccellente, le fa eco Peter Bondanella (Indiana University) di come, attraverso i film, la nostra cultura abbia affrontato i fatti e la letteratura dal neorealismo ad oggi.